Titolo

Oh Mia Bela Madunina: Il Programma di Pisapia

3 commenti (espandi tutti)

 

Salve Prof. Bisin,

tento di anticipare le cesoie del grande giardiniere (ops, G.T. - Grande Timoniere) nelle quali finiranno le mie banalità nel momento in cui introdurrete le nuove norme anti troll/sciatterie, di cui avete accennato qualche giorno fa :-)

Il programma parla di:

Per i suoi fornitori: “...escludendo le imprese in cui si accerti uso di lavoro nero, omissione delle norme di sicurezza, evasione fiscale e contributiva; premiando le imprese virtuose per la presenza di donne nella loro organizzazione in generale e nelle posizioni dirigenziali in particolare.”

“... controllo continuo della conduzione di appalti e subappalti, verifica e revisione dei contratti in corso, piena estensione del sistema degli appalti in base alla “offerta economica vantaggiosa” e abolizione del “massimo ribasso”.”

4° Progetto: stili di azione di un comune responsabile, sostenibile, etico, solidale

Proposta: Costituzione di una Commissione del Consiglio comunale per l’attuazione degli stili di azione di un comune sostenibile, etico, e solidale.

Praticare la finanza etica, il consumo critico e responsabile (favorire le imprese con

certificazione sociale e ambientale, non accettare come sponsor imprese dai comportamenti

scorretti), l’eco-bilancio, la diminuzione dell’impronta ecologica, sostenere i Distretti di

economia solidale (sostegno ai mercati degli agricoltori locali e biologici, ai Gas, alle banche

del tempo), promuovere e praticare lo sviluppo solidale (cooperazione decentrata con progetti

di microcredito, il commercio equo, il turismo responsabile) ...”

*******************

La legislazione in merito alle procedure di affidamento degli appalti pubblici implica alcuni controlli (DURC, Antimafia, Tracciabilità dei flussi finanziari ecc...) che la P.A. è tenuta ad eseguire. Quindi se imposti dallo Stato sembra legittimo doversi adeguare, mentre quando siamo noi cittadini o i nostri più vicini rappresentanti a voler stimolare le imprese ad essere responsabili degli effetti della loro attività economica sulla società e sull'ambiente, allora non va più bene, Lei dice: “troppe regole”, inefficienti ecc..

Per quale ragione, pur restando entro i limiti imposti dalla Legge (es. Codice degli appalti o altro), l'Ente Locale non può variare/estendere la quota di punteggio (attribuibile alla valutazione organizzativa, economico-finanziaria e di qualità dell'opera/servizio/fornitura), chiedendo e valutando ulteriori dati relativi ai risultati conseguiti in riferimento agli indicatori chiave di performance sociale interna (compreso il personale e le famiglie), esterna, di prodotto, in merito ai rapporti con i propri fornitori ecc..? Oppure esigere la presentazione del Bilancio Sociale stesso, in modo da poter “premiare” (attribuendo punteggio) le imprese che dimostrano di impegnarsi sotto il profilo della C.S.R.(R.S.I.-Responsabilità Sociale d'Impresa)?

Di indicatori, Lei mi insegna, ne esistono una infinità sia nazionali che internazionali e di nuovi se ne possono creare; ovviamente, se si intende effettuare una scelta selettiva a tutela di alcuni aspetti piuttosto che di altri, ciò dipende da scelte politiche, dalle questioni ritenute di volta in volta prioritarie o meritevoli di attenzione; la valutazione politica non ha nulla a che fare con la bontà degli indicatori che sono neutrali.

Tanto più che se l'importo a base di gara deriva da una stima/previsione che lascia poco spazio ai ribassi, date le difficoltà finanziarie di cui molti Enti Locali soffrono, non esistono neppure reali margini su cui far competere le imprese, con l'evidente rischio di ritrovarsi, ad aggiudicazione, lavori/forniture/servizi qualitativamente scarsi, varianti in corso d'opera, o economie che le imprese conseguono comprimendo, appunto, gli aspetti curati dal Bilancio Sociale.

Insomma, l'oggettività da Lei giustamente osservata nell'aggiudicazione col metodo del massimo ribasso sul prezzo a base d'asta è, a mio avviso, neutrale e valida in un contesto di imprese “responsabili” ma nella realtà può essere al contrario controproducente.

E poi:

  • se è vero che la P.A. appaltante col massimo ribasso ha minor margine di manovra e quindi può favorire meno gli “amici”, d'altro canto le imprese possono formare cartelli in barba alla concorrenza accordandosi sul ribasso;

  • casomai ci sarebbe da riflettere sulla reale indipendenza dell'organismo esterno, che ha verificato il Bilancio Sociale, rispetto all'impresa “controllata e committente” del servizio di certificazione.

    Nonostante questo penso che il risultato complessivo di impulso possa essere comunque positivo;

  • infine, non capisco quando dice: “E poi questi precetti ideologici sono deficienti, nel senso che mancano di alcun supporto teorico ed empirico, come ci ostiniamo da anni a scrivere in questo sito.”... Spero non si riferisca alla C.S.R. ... :-)

Orsola: nulla di trollesco, naturalmente nel tuo commento. Non mi aspettavo che il mio commento sugli appalti avrebbe generato tanto "interesse". Cerco di spiegarmi meglio allora. In un mondo perfetto, che ovviamente piace tanto a noi economisti, gli appalti si fanno per costringere le imprese a competere sul prezzo. In un mondo perfetto, questo seleziona le imprese piu' produttive e via discorrendo, garantendo efficienza. Ma il mondo non e' perfetto, si dice. Non lo e' infatti - anche se l'analisi relativa al mondo perfetto e' spesso utilissima anche in un mondo imperfetto (gli economisti amano usare la metafora della fisica in vacuo per spiegare questo punto). Una possibile imperfezione e' che alcune imprese competono anche con la violenza, effettiva o minacciata, e questo uccide l'efficienza dell'appalto (le imprese piu' produttive potrebbero stare fuori per evitare rogne). E' chiaro che qui bisogna intervenire; questa imperfezione agisce direttamente sul meccanismo. (Ovviamente bisogna intrevenire anche per altre ragioni, che la mafia non e' cosa buona in generale; ma qui sto cercando di spiegare le ragioni di inefficienza economica di interventi sugli appalti). Un'altra imprefezione e' che l'appalto che genera competizione sui prezzi non mi permette di scegliere imprese che preferisco, per qualunque ragione. Se a al comune piacciono le imprese gialle, perche' non puo' comprare dalle imprese gialle solamente? Io lo posso fare, compro solo caffe' equo e solidale. E va bene cosi'. La necessita' dell'appalto e' un vincolo che gli elettori impongono alla struttura politica per evitare certi tipi di comportamento. Permettere alla politica di imporre obiettivi diversi da prezzo significa lasciare spazio e arbitrarieta' che la politica usera'. Certo che si possono avere indicatori abbastanza oggettivi (anche se il prezzo e' ordinato naturalmente), ma la politica ne sciegliera' di poco oggettivi, invece, perche' meno oggettivi sono, maggiore l'arbitrarieta'. E li' si scarica l'inefficienza e la corruzione ex post. Non e' inevitabile in teoria, ma lo e' in pratica.

Infine: una volta vinte le elezioni, e' bene che i politici non siano incentivati a favorire la propria parte ideologica. Il comune di Milano e' eletto per chiudere i buchi nelle strade, non per favorire l'occupazione equa e solidale cosi' facendo. Questi possono anche essere obiettivi degni e rispettabili, forse debbono essere obiettivi di un governo nazionale. Ma il comune di milano.....

 

Per prima cosa grazie davvero per la gentile risposta e l'attenzione.

Volevo però replicare alla tua risposta e poi chiudo.

Nulla di nuovo: il punto di vista dell'efficienza economica non corrisponde in tutti i casi al benessere sociale.

Il testo dell'art. 83 “Criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa” - comma 1 - del D.Lgs. n. 163/06 (Codice dei contratti pubblici) è il seguente: «Quando il contratto è affidato con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il bando di gara stabilisce i criteri di valutazione dell’offerta, pertinenti alla natura, all’oggetto e alle caratteristiche del contratto, quali, a titolo esemplificativo ...” (segue un elenco che ometto).
Leggendo la norma è evidente che il Legislatore non ha voluto lasciare un ampio margine di discrezionalità alla stazione appaltante: se è vero che i criteri sono elencati a titolo esemplificativo, comunque sancisce che debbano essere pertinenti alla natura, all’oggetto e alle caratteristiche del contratto. Anche i prerequisiti di ammissione alla gara (di ordine generale, di idoneità professionale, di qualificazione, di capacità economica e finanziaria, tecnico-professionale ecc.) sono chiaramente enunciati e sono inoltre tenuti separati, in quanto soggettivi, dai criteri di valutazione dell'offerta, quali criteri oggettivi.

Quanto sopra affinchè sia garantito il rispetto dei principi di trasparenza, parità di trattamento, non discriminazione, concorrenza, economicità, efficacia, tempestività, cioè i principi base dei concorsi e degli appalti pubblici, principi che ovviamente condivido, ci mancherebbe!

I due criteri di aggiudicazione andrebbero utilizzati a seconda dell'oggetto del contratto che, per il criterio del prezzo più basso, non presenta un elevato valore tecnologico o avviene secondo procedure standardizzate, mentre per il criterio dell'offerta economicamente presenta rilevanti aspetti qualitativi come l'organizzazione del lavoro, le caratteristiche tecniche dei materiali, l'impatto ambientale ecc..

Il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa consente di poter valutare informazioni più dettagliate su come sarà espletato il servizio o eseguita l'opera; non sempre è semplice o possibile dettagliare le caratteristiche dell'oggetto del contratto negli atti di gara per poi semplicemente applicare il ribasso.

Non necessariamente un criterio è migliore dell'altro: è solo più adeguato all'oggetto dell'appalto.

Inoltre, l'art. 2 “Principi” - comma 2 - del Codice citato stabilisce che: “Il principio di economicità può essere subordinato, entro i limiti in cui sia espressamente consentito dalle norme vigenti e dal presente codice, ai criteri, previsti dal bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute e dell'ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile.” (la norma è collegata anche all'art. 69 dello stesso Codice dei contratti e all'art. 283 del relativo Regolamento attuativo. Il primo riguarda le condizioni particolari di esecuzione del contratto prescritte nel bando, che “... possono attenere, in particolare, a esigenze sociali o ambientali.”, mentre il secondo dice che per dare attuazione ai principi di cui all'art. 2, comma 2, e art. 69, possono essere stipulati protocolli d'intesa per determinare i criteri di valutazione, relativi all'offerta economicamente più vantaggiosa, con soggetti pubblici, organizzazioni sindacali e imprenditoriali.

Abbiamo visto che nella realtà il massimo ribasso non esclude accordi tra imprese (cartelli) contrari alla concorrenza e non assicura neppure efficienza nel senso di “eliminazione naturale” di imprese moribonde (in senso economico) o “irresponsabili” secondo i criteri di C.S.R.. Il prezzo, che sovente ne scaturisce, non genera maggiore benessere in termini di qualità dell'opera / servizio / fornitura e neppure sotto il profilo socio-ambientale per le ragioni di cui ho già parlato e molto è demandato ai prerequisiti per quanto attiene agli aspetti legati alla lotta alla criminalità, alla capacità economica ecc..

Infine, siccome parliamo di “cosa pubblica”, più fattori possono concorrere ad aumentare la percezione di benessere ricevuta dalla cittadinanza dalla sua realizzazione: uno tra i più importanti è quello della scelta partecipata, ma anche la speranza che le proprie tasse finiscano nel bilancio di imprese attente alla conformità dei contratti di lavoro alle norme di legge, interessate ad investire in ricerca e sviluppo, sensibili alle politiche a favore dei giovani e delle famiglie dei propri lavoratori, che investono anche sul territorio ecc..

Per cui, ferma restando l'osservanza dei principi e vincoli imposti dalla Legge, ribadisco di essere totalmente favorevole a ulteriori interventi volti a stimolare le imprese e ad intrattenere prioritariamente rapporti economici con quelle più meritevoli (anche attraverso le vie indicate nel 4° Progetto: stili di azione di un comune responsabile, sostenibile, etico, solidale).

Grazie a tutti per la pazienza, mi scuso se ho annoiato, scritto inesattezze o fatto confusione.

Orsola