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Rigore Morale e Solidarietà

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Come più volte ti è stato detto e fatto notare, il buono pasto si cede sempre e costantemente ogni singolo giorno dell'anno da ogni singola persona che lo riceve; io personalmente avrò usato non più di 10 buoni pasto in vita mia (e ne ricevo 5 a settimana di norma). Gli altri li ho tutti ceduti ad una persona di reddito inferiore (mia moglie). In più pochi di tali buoni sono stati usati per acquistare cibo; in più dalle mie parti ci sono centri commerciali che li accettano anche per acquistare elettrodomestici.

Ma questo argomento non vale e non mi piace: ho sempre odiato la difesa di chi dice "rubano tutti, quindi non ruba nessuno". Quindi, fatta la mia confessione di colpevolezza, andiamo avanti. Lasciamo quindi anche perdere il fatto che materialmente il buono pasto non viene nemmeno erogato: facciamo finta che il buono venisse effettivamente dato.

Se le maestre usavano il loro buono pasto per acquistare il cibo e poi cedevano questo cibo alla bambina, quale tipo di evasione dell'IRPEF approntavano? Lo chiedo perché, aldilà di ogni considerazione sugli intenti razzisti del sindaco (per carità: i lsuo scopo era salvarci dai comunisti Del resto secondo voi perché le maestre cedevano alla bambina il proprio pasto? Evidentemente per farla ingrassare al punto giusto, per poi mangiarsela!), ho deciso di mettermi in regola con la legge, magari approfittando di una eventuale sanatoria nei confronti di tutti gli "evasori da buono pasto". Perché la mia domanda diventa: una volta che il mio buono pasto l'ho usato solo ed esclusivamente per acquistare del cibo, tale cibo me lo devo mangiare solo ed esclusivamente io o posso donarne parte anche a mia moglie e/o alle miei figlie e/o alle compagne di classe delle mie figlie (per altro coetanee della bimba di Adro)? Perché se la risposta è che no, non posso in alcun modo cedere anche solo parte del mio cibo a loro, allora la prossima volta che una delle mie figlie mi chiederà di assaggiare ciò che sto mangiando le dovorò dire "No, perché un vostro assaggio farà di me un evasore fiscale, vergogna dell'Italia, come il buono e giusto sindaco di Adro ha affermato e Alberto Lusiani ha confermato".

Ti ringrazio per la consulenza tecnica che mi vorrai offrire.

Se le maestre usavano il loro buono pasto per acquistare il cibo e poi cedevano questo cibo alla bambina, quale tipo di evasione dell'IRPEF approntavano?

Gia' spiegato, nessuna evasione IRPEF. Cosi' facendo violano il divieto di cessione del buono pasto, quando si interpreta tale norma in maniera lineare e non creativa all'italiana, e si tiene conto della ragione per cui il buono pasto e' esente IRPEF.  Sono cosciente del fatto che in molti italiani prevale l'intepretazione creativa, e probabilmente anche la Corte Costituzionale confermerebbe tale interpretazione creativa, ma personalmente non ho alcuna intenzione di adeguarmi all'andazzo italiano anche fosse fortemente maggioritario.

L'esenzione fiscale del buono pasto è un residuo dell'esenzione fiscale relativa alle spese di produzione del reddito. Ai lavoratori autonomi e alle imprese è normalmente consentita la deduzione dai ricavi di una lista di costi (che con il passare del tempo si è ristretta oppure sono state stabilite delle soglie max di deducibilità), sostanzialmente secondo il criterio della pertinenza (si possono dedurre i costi che sono coerenti con l'attività svolta). Tra questi ci sono anche le spese per i ristoranti (assimilate alle cd spese di rappresentanza, che sono deducibili, per motivi evidenti, solo fino ad una data percentuale dei ricavi). L'esenzione sul  buono pasto è l'analogo per i lavoratori dipendenti, per i quali tuttavia, è stabilita in cifra fissa (10 mila lire convertite in euro), immutata da oltre 10 anni. Per i lavoratori dipendenti non mi risulta che ci siano altri costi deducibili/redditi esenti.

I vincoli alla circolazione dei buoni pasto derivano dal fatto che lo stato vuole assicurarsi che gli stessi vengano utilizzati solo per lo scopo per cui sono stati concepiti: mangiare nei locali convenzionati. Si tratta di un vincolo sostanzialmente superfluo perchè notoriamente le aziende acquistano i buoni a sconto dall'emittente che poi si rivale sugli esercizi convenzionati. Solo presso qs ultimi il buono vale la cifra indicata. Se qualcuno dovesse accettare il buono in altre circostanze lo valuterebbe di meno. Ovviamente gli esercizi convenzionati sono liberi di alzare i prezzi praticati oppure di rifiutare la convenzione.

Comunque il vincolo alla circolazione è abbastanza assurdo se viene valutato in termini comparativi. Non mi risulta che il lavoratore autonomo debba indicare di avere consumato effettivamante il pasto al ristorante, anzi potrebbe utilizzare una ricevuta trovata per caso (ciò che conta in ultima analisi è il tetto max di deducibilità rispetto ai ricavi). L'equivalente sarebbe l'obbligo di indicare il codice fiscale o la P. IVA sulla fattura del ristoratore (come viene fatto per gli scontrini delle farmacìe). Magari qualcuno ci starà già pensando...

Tuttavia non saprei se la soluzione più semplice (eliminazione del buono pasto, conversione dello stesso denaro ed esenzione fiscale per la stessa cifra) sia quella alla lunga più vantaggiosa. Tornando infatti al discorso iniziale mi ricordo che un tempo c'era una cifra, modesta, di reddito di lavoro dipendente non imponibile, che era riferita alle spese di produzione del reddito medesimo. Oggi quella cifra è scomparsa.

Nel caso specifico è fuori questione che il sindaco abbia fatto una enorme stupidaggine. Nel dubbio (ma solo dal punto di vista formale), avrebbe dovuto astenersi dall'intervenire, anche perchè nella sostanza il sindaco ha torto marcio.

Esattissimo.

Difatti la mia azienda se mangio in trasferta, per avere l'esenzione fiscale mi chiede dal ristoratore fattura con P.IVA dell'azienda stessa.

Altrimenti me la carica a reddito eccome

L'esenzione fiscale del buono pasto è un residuo dell'esenzione fiscale relativa alle spese di produzione del reddito.

A me non risulta, anche se si tratta di esenzioni di analoga natura.

Per i lavoratori dipendenti non mi risulta che ci siano altri costi deducibili/redditi esenti.

Non e' esattamente cosi', nella sostanza. Ai lavoratori dipendenti e' riconosciuta una detrazione per lavoro dipendente che e' esattamente un riconoscimento forfettario delle spese di produzione del reddito, e infatti va calcolata proporzionalmente al numero di giorni di effettivo lavoro, e non viene riconosciuta per i giorni di malattia, ad esempio. Tale detrazione per alcuni anni e' stata piu' onestamente una deduzione sul reddito, cioe' una esenzione IRPEF tale e quale a quella per i buoni pasto fino a 5.29 Euro.

I vincoli alla circolazione dei buoni pasto derivano dal fatto che lo stato vuole assicurarsi che gli stessi vengano utilizzati solo per lo scopo per cui sono stati concepiti: mangiare nei locali convenzionati.

Piu' o meno corretto, piu' correttamente ancora "per lo scopo per il quale viene data l'esenzione IRPEF".

Comunque il vincolo alla circolazione è abbastanza assurdo se viene valutato in termini comparativi.

Assurdo tanto quanto il 90% dello Stato italiano, non posso essere piu' d'accordo, nondimeno formalizzato in norma vigente.

Tuttavia non saprei se la soluzione più semplice (eliminazione del buono pasto, conversione dello stesso denaro ed esenzione fiscale per la stessa cifra) sia quella alla lunga più vantaggiosa. Tornando infatti al discorso iniziale mi ricordo che un tempo c'era una cifra, modesta, di reddito di lavoro dipendente non imponibile, che era riferita alle spese di produzione del reddito medesimo. Oggi quella cifra è scomparsa.

Di nuovo, non e' scomparsa e nella sostanza rimane nella detrazione per lavoro dipendente. La soluzione migliore rimane quella di eliminare tutto il ciarpame di Stato relativo ai buoni pasto, sia per i dipendenti sia per gli scolari, perche' tale ciarpame e' veramente indecente e dannoso, compresa l'esenzione IRPEF, e se il tuo timore e' un aumento della pressione fiscale, aggiungo che questo dovrebbe essere fatto a parita' di pressione fiscale aumentando in misura corrispondente la detrazione per lavoro dipendente. La tua preferenza per conservare l'esenzione IRPEF sui buoni perche' almeno e' una detrazione per la produzione di reddito per me non ha senso se la si trasforma in detrazione aggiuntiva per i dipendenti, ed e' dannosa e nociva perche' aumenta l'interposizione e la regolamentazione statale.

Nel caso specifico è fuori questione che il sindaco abbia fatto una enorme stupidaggine. Nel dubbio (ma solo dal punto di vista formale), avrebbe dovuto astenersi dall'intervenire, anche perchè nella sostanza il sindaco ha torto marcio.

Il sindaco (dando fede al circo mediatico) si e' comportato in maniera maldestra e cialtrona, ma aveva l'obbligo per me di vietare formalmente la cessione del benefit della mensa. L'ha fatto in ogni caso in maniera ridicola con errori di logica e perfino di lingua italiana (ripeto, se devo fidarmi del circo mediatico).

Da un punto di vista sostanziale il sindaco avrebbe dovuto dire: 1) in Italia lo Stato e le sue leggi non garantiscono il pasto gratis nelle scuole pubbliche nemmeno ai poveri, che in genere hanno una riduzione solo parziale 2) la sensibilita' comune prevalente e' che lo Stato debba garantire il pasto gratuito a chi non paga, quindi 2a) intanto voi della comunita' locale contribuite o direttamente in prima persona privatamente o attraverso aumento corrispondente di tasse comunali obbligatorie a pagare i relativi costi e 2b) i politici che lo desiderano si facciano interpreti dell'opinione pubblica per elaborare e approvare una modifica delle norme statali in merito.

Virgolette

MarkP 9/2/2011 - 16:59

Qualcuno di voi ha per caso letto questo virgolettato del sindaco che, a mio avviso, farebbe quadrare il cerchio (al di là delle interpretazioni più o meno lineari della legge)?

"la bambina è figlia di un noto estremista islamico" - Il fatto quotidiano del 6 febbraio

...per quello che mi riguarda quoto Boldrin in toto!

Marco

Cosi' facendo violano il divieto di cessione del buono pasto

Quale cessione? Io non ho ceduto nessun buono pasto: l'ho usato per acquisire il mio pasto, seguendo tale norma in maniera lineare e non creativa all'italiana; poi, ho deciso che tale pasto lo volevo regalare ad Alberto Lusiani, perché mi sta simpatico. Non c'è nessuna cessione del buono pasto: però, e mi ripeto, magari non solo è obbligatorio usare personalmente il buono pasto (senza cederlo) e solo per acquistare cibo, ma tale cibo va mangiato in toto dal fruitore. Se questo è vero, allora le maestre erano nel torto e il sindaco nella ragione; ed in tal caso d'ora in avanti non farò mai assaggiare ad alcuno nulla che ho acquistato con i miei buoni pasto, onde evitare di commettere azioni criminali come quelle perpetrate da tali spregiudicate maestre.

PS: ho notato che si parlava di 5,26 € di esenzione fiscale, io sapevo 5,16 € (le 10mila del vecchio conio): mi sbaglio?

PS: ho notato che si parlava di 5,26 € di esenzione fiscale, io sapevo 5,16 € (le 10mila del vecchio conio): mi sbaglio?

Non replico al resto perche' si trattarebbe di ribadire la mia posizione, che ho gia' spiegato, diversa dalla tua.  Quanto ai numeri, le 10klire sono state aumentate a 10,240klire da leggiucola del Parlamento diversi anni fa, che convertite in Euro fa 5.29, che e' la cifra oggi esente, non 5.26 come erroneamente riporti. Quindi sbagli anche qui, due volte... senza offesa eh!

Quindi sbagli anche qui, due volte... senza offesa eh!

Offesa? Assolutamente no: ho controllato sul cedolino e ti confermo che hai perfettamente ragione: errore mio. Però non capisco perché non rispondi al resto del post: magari lo hai già fatto altrove i nquesta pagina; nel caso segnalami il link.

Però non capisco perché non rispondi al resto del post: magari lo hai già fatto altrove i nquesta pagina; nel caso segnalami il link.

Non c'e' nessun link.  Come ho gia' scritto io ritengo che i 5.29 euro siano esenti IRPEF "per consentire al dipendente che lo desidera di consumare lui stesso un pasto pagato dal datore di lavoro" e non per consentire al dipendente di fare quel che vuole sia col buono, sia col pasto preparato, con questo inevitabilmente ricavando implicitamente qualcosa, fosse anche solo un debito di riconoscenza da Alberto Lusiani.

Capisco. Quindi la risposta è: "Sì, se le tue figlie vengono a chiederti di assaggiare un boccone del tuo piatto devi dire di no, altrimenti farebbero di me un evasore". Aggiungo (ma più per pignoleria perché credo sia superfluo): ovviamente devo consumare tutto fino all'ultima mollica perché dare l'osso del pollo al cane o le briciole agli uccelli ricaverei esplicitamente qualcosa (la riconoscenza di questi amici del mondo animale). Giusto?

Capisco. Quindi la risposta è: "Sì, se le tue figlie vengono a chiederti di assaggiare un boccone del tuo piatto devi dire di no, altrimenti farebbero di me un evasore". Aggiungo (ma più per pignoleria perché credo sia superfluo): ovviamente devo consumare tutto fino all'ultima mollica perché dare l'osso del pollo al cane o le briciole agli uccelli ricaverei esplicitamente qualcosa (la riconoscenza di questi amici del mondo animale). Giusto?

Stai deformando tendenziosamente i termini della questione.

Ovviamente io avrei fatto come le maestre e avrei disposto del mio pasto come meglio credevo.  Il danno per la societa' e' irrisorio, avrei l'approvazione pressoche' generale, inoltre, dal punto di vista della repressione, reprimere queste micro-violazioni e' certo piu' costoso che consentirle, se discrete, come ho gia' spiegato.  Anche per questo la legislazione statale in materia e' demenziale.

Ci sono tuttavia delle circostante in cui, effettivamente, non  farei come appena scritto sopra, ma seguirei scrupolosamente le regole anche per dare da mangiare a mia figlia, nell'esempio strappalacrime tendenzioso che fai, del resto sia io col mio reddito sia le maestre col loro nel caso in questione col loro siamo in grado di acquistare il famoso buono agevolato da 2euro al giorno che la famiglia non acquistava negli ultimi due mesi.

Prima di tutto mi comporterei con discrezione e senza pubblicita', perche' se e' assurdo in termini di costi/benefici per la societa' dispiegare i mezzi repressivi dello Stato per una micro-violazione del genere se fatta discretamente, se la violazione viene fatta con pubblicita' e magari continuativamente allora dispiegare la repressione diventa giustificato per i costi sociali della pubblicita' che delle leggi dello Stato qualcuno se ne frega quanto vuole, pertanto la repressione diventa concretamente possibile e probabile.

Poi e' ben noto che nella repubblica una e bananifera la giustizia si interpreta per gli amici e si applica ai nemici, quindi se avessi coscienza di essere antipatico o considerato nemico politico da qualcuno con potere o influenza, similmente mi asterrei da micro-violazioni che potrebbero essere represse all'italiana con enorme dispendio di mezzi rispetto al danno per la societa', al solo scopo di usare l'apparato dello Stato per soddisfare interessi personali degli amministratori dello Stato stesso o di persone in grado di influenzarli attraverso legami di partito, amicizia, parentela o benefici economici.

Il caso del sindaco e' simile a questi casi appena elencati, per questo il tuo esempio strappalacrime e' tendenzioso.  Stando alle affermazioni del sindaco: 1) il comune aveva pagato pur senza averne alcun obbligo 1.5 mesi di pasti 2) il sindaco stava occupandosi di risolvere la questione, che in parte dipendeva anche dall'incapacita' della madre di rivolgersi ai servizi sociali comunali ma 3) il sindaco non poteva avallare formalmente (cioe' dopo averne ricevuto comunicazione scritta che rimane agli atti) gli atti formalmente vietati compiuti dalle maestre.  Il sindaco poteva certo essere piu' astuto e meno cialtrone, ma ripeto formalmente non poteva avallare quanto era successo. Conosco bene con quale minuzia viene applicata la legge nei confronti degli amministratori leghisti, per cui il sindaco aveva ragione di cautelarsi per iscritto.