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I sandali del Cairo, Tripoli, Tunisi ... (3)

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Siamo d'accordo che la politica occidentale nei confronti del Medio-Oriente dovrebbe cambiare. Dovrebbe cessare il colonialismo, che mi sembra ancora il motore delle ultime iniziative militari, Libia compresa. Dovrebbe cessare la propaganda, con la quali si tenta di giustificare gli interventi armati. Sostenere le ribellioni di non si sa chi è pericoloso. Non si sa chi si sta sostenendo e si rischia ancora una volta di sputtanarsi.

Da più parti si dice che la risoluzione ONU sia illegittima argomentando che l'ONU per sua costituzione non dovrebbe intervenire nei conflitti civili, ma solo nelle diattribe fra Stati sovrani. Questo ha un suo senso.

Ci hanno fornito le motivazioni dell'intervento a sostegno dei ribelli, ma nessuno ha potuto verificare i bombardamenti sulle popolazioni civili.

Se un cambio si auspica, io credo che l'esempio turco, inascoltato, sia una direzione preferibile. La necessità di portare alla ragione le parti, senza intervenire con distruttivi e controproducenti bombardamenti, è sacrosanta. I processi si fanno e poi si emettono le sentenze una volta visionate le prove. Non si può procedere in questi casi a colpi di mano. La prudenza non significa lasciare che vengano uccise le persone, perché la prudenza va richiamata ad entrambi le parti in gioco. In Libia, come in Siria, come in altri stati dove avvengono ribellioni e che non godono dell'attenzione occidentale. E' fin troppo palese la contraddizione fra ciò che avviene in Libia e ciò che è avvenuto a Gaza con l'operazione piombo fuso. Nessuna no-fly zone è stata chiesta. L'intervento è sempre relativo al potenziale militare di chi si suppone compia violenze. E' strumentale e non tiene conto delle reali necessità delle popolazioni coinvolte.

Vero, esiste il rischio di scoprire d'aver solo supportato un tipo di dittatore diverso e non dei rivoluzionari, come alcuni stati occidentali sfruttano queste istanze come scusa per intervenire a curare i propri interessi, usando due pesi e due misure a seconda di chi sia il dittatore. Però resto convinto del dovere di supportare le rivolte contro le dittature quando si presenta l'opportunità. Specialmente in un momento come questo dove tutto il medio oriente è in tumulto e sembra alla vigilia di una svolta. Allo stesso tempo ammetto che, per me, sia facile sentenziare seduto comodamente di fronte ad un pc.