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Rigore Morale e Solidarietà

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Io sono allibito nel leggere commenti di tanti che (immagino) si credono liberali e poi non riconoscono il diritto di cedere liberamente un pasto di cui si è legittimamente proprietari. Rinsavitevi, la burocrazia italiana e lo sterile formalismo tipicamente nostrano sono un piccolo tarlo che si è sedimentato nella vostra mente e faticate a togliervi.

E io sono allibito dalla confusione mentale di tanti commenti, come ad esempio questo. Robaccia degna della caccia alla streghe. Chiedo di citare dove mi definisco liberale o motivo l'esistenza delle regole citate come conseguenza di legislazione liberale, per favore.

Personalmente poi ritengo che 1) le esenzioni IRPEF sui benefit come quello della mensa aziendale o buono pasto siano sbagliate 2) che pertanto ogni genere di benefit o compenso debba essere liberamente disponibile, e non ci sia nemmeno obbligo di percepirlo (con obbligo di pagare le relative tasse). Le norme vigenti sono pero' diverse da queste preferenze, e la soluzione all'italiana di violarle continuativamente per una buona ragione decisa hic et nunc da individui o consigli di classe mi fa ribrezzo piu' o meno come l'abuso della retorica da caccia alle streghe, basata sull'evocazione di sentimenti irrazionali, che abbonda in molti commenti.

La critica sul fatto che sia sbagliato per il sindaco far rispettare questa norma con maggiori intensita' e pubblicita' di altre la capisco e la condivido, la negazione che la norma esiste mi sembra una stupidaggine legata all'obnubilamento poco onesto che porta la foga dell'opposizione politica alla LN.

La norma si applica al diritto non alla bocca.

Io esercito il mio diritto di avere un pasto e con cio' la norma si esaurisce.

In quanto la sua funzione di e' garantire che io POSSA avere un pasto alle condizioni stabilite, NON di non far avere il pasto a qualcun altro.

E' per questo che una volta accettato il principio che il pasto posso comprarlo al supermarket ci posso fare la spesa e la Finanza non ha nulla da dire.

Mica e' per l'italico finto buonismo, e' perche' il diritto e' preservato.

 

E io sono allibito dalla confusione mentale di tanti commenti, come ad esempio questo. Robaccia degna della caccia alla streghe. Chiedo di citare dove mi definisco liberale o motivo l'esistenza delle regole citate come conseguenza di legislazione liberale, per favore.

quale caccia alle streghe? ho chiesto di rinsavirvi, non di bannarvi. e ho espresso un'idea personale scaturita da svariati commenti, e non su lei in particolare, scrivendo volutamente un "immagino", vuol dire che immagino male, pazienza. Invece, condivido sig. Lusiani le sue perplessità su certe esenzioni IRPEF. e aggiungo che anche i miei buoni pasto sono non cedibili, e penso tutti come lei giustamente sosteneva (poi de facto sono una sorta di moneta informale circolante in Italia ma la cosa non cambia molto i termini della questione: tra l'altro non credo neanche siano personali dato che non c'è il nome sopra il singolo buono ed occorre firmarli e li può firmare chiunque, in pratica credo siano di chi li possiede ... ).

quello che contesto è che il cibo, che sia ottenuto come buono oppure come forma di retribuzione con la sola presenza e ritiro da parte del dipendente, non sia pienamente e liberamente disponibile da parte di chi ne ha diritto, proprietà e possesso.
(lo ammetto, quand'ero un relativamente povero studente avevo una borsa di studio e non pagavo la mensa universitaria, prendevo un piatto in più che generosamente poi ai tavoli cedevo ad amici più affamati di me. e in quel caso forse producevo pure un danno erariale!!! sono pentito, sanzionatemi!!)
il bello è che ci si vuole pure attaccare a delle norme... che invece darebbero ugualmente contro a sindaco &Co., visto che qui non sussiste un danno. Mi pare che Boldrin e Moro abbiano chiarito così bene una questione neppure complicata che davvero mi chiedo come faccia questo post ad essere uno dei più commentati dell'ultima settimana.