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Rigore Morale e Solidarietà

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Michele l'ha spiegato in tutte le salse e secondo me l'assenza del buono materiale lo rende ancora più evidente: la mensa non funziona cook on demand. Fa una certa quantità di cibo (basata sugli aventi diritto) a prescindere da chi consuma o meno. Pertanto che le maestre consumino, cedano o digiunino non ha un impatto sulle casse della PA

 

E' il cedano che non è uguale a consumino e digiunino, perché la cessione in questo caso non avviene fra "aventi diritto ad un pasto gratis", ma tra un avente diritto (la maestra) ed un non avente diritto(la bimba). Supponiamo che la mensa non funzioni cook-on-demand, come tu dici. La cessione della maestra implica due cose: 1. che non consuma il suo pasto 2. che fa consumare una bambina diciamo gratis. Allora, se non è cook-on-demand, 1. non implica nessun risparmio per la PA (come tu dici, il costo del pasto deve essere comunque pagato) e 2. implica una perdita, perché il pasto della bambina deve essere pagato. Discorso diverso sarebbe se fosse cook-on-demand. In quel caso, 1. implica un risparmio per la P.A. e 2. un costo, ed il risultato netto sarebbe, a mio avviso, positivo, visto che una bimba non credo mangi quanto una maestra.

Scusa, è proprio il contrario. Se non è cook-on-demand, e se ci sono x utenti aventi diritto, si cucinano ogni giorno x pasti, anche se metà vengono buttati perché gli aventi diritto non si presentano. Se una maestra cede il suo pasto a un terzo, dove starebbe la perdita? Il terzo non potrebbe in nessun caso 'pagare' per il pasto (che non è destinato a lui). Nessuna perdita, nessun danno erariale.

non capisco, era una risposta a me? In ogni caso:

Se non è cook-on-demand, e se ci sono x utenti aventi diritto, si cucinano ogni giorno x pasti, anche se metà vengono buttati perché gli aventi diritto non si presentano.

Esatto, quindi la decisione di consumare il pasto o meno da parte della maestra non ha alcun effetto sulle casse della PA.

Se una maestra cede il suo pasto a un terzo, dove starebbe la perdita? Il terzo non potrebbe in nessun caso 'pagare' per il pasto (che non è destinato a lui). Nessuna perdita, nessun danno erariale.

Abbiamo deciso che se non è c-o-d non conta niente se mangia o meno, giusto? Quindi conta solo se il terzo prima doveva pagare o meno. Se prima non pagava, niente cambia. Siccome potenzialmente il terzo deve pagare, la perdita è in questa mancata entrata.

No, il terzo *non* doveva pagare (il pasto non era destinato a lui in nessun caso). E' la stessa cosa se la maestra dà il cibo al gatto: dov'è il danno per l'erario?

(Se non ho capito cosa volevi dire chiedo scusa, eh)

Mi sa che stiamo considerando due diverse definizioni di on-demand. Se il trasferimento del diritto dalla maestra alla bimba non implica una variazione del numero totale di pasti forniti, a me sembra abbastanza on-demand. La mensa si rende conto che c'è una maestra in meno che mangia, ed un bimbo in piu', totale netto zero (modulo il fatto che mangiano quantità diverse). Io intendevo  con non on-demand la situazione in cui la mensa non aggiusta l'offerta per le maestre per il numero di maestre che effettivamente consumano.

Non c'e' alcuna differenza.

Mai.

La mensa deve preparare in funzione degli aventi diritto (cioe' dei presenti) e li finisce la questione.

gli aventi diritto ed i presenti sono due cose distinte.

Ovviamente,

la presenza è condizione necessaria ma non sufficiente.

Se lei è malato, non ha diritto

Se è in trasferta, non ha diritto, ma ha diritto ad una sostituzione (a forfait o a pie di lista)

Aneddoticamente, io che ho un contributo da pagare, pago il contributo solo i giorni in cui consumo.