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Ahi, ahi ahi, Professor Sartori...

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Sostanzialmente concordo in parte con Sartori e per nulla con Bisin.

Il sillogismo di Sartori fallisce perché non tiene conto della sistematica disonestà di alcuni economisti. Da quanti anni si diceva che c'era un eccesso di indebitameto in USA? Da quanto tempo si diceva che la bolla immobiliare prima o poi sarebbe scoppiata?

Bisin invece non capisco come si possa limitare a fare battutine invece che provare a dialogare con un grande (e onesto, fino a prova contraria) intellettuale. Certo per fare questo occorre un po' di fatica. ma ce la possiamo fare.

 

 

Per quanto il mio livello di informazione non fosse propriamente approfondito, sapevo che c'erano le premesse di una crisi economica (economisti) mentre le ribellioni nel mondo arabo mi hanno del tutto sorpreso (scienziati politici). Quindi mi sembra proprio il contrario di quello che dici. Il prof. Sartori mi sembra uno che parla molto, più che dialogare.

Sartori sarà forse, come tu dici, un grande intellettuale quando parla di politologia. Quando parla di economia dimostra delle conoscenza approssimative, per non dire scadenti. E ho l'impressione che anche quando parla di clima dica delle grandi banalità. Dialogare con uno così saccente mi sembra una fatica improba per chiunque.

Sinceramente se sono anni che ALCUNI economisti mettevano in guardia sui pericoli di una bolla immobiliare ciò non toglie che l'eventuale colpa è dei politici che hanno dato ascolto per interesse personale solo agli ottimisti prezzolati di professione.

Oltre a questo per quanto le mia competenze siano molto limitate sono certo di aver letto nagli ultimi anni numerosi articoli di giornale che mettevano in guardia sulla possibilità di ribellioni nel nord Africa, e se simili idee arrivano persino sui quotidiani a grande diffusione significa che la possibilità non era considerata così remota, e che quindi Sartori dimostri una certa dose di ipocrisia nel usare due metri diversi in base al suo conivolgimento professionale su due situazioni che mi sembrano appastanza paragonabili.

A sottolineare, tra le altre cose, che c'era eccesso di debito (privato in USA e UK e pubblico in molti paesi europei), a cercare di puntare l'attenzione sui prezzi astronomici nel settore immobiliare a sollevare il problema della mancanza di controlli e di inadeguata supervisione nel settore finanziario (incluso il demenziale sistema cosiddetto Basilea 2) erano proprio ECONOMISTI, spesso citati in un settimanale che si fregia del nome ECONOMIST. Si chiamano Shiller, Roach, Roubini tanto per citarne qualcuno a caso.

Ma chi passa il tempo a leggere gli editoriali del Corriere o a guardare il Grande Fratello e' difficile che se ne accorga.

E vorrei aggiungere che nel settore finanziario operano una manciata di economisti e una pletora di analisti finanziari, contabili, avvocati, intermediari, venditori, addetti alla compliance, esperti di risk management, middle office, back office, revisori dei conti eccetera.

Mai una volta, dico UNA SOLA, che su un mezzo di informazione venissero chiamati in causa.

I contratti delle cartolarizzazioni di cui adesso nessuno riesce a venire a capo li scrivevano gli economisti? Le strutture finanziarie fuori bilancio dove si concentrava il rischio fuori dallo sguardo delle autorita' le mettevano in piedi gli economisti? I bilanci di Lehman Brothers o di Bearn Sterns li compilavano gli economisti? Pero', chissa' perche', sono gli economisti a macchiarsi di "disonesta' sistematica". E di che tipo? Rubavano le borse alle vecchiette? O spennavano i polli a poker? Oppure vendevano Fontana di Trevi ai turisti?

Ci saranno sicuramente economisti incapaci (come medici cialtroni o giornalisti venduti o avvocati incompetenti eccetera) ma che siano in grado di combinare disastri (anche se volessero) ne dubito. Al massimo sparano qualche cazzata.

Ma si! Leggete Sartori, o Galli della Loggia, o Panebianco cosi' la mente vi si illumina di immenso.

 

 

Bisin invece non capisco come si possa limitare a fare battutine invece che provare a dialogare con un grande (e onesto, fino a prova contraria) intellettuale. Certo per fare questo occorre un po' di fatica. ma ce la possiamo fare.

Caro Peppe B., mi permetta: ce la possiamo fare anche a scrivere il proprio nome e cognome quando si vuol discutere seriamente. Anche per questo occorre un po' di fatica (togliersi il passamontagna e mettere la faccia dietro alla proprie opinioni) ma vale la pena perche' e' difficile prendere sul serio un anonimo.

Vabbe' Giulio ma alla fine che differenza fa che uno si firmi Peppe B. o Peppe Bassotto? Il bello di Internet e' che sono le idee che contano non chi le esprime.