Titolo

Rigore Morale e Solidarietà

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Ah, hai ragione! Non hai parlato di danno all'erario: hai parlato di una cosa che sarebbe da definire "un abuso" o  un "andare contro l'intenzione del legislatore" se il dipendente  fa un uso del buono pasto diverso dalla consumazione. Lascio perdere l'obiezione più ovvia (che razza di abuso è mai se l'erario non ne subisce alcun danno?) e non perdo neanche tempo a invitarti a riflettere sulle conseguenze demenziali del tuo principio (per cui se il pasto lo butto invece di mangiarlo, o lo distribuisco ai gatti randagi, sto ugualmente "abusando" o "andando contro l'intenzione del legislatore"): perché hai davvero ragione, a leggere certi commenti, come il tuo, viene molta tristezza su come certi italiani si sono ridotti. D'altra parte, viste le grossolane scempiaggini che hai scritto altrove sull'interpretazione della legge ("Cosi' facendo violano il divieto di cessione del buono pasto, quando si interpreta tale norma in maniera lineare e non creativa all'italiana, e si tiene conto della ragione per cui il buono pasto e' esente IRPEF.  Sono cosciente del fatto che in molti italiani prevale l'intepretazione creativa, e probabilmente anche la Corte Costituzionale confermerebbe tale interpretazione creativa, ma personalmente non ho alcuna intenzione di adeguarmi all'andazzo italiano anche fosse fortemente maggioritario"), penso che sia il caso di finirla qui. Prima di parlare di diritto, sarebbe il caso che tu studiassi almeno l'ABC...