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Rigore Morale e Solidarietà

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Il caso è sorto a causa della cattiva e strumentale interpretazione di un mio atto dovuto. Sono stato chiamato in causa dalle stesse insegnanti e dalla direttrice scolastica, che mi ha segnalato formalmente questa irregolarità. Il buono pasto per il personale della scuola fa parte del contratto nazionale di lavoro ed integra, di fatto, lo stipendio. Il lavoratore non può chiedere di avere una decurtazione del salario. Ne avrei risposto legalmente. Non ho mai detto di non dare da mangiare alla piccola, lo dimostra il fatto che gli ultimi due mesi sono stati integralmente pagati dal Comune. Solo non posso autorizzare formalmente le maestre a rinunciare al loro buono mensa, dopo averle comunque ringraziate per il loro gesto. Questi casi di difficoltà devono essere affrontati nelle sedi adeguate, che in questo caso sono le strutture pubbliche di assistenza e i servizi sociali. Nonostante le difficoltà di bilancio, Fossalta è riuscita a destinare diverse migliaia di euro ai servizi sociali per l'aiuto alle famiglie. E debbo precisare che il 90% di tali fondi sono destinati a famiglie straniere.

 

La politica deve risolvere i problemi, non crearli. E' vergognoso e imbarazzante quello che è successo. Nessuno vuole strumentalizzare il caso, ma qui a perdere sono la solidarietà e il buon senso.

 

Il Pdl di Fossalta scarica Sensini sulla questione del buono mensa alla bimba extracomunitaria. Il direttivo comunale ritiene che l'intervento del sindaco «sia stato eccessivo e non condivisibile». Anche nel caso vi fosse in ballo la tutela contro il danno erariale, perchè l'ammontare della somma dovuta dalla famiglia inadempiente non superava i cinquanta euro. «Una quantità se non irrisoria- precisa Daniele Bincoletto- certamente non sufficientemente ingente da giustificare eccessivo allarmismo. Inoltre, considerando che, sempre in via di fatto, il peso della misura indicata dal sindaco deve essere sopportato prevalentemente dalla bambina di quattro anni, non certo responsabile per il mancato versamento della somma per il pagamento dei buoni, e destinataria del provvedimento che non consente di mangiare alla mensa, genera uno squilibrio ingiustificato tra chi deve rispondere dell'inadempimento e chi subisce le ripercussioni negative. E' per noi inaccettabile che una bimba debba subire tale vessazione che è anche una privazione di una fondamentale tappa formativa»