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Rigore Morale e Solidarietà

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Io parlo di "aberrazione liberista" nel senso di un'irragionevole rigore nel portare i principi liberisti alle estreme conseguenze,

da marxista (più o meno) traviato (forse tanto) dai cattivi maestri di questo blog, farei notare che forse il termine corretto sarebbe "aberrazione economicista", "principi economicisti". Certi esercizi di arrampicata sugli specchi a corda doppia per giustificare il danno erariale o fiscale avrebbero fatto godere come ricci i teologi bizantini, roba da Hairsplitting, Advanced 301.

Però, mi sorge un dubbio a proposito dei liberisti che hanno applicato con rigore l'apparato concettuale liberista per giustificare l'atto delle maestre.

Mi sembra tanto una razionalizzazione o una excusatio non petita  (forse non necessaria, a meno di non credere con Ayn Rand che "altruismo" sia una parolaccia) dell'istintivo moto di ripulsa che qualunque persona civile avrebbe davanti al comportamento del sindaco e al mix di razzismo, malafede e "lei non sa chi sono io" che trasudava. A essere onesti, secondo me Locke, Smith, Marx, Cristo e Buddha gli sarebbero corsi appresso col forcone a prescindere dalle divergenze.

 

Se accettassi di parlare di "aberrazione economicista" manterrei di sicuro la sostanza di quello che vorrei dire, però perderei  una sfumatura polemica che pure nei miei commenti avevo voluto mantenere, e cioè una sferzatina alla santimònia puritano-protestante del liberismo americano che pensa che in fondo in fondo la povertà sia una colpa. Io non penso che i liberisti siano tutti spietati, però penso che molte delle loro idee non siano che razionalizzazioni dell'egoismo.

Se intuisco bene l'opinione che ti sei fatta del vero pensiero di Adam Smith devo dire che sono perfettamente d'accordo con te.

Un attimo.

Una cosa è l'economia (e quindi parlare di aberrazione economicista), un'altra (ben differente) il liberalismo (e quindi parlare di aberrazione liberal-liberista).

Innanzitutto mi scuso perché, tentato come sempre di usare un'aria di velata presa in giro pur sembrando serio, non ho fatto chiarezza.

Parlare di aberrazione liberal-liberista vuol dire che esistono delle situazioni disumanizzanti o quantomeno deprecabili che sono da imputare a un'applicazione cieca dei principi liberali (o liberisti, se stiamo guardando il mondo attraverso modelli economici).  Possiamo discutere a lungo di esempi simili, essere d'accordo o meno, ma non credo che il caso in questione rientri in questa categoria, dal momento che l'applicazione di principi di libertà individuale danno tendenzialmente ragione alle maestre.

Parlare di aberrazione economicista... non so, lascia un po' il tempo che trova.  La concepirei se ci trovassimo di fronte a un modello senza variabili esogene, ma se ho ben chiaro che il modello che uso riesce a spiegarmi certe dinamiche e non altre (ad esempio le funzioni di utilità) e si ha ben chiaro che è solo un modello...  Anche qui direi che non si può parlare di aberrazione economicista (però trovo fantastico che parli di queste cose firmandoti Marx).

Forse è meglio parlare di aberrazione contabile; ma anche qui non sono d'accordo, dal momento che ai contabili non è cambiato nulla e infatti non sono stati loro a sollevare la questione della bambina.

E' decisamente meglio parlare di aberrazione burocratica (la vicenda ha un che di kafkiano) o di aberrazione razzista, non trovi?

PS: quale sarebbe il VERO pensiero di Adam Smith?  Io ero convinto che fosse l'intuizione di come la divisione del lavoro porta all'incremento della produttività, ma non vedo come entri in questa faccenda.

Neanche a me piace molto l'espressione "aberrazione economicista" e a costo di mantenere il dissenso con te preferisco continuare a parlare di "aberrazione liberista", e come di un concetto che si applica a questo caso specifico. Di fronte a una sostanziale equivalenza delle partite contabili (chiunque si tolga la fame, bambina o maestra, il costo sostenuto è lo stesso), trovo "aberrante" sostenere che nutrire la bambina sia diseconomico, e per me trova spiegazione solo in una forma di integralismo della concezione liberista.

Inoltre in un'altra occasione vorrei discutere anche di questa disinvoltura con cui critici (a buon diritto...) dell'esosità fiscale dello stato italiano ricorrano all'argomento della beneficienza per risolvere il problema dell'indigenza. Quella è un'idea nata in un paese in cui i redditi netti sono percentualmente superiori alla media europea, ed è per questo che nel modello sociale europeo si pensa che il problema dell'indigenza non vada affrontato con la carità.

Perché ti stupisce che da marxista attacco concezioni economiciste (in realtà, come ho detto, non lo faccio, ma concediamo)? Il marxismo non è economicista, o almeno io mi rifaccio alle correnti del marxismo che furono critiche contro l'economicismo della Seconda Internazionale, che sosteneva che il cambiamento sociale era solo frutto di innovazione tecnologica e incrementi di produttività (il che non è vero, perché una tale concezione taglia fuori il ruolo dinamico e attivo della sovrastruttura).

Hai ragione, Smith non c'entra molto con questa discussione, ho solo voluto unirmi a un omaggio a un pensatore che stimo. E' vero quello che dici di lui, ma è anche vero che credeva nel mercato in un senso molto diverso da ciò che intendiamo oggi, visto che parliamo di mercato anche in settori fondamentali dominati a livello globale da dieci o quindici grandi corporations. E' mercato questo?

Troll. Above average, in trollism.