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L'unità e la dis-unità d'Italia. Dialogo. (I)

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G.Federico:

I dati della mortalità infantile per regioni non sono ancora disponibili (li sta ricostruendo Vecchi).

Io:

Dati sulla mortalita' infantile nel 1860-1870 esistono e li ho pubblicati in altro commento.

Ritorno su questo punto perche' ho visto che proprio nel volume della Rivista di Politica Economica dove tu hai pubblicato il saggio sull'agricoltura e Daniele-Malanima hanno pubblicato le loro stime sui PIL regionali partendo da dati di Federico, Felice, Fenoaltea, c'e' un articolo di E.Felice che riporta proprio i dati sulla mortalita' infantile nei primi lustri del Regno d'Italia. Questa fonte si aggiunge a quella che ho citato in altro commento ad altro articolo.

Domanda: perche' affermi che "I dati della mortalità infantile per regioni non sono ancora disponibil", quando li pubblicano non solo nella stessa rivista ma sullo stesso numero in cui pubblichi tu?

L'articolo di E.Felice e' interessante, e lo riassumero' tempo permettendo, perche' conferma proprio quello che ho affermato fin dall'inizio, cioe' che le condizioni della popolazione veneta al momento dell'unificazione o pochi anni dopo erano 1) significativamente migliori rispetto al Sud 2) simili al resto del Nord Italia. E. Felice pubblica addirittura un indice sintetico di sviluppo umano basato su PIL, istruzione e sanita' da cui risulta che il Veneto nei primi anni di Regno d'Italia era omogeneo al Nord e in posizione signiificativamente migliore rispetto al Sud. Se qualcuno voleva piu' dati oltre a quelli che gia' ho fornito, l'articolo di E.Felice li fornisce.

Percentuale di analfabeti nel 1871 (SVIMEZ, Un secolo di statistiche italiane p.795) Piemonte 42.3, Liguria 56.3, Lombardia 45.2, veneto 64.9 Emilia 71.9, Marche 79, Toscana 68,1 Umbria 80.1, Lazio 67.7 Meridione 83.6 Isole 85,5. Italia 68.8.

State facendo una grande confusione: la distribuzione del reddito è una caratteristica del sistema economico. L'investimento in istruzione, salute etc. dipende dal livello delle tasse e dalle scelte poltiiche sul loro uso, che a loro volta dipendono anche dalle istituzioni politiche. E' possibile che una distribuzione più egualitaria del reddito determini, ceteris paribus, un maggior investimento in istruzione etc e viceversa (per noi storici economic è la tesi di Engerman-Sokoloff sull'America Latina e sono sicuro che gli economisti hanno decine di modelli). E' anche possibile che lo stato riduca le sperequazioni iniziali del reddito, attraverso una tassazione progressiva. Ci sono però vari passaggi, che bisogna analizzare e "dimostrare" nel caso specifico (in questo caso il Lombardo veneto). Altrimenti si fanno ipotesi senza fondamento e ne abbiamo già troppe e troppo politicizzate

L'sitruzione elementare obbligatoria universale fu istituita ufficialmente nell'Impero Austriaco nel 1775.

Nel Lombardo-Veneto presumibilmente la situazione era diversa, ma ho trovato in internet questo dizionario enciclopedico della nazione germanica del 1838 che riguardo al lombardo veneto scrive:

Für die Volksbildung wird durch zwei Universitäten, 48 Gymnasien, zwölf Lyceen und viele Volksschulen gesorgt

"Viele" (Volksschulen) non è esttamente un numero, ma indica che c'è stato un interesse asburgico particolare nell'educazione primaria del popolo  (cioé dei non nobili, non necessariamente contadini) anche nel lombardo veneto.

Link:http://www.zeno.org/Brockhaus-1837/K/brockh-1837-021-0759

Poi in questo sito di nostalgici duosiciliani:

http://www.eleaml.org/sud/stampa/stato_elementare_istruzione_lombardia_confronto_altri_stati_italia_memoria_statistica_giuseppe_sacchi_1834_milano_2010.html

Si cita un libriccino del 1834 di un certo Giuseppe Sacchi (che non so chi sia, ma probabilmente gli storici sanno chi fosse), che scrive:

Rispetto al regno delle Due Sicilie, possiam dire che l'istruzione elementare se non è da per tutto diffusa, è però sufficientemente florida, per quanto almeno riguarda la popolazione maschile.

In quella parte del regno che è posta in terra ferma e che prende il nome di regi dominii al di qua del Faro, è stabilito per massima che in ogni comune vi debba essere una pubblica scuola di leggere, scrivere e far conti pei fanciulli maschi.

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Se tutti i comuni fossero realmente provveduti di siffatte scuole, queste ammontare dovrebbero per Io meno a 1790, tale essendo il numero complessivo dei comuni stessi.

Se poi, come in Lombardia, vi dovesse essere una pubblica scuola per ogni parrocchia, queste ammontare dovrebbero a ijfò: ma giova avvertire che non in tutti i comuni né in tutte le parrocchie queste scuole esistono, e che vi hanno trenta città popolose in cui aver vi dovrebbe più di una scuola. Che se i soli fanciulli maschi, dell’età dai 6 ai 12 anni, avessero scuole da frequentare o realmente le frequentassero, il loro numero ammontare dovrebbe a più di tre cento mila.

A quanto pare nella Lombardia del Regno Lombardo veneto, c'era, al tempo degli Asburgo, una scuola elementare per ogni parrocchia (in mano al prete), mentre nel Regno delle Due Sicilie, nemmeno una per comune.

 

L'sitruzione elementare obbligatoria universale fu istituita ufficialmente nell'Impero Austriaco nel 1775.

Nomina, a qualsiasi austriaco, Maria Teresa e sarà la prima cosa che ti diranno (perchè non mi è chiaro, ma lo sanno veramente tutti) :-)