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Rigore Morale e Solidarietà

5 commenti (espandi tutti)

Leggendo i commenti ho voluto fare "i conti della scodellatrice" per stabilire dove stia il "danno erariale".

Gli attori nella questione sono: la bimba (e la sua famiglia), la maestra (ne prendiamo una), la ditta fornitrice dei pasti (d'ora in poi chiamata "ditta"), il Comune di fossalta di piave e il Ministero dell'istruzione.

Allora, innanzitutto poniamo per assurdo che la ditta prepari un numero di pasti esattamente uguale agli aventi diritto (in realtà non è così, dato che la mia gatta vive esclusivamente grazie agli avanzi della mensa dello stesso istituto comprensivo, ed assieme a lei almeno quattro gatti e tre cani), ma facciamo finta.

Sappiamo che la maestra dona il suo pasto alla bimba. Come può facilmente verificare un bimbo delle elemetari alla ditta non cambia niente: +1-1=0.

A chi cambia e dove sta il "danno erariale"? Molto semplicemente bisogna andare a vedere chi paga il pranzo alla maestra e chi paga il pranzo alla bimba. Alla maestra, dipendente del ministero dell'istruzione, il pranzo viene pagato dal ministero (come parte dello stipendio), mentre ai bimbi il pasto viene pagato in parte alla famiglia e in parte dal Comune di fossalta di piave. Ed ecco dove si paleserebbe il famoso "danno erariale": in questa situazione infatti il ministero dell'istruzione si trova a pagare il pasto non più dell'insegnante, ma della bambina, assumendo su di sé un onere che spetterebbe alla famiglia e, soprattutto, al Comune (che di solito rimborsa più del 50% del costo del pasto)!

Il sindaco di fossalta di piave si è incazzato per il fatto che lo Stato italiano sta, in pratica, sborsando decine di euro ogni mese che invece dovrebbe sborsare il Comune di Fossalta di Piave!

Avendo il sindaco in italia una doppia funzione (quella di rappresentante del Comune nella Repubblica, e quella di rappresentante dello Stato nel Comune), egli come rappresentante dello Stato non può di certo tollerare che il Governo italiano si sobbarchi anche gli oneri che giustamente dovrebbero ricadere sull'inadempiente Comune di Fossalta di Piave e sulle famiglie che vi abitano: è quindi suo dovere di pubblico ufficiale dello Stato intraprendere tutte le azioni legali possibili affinché i dipendenti dello Stato nel suo Comune (le maestre) la finiscano di usare impropriamente le finanze dello Stato per aiutare una bimba ed un Comune inadempiente.

Valerio, 

mi sembra di notare una vena di ironia, ma tant'e' e per non dare argomenti ad altri....

Non so chi paga la maestra, non so se l'istituto e' statale o comunale e non mi va di cercarlo, ma non cambia nulla.

Nemmeno cosi' si riesce a connotare un danno perche' la maestra se c'e' ha diritto sempre e comunque. Quindi il Governo(o il Comune se istituto comunale) si sobbarca sempre cio' che deve.

Non se ne esce.

Tento una sintesi "ghediniana" :

l'utilizzatore finale (del pasto in questo caso) non e' rilevante ai fini del diritto

Kudos alle maestre di Fossalta, machiavelliche, riescono a fare della beneficienza e non riusciamo ad incolparle di nulla!

 

Alla maestra, dipendente del ministero dell'istruzione, il pranzo viene pagato dal ministero

Piu' corretto sarebbe dire che lo Stato centrale obbliga i Comuni a pagare i pasti delle insegnanti e tutti i costi della mensa scolastica, promettendo di pagare in futuro il solo costo dei pasti delle insegnanti, cosa che sembra fare con ritardo di circa 2 anni, e non si sa al momento se e tra quanti anni rimborsera' quelli presenti.  Lo Stato italiano delle banane non si smentisce nemmeno in questi dettagli.

Poi non vorrei appesantire la discussione, ma mi limito ad annotare che i tuoi conti non mi sembrano corretti, ma ritengo non utile sviscerare anche questo dettaglio.

Poi non vorrei appesantire la discussione, ma mi limito ad annotare che i tuoi conti non mi sembrano corretti, ma ritengo non utile sviscerare anche questo dettaglio.

Mi fido della sua autorità. Se ritiene che il suo appunto sia sufficiente a smontare il ragionamento da me riportato precedentemente, trovo anch'io non utile che mi svisceri i suoi conti.

Mi fido della sua autorità. Se ritiene che il suo appunto sia sufficiente a smontare il ragionamento da me riportato precedentemente, trovo anch'io non utile che mi svisceri i suoi conti.

Non vorrei essere capito male.  Non intendevo convincere nessuno, tantomeno con la mia presunta autorita', che i tuoi conti erano errati.  Siccome commentavo un altro punto dello stesso messaggio, non volevo dare l'impressione, tacendo, di essere d'accordo sul resto. Questa e' l'informazione che ho voluto dare. Il secondo motivo per cui non ho commentato puntualmente i conti non e' che fossero stupidi o irrilevanti, ma per non voler appesantire ulteriormente la discussione su un argomento non centrale e non particolarmente importante.