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Le fatiche di Sisifo

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Panorama veramente desolante. Mi sembra la lettura ideale per chi è convitono che con una manciata di 'euri' puoi stimolare l'innovazione o con un piatto di lenticchie richiamare i cervelli in fuga. Aggiungo qualche osservazione:

1-Le banche italiane non mi sono simpatiche, però credo che il soggetto più indicato per finanziare la supercazzola a motore sia un fondo di venture capital piuttosto che una banca commerciale. Detto questo, il resto  non cambia, l'investimento migliore rimane un biglietto di sola andata per un paese civile.

2-Giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare, premesso che concordo che  le imprese siano vessate, le banche miopi e gli accertamenti fiscali spesso ingiustamente punitivi direi che:

  • Se in Italia recuperare un credito in sofferenza fosse più facile, ci sarebbe anche un maggiore incentivo a concederne, se un fallimento può durare 30 anni o un'esecuzione immobiliare 20 e puoi mettercene 4-5 per sfrattare un inquilino, non è solo per stupidità o miopia che una banca diventa 'prudente' nel concedere crediti (poi c'è la malafede, le 1000 porcherie passate e qualcuna delle presenti, ma il discorso di fondo non cambia)
  • Se le imprese italiane fossero più trasparenti, e l'ambiente meno anomalo, secondo me, ci verrebbero dall'estero le banche a offrire credito (come sono venute, per esempio a vendere retail col mutuo arancio e simili) certo, ci sono le dovute eccezioni, però, credo che in molte piccole aziende ci siano più di un aspetto poco chiaro e buon senso vuole che quello che non è chiaro sia classificato come più rischioso
  • Se ci fosse più concorrenza vera(meno sussidi, regole strane, interferenze di enti più o meno pubblici) qualche impresa che sopravvive (talvolta prospera) senza meriti propri si toglierebbe dai piedi e farebbe spazio a quelle virtuose di crescere consentendo loro di diventare più robuste anche nei confronti degli accertamenti fiscali

3-Purtroppo a parecchie imprese insider (nel senso di capaci di sfruttare i lati grigi del sistema) la situazione va benissimo così e si adoperano per il mantenimento dello status quo, salvo lamentarsi ad arte ogni momento (che da noi è regola piangere per fottere chi ride) tanto il conto lo pagano le imprese outsider (senza santi in paradiso o regole ad uso e consumo e soprattutto esposte alla concorrenza) e, ovviamente, tutti i contribuenti.

Grazie Massimo, molto eloquente alquanto azzeccata la complessità del sistema che è votato all'immobilismo. In altri paesi, il sistema che rende più complicata la vita ai nuovi entranti (secondo lo schema di Porter) è altamente legato all'attenzione che si ha verso il mantenimento delle posizioni acquisite. Quindi il ns è uno stato altamente conservatore.

Anzi, direi di più: ogni cosa che ha meno di 60 anni viene uccisa, impedita di funzionare, messa nelle condizioni di non poter esercitare, nel nome del rispetto della gerarchia scritta da chi prima c'era.

Succede a tutti i livelli della società Italiana: in ambito universitario (baroni contro giovani ricercatori) in ambito industriale (vecchi gruppi dominanti contro nuovi concorrenti) in ambito politico (basta leggere le anagrafe degli eletti scelti dal capo, donne del PdL a parte).

Quindi è ovvio che la meritocrazia non sarà mai incentivata ne tantomeno adottata come sistema di valutazione delle risorse umane (non funziona neanche nel privato, figuriamoci nel pubblico!!).

Certo. ci sarà sempre qualcuno per provare il contrario. Ma non sarà il risultato di una ricerca di un settore in particolare o del mondo del lavoro nel suo complesso. Potrebbe anche essere che un illuminato si sia inventato di far funzionare il suo reparto, service, azienda, gruppo, partendo da questo principio (applicando, perchè no, i principi già provati all'estero) secondo cui più un collaboratore è incentivato a dare il meglio di se e meglio contribuisce al successo del gruppo cui appartiene.

Non è certo un aspetto che si può risolvere dicendo che qui è diverso rispetto agli altri paesi ecc... : certo, lo sapiamo bene che questo paese è diverso. Non è che sarà destinato a rimanere cosi per tutta la vita dell'umanità: non se lo può neanche permettere. Ne va della salvezza degli attuali arzili vecchiotti che decidono per tutti cos'è buono e cos'è male per tutti i cittadini. Mettiamo che stianno li ancora decenni. Avrannò pure la faccia tosta di chiedere al resto della popolazione di farsi pagare le pensioni mentre gli altri se la dovranno scordare?

Se in Italia recuperare un credito in sofferenza fosse più facile, ci sarebbe anche un maggiore incentivo a concederne, se un fallimento può durare 30 anni o un'esecuzione immobiliare 20 e puoi mettercene 4-5 per sfrattare un inquilino, non è solo per stupidità o miopia che una banca diventa 'prudente' nel concedere crediti

100% d'accordo

Se le imprese italiane fossero più trasparenti, e l'ambiente meno anomalo, secondo me, ci verrebbero dall'estero le banche a offrire credito 

Non si puo' dare la colpa alle imprese.  Le imprese hanno generalmente vantaggio prese una ad una ad essere poco trasparenti, contro il libero mercato, monopoliste, perche' proprio il monopolio massimizza i profitti e la concorrenza trasparente li abbassa o comunque equalizza. Chi ha interesse a trasparenza, all'anti-trust e' il pubblico dei consumatori, non le imprese.  Per cui chi dovrebbe assicurare trasparenza e anti-trust e' lo Stato, con leggi ben fatte ed una giustizia efficiente: esattamente cio' che non fa lo Stato italiano.  Anche in questo campo la colpa e' dello Stato, e specificamente del potere legislativo, esecutivo e della magistratura, quindi.

Se ci fosse più concorrenza vera(meno sussidi, regole strane, interferenze di enti più o meno pubblici) qualche impresa che sopravvive (talvolta prospera) senza meriti propri si toglierebbe dai piedi e farebbe spazio a quelle virtuose di crescere consentendo loro di diventare più robuste anche nei confronti degli accertamenti fiscali

E anche qui il problema e' lo Stato italiano, che distorce la concorrenza con sussidi e leggi protezionistiche.  Certo i politici agiscono su richiesta dei protetti, ma in altri Paesi politici piu' seri sono capaci di farsi rieleggere curando meglio gli interessi generali invece di corriere dietro gli interessi di minoranze organizzate e clientele. Per non sparare sulla crocerossa omettiamo almeno qui di parlare infine del livello di tassazione e oppressione burocratica, e stendiamo un velo sull'iniquita' con la quale le leggi e anche il controllo rella regolarita' fiscale viene esercitato sempre dallo Stato.

 

Le imprese hanno generalmente vantaggio prese una ad una ad essere poco trasparenti

Concordo. Il mio punto non era che l'opacità è una colpa delle imprese, ma che si tratta di una caratteristica che ha un costo in termini di accesso al credito. Cioè, non si può fare una colpa alle banche se "scontano" l'opacità nell'erogazione.

Ad esempio, dare mutui garantiti da immobili residenziali a lavoratori dipendenti è un mestiere talmente semplice che ING e altri vengono a farlo dall'estero senza sportelli e riescono ad offrire condizioni vantaggiose. Dare credito a un'impresa è già di per sè operazione molto più complicata, se poi le informazioni che l'impresa ti da sono scarne diventa ancora più difficile. Quindi meno numerose o chiare sono le informazioni che un'impresa fornisce alla banca a cui si rivolge e più difficile è finanziarla.

Sui danni dovuti all'invadenza dello stato e all'incompetenza (quando non è disonestà) dei politici non si può non essere d'accordo. Aggiungerei però che questo stato invadente e questi politici maneggioni, gli elettori, evidentemente, li vogliono perchè se anche ti provi a proporre un minimo di competizione/meritocrazia in una discussione ti impallinano (da destra e da sinistra).

 

1-Le banche italiane non mi sono simpatiche, però credo che il soggetto più indicato per finanziare la supercazzola a motore sia un fondo di venture capital piuttosto che una banca commerciale. Detto questo, il resto  non cambia, l'investimento migliore rimane un biglietto di sola andata per un paese civile.

Concordo su tutti i punti, solo una minor correction su questo: tipicamente i fondi di VC finanziano imprese già avviate per crescere ulteriormente. Il finanziamento delle Startup avviene tipicamente con un mix variabile di fondi in prestito da parte delle banche e da investimenti di tipo equity fatti da Business Angel.

In effetti i fondi di Venture Capital di solito intervengono dopo l'avvio dell'impresa, nella fase di crescita e tipicamente dovrebbe avere l'obiettivo di portare l'azienda alla quotazione sul mercato azionario (che è la via d'uscita tipica dei Venture Capitalist). Il nanismo perpetuo delle imprese Italiane, anche delle Start Up, dovrebbe quindi farci fare qualche domanda.

P.s: Non sto incolpando i nostri fondi di Venture Capital, se la colpa fosse loro probabilmente altri Venture Capitalist stranieri potrebbero entrare ad investire in Italia, sarebbe invece interessante capire perché è difficile far crescere velocemente un'azienda, forse per norme tipo quella citata da Marco:

...inoltre in un momento di totale follia hai pensato anche di vendere la superscazzola all'estero, ma la tua "domanda di autorizzazione all'operatività di scambio intra UE" è stata rifiutata (eh sì, dal 1° Gennaio 2011 l'Italia ha fatto un passo avanti: siamo tornati al 1600 e le autorizzazioni all'Import-Export...), per cui la Fiera a cui hai partecipato non è servita a niente e hai buttato 10.000 euro direttamente nella tazza dello sciacquone...

Massimo, le aziende italiane nei confronti delle banche sono di una trasparenza totale (anche troppa, secondo i miei gusti), il problema è che le banche italiane sono assolutamente incapaci di valutare anche quei quattro numeri su un bilancio, e ricorrono alle care, vecchie, pietre, perchè è l'unica cosa che sanno fare.

E poi questo è il caso di un'azienda che nasce, con in pancia un brevetto, non c'è trasparenza, c'è solo un'idea.

Forse mi sono espresso male. Dovremmo accordarci sulla definizione di trasparenza: tutto quello che consente evasione ed elusione fiscale, ad esempio, per me è mancanza di trasparenza.

Se hai formalmente 2 dipendenti part time, ma di fatto 5 dipendenti fulltime stai dando al fisco e ai tuoi finanziatori una rappresentazione non trasparente della realtà.