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Ahi, ahi ahi, Professor Sartori...

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"Richiedere capacità previsiva come condizione necessaria perché una scienza (sociale, nel caso, ma vale anche per una scienza naturale) sia tale, ho argomentato, è una stupidaggine immensa"

Eppure la visione espistemologica dell'economia mainstream è proprio quella di fare previsioni. Anzi è proprio questa la difesa che si obietta a chi fa notare l'irrealismo delle sue assunzioni e non mi pare si siano fatti passi avanti dalla tesi di Friedman imperante sin dafli anni '50. Se ora si elimina la capacità di fare previsioni (ed è ovvio che l'economia così come è concepita non è in grado di prevedere) e visto il perdurare di assunzioni e ipotesi del tutto irrealistiche cosa rimane dell'economia?

PS.

Sartori sbaglia comunque: gli "austriaci" hanno spiegato molto bene cosa sarebbe successo sia prima di questo collasso sia prima di quello del '29 (Hayek)  

Sartori sbaglia comunque: gli "austriaci" hanno spiegato molto bene cosa sarebbe successo sia prima di questo collasso sia prima di quello del '29 (Hayek)

E prima di loro l'aveva spiegato Marx, e prima ancora Sismondi e prima ancora i Maya. I quali avevano previsto una crisi proprio prima del 2012, anno di inizio del nuovo, glorioso, 14° b'ak'tun.

Per favore puoi torvare un link, un documento o qualcosa datato prima del 2005 (minimo) che spieghi a noi poveri mortali (o meglio a me povero mortale, almeno) e che provi che un "austriaco" abbia detto e scritto: "guardate, verso la fine del 2006 inizio 2007 la bolla immobiliare americana si sgonfierà e tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009 si scatenerà una crisi mondiale in cui le maggiori banche d'affari falliranno o quasi, e l'anno successivo i paesi europei più maialucci si torveranno a non riuscire più a pagare i propri debiti se non (forse) con l'aiutino degli altri paesi europei?"

Cioé, almeno una mezza prova di qual che si dice, è troppo difficile?

Lo storicismo non puo' essere scienza sia per il mainstream (coè per il popperismo di cui si dice seguace) sia per gli austriaci (i fatti economici non sono nè verificabili nè falsificabili).

Nota che per il mainstream, la metodologia Maya è accettabile ammesso che faccia previsioni corrette nonostante l'infondatezza delle sue assunzioni (vedi Friedman "The methodology of positive economics")

Per cosa abbiano detto gli "austriaci" basta farsi un giro su youtube e ascoltare clips di Jim Rogers e Peter Schiff. Di quest'ultimo ce ne sono alcuni intitolati "Peter Schiff was right" in cui sono riportati anche le derisioni di Laffer, Mishkin e molti altri durante faccia a faccia televisivi a partire dal 2004 fino a pochi mesi prima dell collasso. Rogers e Schiff non sono economisti per qualcosa di piu' teoretico c'è l'immenso archivio di www.mises.org

Anche la medicina non e' in grado di prevedere con precisione se, e tantomeno quando, un individuo che si ubriaca tutti i giorni, tira coca prima dei pasti e fuma due pacchetti di sigarette al di', si ammalera' e di quale malattia (tumore ai polmoni, cirrosi epatica, delirium tremens?).

Cio' non significa che i medici non facciano un mestiere utile e che il consiglio di smettere di bere, tirare e fumare non sia saggio. O che la medicina non venga considerata una scienza.

Non mi pare una questione di "precisamente" anche se la medicina riesce a spiegare abbastanza precisamente cosa accade con la condotta di cui parli attraverso stringenti rapporti di causa ed effetto. Piuttosto è l'economia mainstream che non riesce a spiegare (e quindi a prevedere) eventi così giganteschi come quello di cui si parla. Come reagiremmo di fronte  un medico che accumula fallimenti così plateli e che non di meno prescrive comportamenti stringenti e pervasivi come fanno le istituzioni economiche?

Forse è l'economia che adotta indebitamente un metodo proprio di scienze che possono prevedere "precisamente" eventi senza porsi alcun problema

Ottima osservazione. Peccato che non tenga conto del fine degli intermediari. In questo caso sono gli amministratori del bene pubblico che si lasciano convincere a seguire delle strade impervie, spesso fuori pista.

Nel caso dei consigli espressi da parte degli economisti, purtroppo, vengono disattese le loro raccomandazioni perchè sennò, dover sarebbe il piacere di sfidare le leggi della ragione e dell'equilibrio?

Secondo me, tutti gli oparatori del mercato sapevano che sarebbe andata a finire cosi, sennon che aspettavano di vedere il crash degli altri prima del proprio (intermediari di borsa, piuttosto delle agenzie immobiliari, piuttosto dei proprietari delle case, piuttosto dei palazzinari ecc...).

Naturalmente, poter prevedere con tale precisione nel campo economico è semplicemente impossibile. Saper spiegare i fenomeni che ci sono dietro ad un crash richiede già di per se una notevole capacita.

D'altronde il legislatore ha potere sufficiente per incidere sull'applicazione delle misure e quindi può contribuire nell'anticiparne gli effetti o posticiparli.

Comunque, a quanto pare, la lezione è già stata dimenticata: si preparano altri disastri, nel nome della crescita a tutti i costi. Con organizzazioni abilitate frettolosamente alla raccolta delle pensioni, staremmo a vedere quando ci saranno i primi "default"...

Gentile Sig. Phileas, mi scusi se mi intrometto nella vostra discussione.

Ho apprezzato molto i suoi interventi in questo tred e vorrei chiederle se l'idea che - da ignorante in materia (e non solo in materia) - mi son fatto sulla crisi finanziaria è totalmente campata per aria o se ha qualche fondamento.

L'ho schematizzata per punti logico-cronologici, e mi scuso sin d'ora se ho scritto corbellerie o cose prive di senso.

L'origine della mia curiosità sta nella preoccupazione di padre per il futuro dei suoi bimbi (piccoli).

La ringrazio. Ecco i punti, sarebbe molto bello se potesse delucidarmi (e magari tranquillizzarmi per il futuro!).

1. La Cina diventa il primo produttore mondiale di "cose"; gli USA producono sempre meno.
2. Il reddito da produzione si sposta dagli USA alla Cina. Gli USA soffrono minor reddito.
3. Alla minore creazione di ricchezza da produzione industriale, gli USA in un primo tempo suppliscono con reddito da finanza, poi - quando i capitali a disposizione della finanza vanno esaurendosi (perché la Cina non li reimpiega) - creano finanza senza capitali (subprime).
4. Nonostante il progressivo impoverimento, i cittadini USA non diminuiscono i consumi.
5. Non disponendo del reddito precedente, per continuare a consumare ai livelli precedenti le famiglie USA contraggono debiti, impegnando la casa o altro (= subprime) non rimborsabili per carenza di reddito (crisi finanziaria).
6. La Cina, dal canto suo, utilizza il potere autoritario del Governo e la corrispondente minor libertà dei propri cittadini per:
 - non ridistribuire il reddito da produzione mediante aumenti salariali o sovvenzioni governative;
 - non consentire che le proprie industrie divengano investitori nei mercati finanziari occidentali;
 - utilizzare l'enorme surplus commerciale con scelte insindacabili, tese tutte a:
    - acquistare materie prime;
    - acquistare miniere e giacimenti;
    - acquistare terre coltivabili e dotate di acqua.
7. In pratica il Governo cinese opera come un unico, gigantesco risparmiatore/investitore di tutto il reddito da produzione cinese.
8. Il risultato è che la Cina ha poca domanda interna: non consuma, perché i suoi cittadini hanno poco reddito a disposizione, e non importa.
9. In pratica, la Cina sta drenando le ricchezze mondiali e non le rimette in circolo (se non con gli investimenti in beni strumentali, che gelosamente tiene per sé a supporto della produzione).
10. La Cina, insomma, sta barattando la libertà dei suoi cittadini con il loro benessere.
11. Noi, di converso, vogliamo tenerci il welfare e la liberà senza fare nessun sacrificio.
12. Solo recentemente, la Cina ha capito che stava deprimendo la domanda mondiale e ha cominciato a iniettare capitali anche in Occidente sotto forma di investimenti.
13. La Germania cresce ancora perché produce (reddito da industria).

14. L'Italia non può crescere se non guadagna quote di produzione (che per ora non riesce a guadagnare per l'alto costo del lavoro e la minor detenzione di IP).

mi chiedo se possano esistere( o se siano utili) e ipotizzare che gli attori presenti agiscano in modo di azione e reazione,ossia se per dire la cina possa produrre senza redistruibuire senza che la "pressione" mondiale non tenda a modificare anche la loro tensione interna,ossia se i cinesi non possano "agitarsi" per via del miglioramento del pil.ossia se nel tragitto tra azione e reazione gli attori si possano modificare anche pesantemente.scombinando anche totalmente la catena...

Gentile Sig. Marin,

grazie l'attenzione mostrata per il Suo cortese intervento, con il quale - per quel poco che possa valere - sono d'accordo (anche se la "pressione" più significativa sarà, a mio parere, quella interna, perché quella internazionale non mi pare possa elevarsi sopra una certa soglia per il fatto che la Cina è creditrice quasi di ogni paese).

 

Caro Holden

grazie per la fiducia. Spero di non deludere ma la vedo un po' diversamente.:-)

La Cina non drena ricchezza perchè i proventi delle sue espotazioni sono a loro volta esportati negli USA per acquistare per lo piu' titoli di stato consentendo agli americani di continuare a consumare come stanno facendo. Sotto questo aspetto è vero che le autorità cinesi impediscono allo standard di vita dei cinesi di migliorare molto piu' di quello che accade, impendendo sia che quei proventi sino investiti in Cina sia la rivalutazione dello yen 

Saluti

Gentilissimo Sig. Phileas,

è stato molto cortese a rispondere ai miei dubbi.

E mi ha fatto notare un trasferimento di reddito a cui non avevo pensato.

Non voglio essere assillante, ma secondo Lei ce la faremo ad uscirne?

Io mi son fatto la rozza idea che dovremo attendere la pressione politica dei cittadini cinesi che, prima o poi, vorranno guadagnare di più e accresceranno con tale nuovo reddito la domanda interna (favorendo le nostre esportazioni). Solo che in questa attesa possono passare anni, e non dipende da noi.

Dovrò, insomma, mandare i miei figli a scuola di cinese (come già fanno miei conoscenti di Milano)?

Caro holden

la scuola di cinese è senz'altro un'idea positiva per allargare gli orizzonti culturali. Penso pero' che i cinesi se continuano a fare quello che fanno riusciranno a compromettere da soli il loro benessere e le prospettive future

Quest'ultima sua opinione sì che mi conforta.

Mi siedo sulla riva del fiume, allora, e aspetto che passi ...

mi permetto di consigliarle questo recente articolo ex-kathedra, sempre di Alberto Bisin.

dovrebbe tranquillizzarla, ammeno che non si vogliano certezze assolute, previsioni puntuali tipo l'orario dei treni. lo sviluppo è ancora cosa buona e giusta e cura molte, gravissime malattie.

Gentile Signor Dragonfly,

accolgo più che volentieri la Sua cortese segnalazione, della quale La ringrazio sinceramente.

Leggerò quell'articolo con molto interesse e spero di coglierne il significato.

No, non certo certezze, ma vorrei che la certezza di un futuro di continuo impoverimento (che mi son creato in questi anni) mi abbandoni al più presto!

L'articolo è interessante (non son riuscito a leggere bene il grafico delle interrelazioni tra democrazia e sviluppo), però non è che sia granché tranquillizzante, posto che la conclusione è: aspettiamo (anche trent'anni, argh!).

Grazie ancora della segnalazione!

prego! se non ci aiutiamo noi anonimi...:-)

Insomma, è ovvio che il fatto che il terrore per la crescita del Giappone fosse malriposto non dimostra in principio che sia malriposto anche il terrore per la crescita della Cina. Se è per quello, anche il Giappone potrebbe risvegliarsi da un momento all'altro. Per non parlare della Turchia, mamma li turchi!! Però il terrore per la crescita del Giappone era dovuto proprio al mancato riconoscimento delle cosette che sappiamo (e sapevamo) di economia. Da lì provenivano gli errori E gli errori tali sono, anche se giustificati e avvolti dalla paura. Gli urli al protezionismo nel caso del Giappone dimenticavano che free-trade dà vantaggi, di solito; e le grandi imprese protette dallo stato invece sono inefficenti. E questo era il sistema produttivo giapponese che tanto temevamo. Il Giappone quindi, proteggendo le proprie imprese faceva del male a se stesso, non agli Stati Uniti.

questo lo trovo tranquillizzante; ovviamente non nel senso di una nenia new-age, con contorno di aromi e luci fluide, ma fidando nella razionalità, in quel poco che conosciamo. ad es., nel grafico che associa  democrazia a sviluppo, la regressione lineare di dati parecchio dispersi, mostra una retta CRESCENTE, sia pur di poco. poteva andare peggio. anche i vantaggi RECIPROCI del commercio internazionale, dovrebbero farsi sentire senza aspettare troppo ecceccc.

Io anonimo, vero; da aiutare, ancor più vero.

Quel pezzo è in effetti abbastanza tranquillizzante, anche se il Giappone è comunque una democrazia, e negli ultimi anni - da quanto ho capito guardando film e leggendo qualche libro giapponese - non è che i valori alla base del suo successo industriale fossero proprio in auge nelle generazioni post anni sessanta.

Forse dovremo attendere che il benessere e/o la democrazia si diffondano pure in Cina (e poi in India, e poi in Brasile, e poi in .....).

Argh!

 

 

Come reagiremmo di fronte  un medico che accumula fallimenti così plateli e che non di meno prescrive comportamenti stringenti e pervasivi come fanno le istituzioni economiche?

come reagiresti phileas? ti rivolgeresti ad un guaritore africano? al veterinario? o chiederesti consiglio al tuo barbiere? 

 

Direi il contrario: visti i suoi fallimenti penserei che il suo metodo è appunto quello di un veterinario (mutuato cioè da un'altra scienza che forse ha poco a che fare con l'economia) oppure peggio è quello di un guaritore africano e che i suoi consigli valgono quanto quelli del mio barbiere. Penserei che è piu' valido il metodo di economisti che hanno a lungo criticato quello mainstream e ci hanno azzeccato di piu' nel prevedere quello che sarebbe successo