Titolo

Episodi di cialtroneria elettorale

4 commenti (espandi tutti)

Caro prof. Boldrin,

a questo punto Lei sta esagerando. Io ho frequentato il classico nella seconda metà degli anni '50: benché i crociani fossero ancora vivi e vegeti, non mi ricordo affatto di una dominanza idealistica nella scuola; in pratica, non lessi nulla di Croce né di Gentile. M'iscrissi all'Università nel 1961. 

Si trattava degli anni della ricostruzione postbellica e del miracolo economico (quello vero), che fu reso possibile anche da una cultura certo non ostile all'innovazione ed al pragmatismo. Erano gli anni in cui si attuava una profonda modernizzazione della cultura, in cui - per esempio - il Movimento Federalista Europeo incominciava la sua battaglia, almeno nelle Università, diffondendo il pensiero dei padri della costituzione americana, benché contrastato dagli universitari della FIGC (per non parlare del FUAN). Bruno Leoni insegnava filosofia del diritto, forse senza essere compreso fino in fondo, giovani giuristi introducevano un pensiero critico rispetto ad un diritto commerciale incurante dei diritti delle minoranze (poi, anni dopo e schierato a sinistra,  qualcuno di loro sarebbe diventato consulente ben pagato di grandi imprese). Arbasino aveva appena suggerito la gita a Chiasso, Ippolito era stimato, Natta aveva inventato la plastica. 

Tutto questo per dire che in quegli anni, prima che i movimenti del '68 la interrompessero, la cultura della scuola e dell'università era ricca di fermenti e di possibilità, in linea con uno sviluppo dell'economia che forse non era ancora rispettoso dei diritti sindacali ma produceva benessere anche per i ceti più modesti. 

Certo, chi si è formato in epoca successiva può pensare che troppi fossero i sacrifici richiesti ai lavoratori, che soprattutto le popolazioni meridionali abbiano pagato prezzi elevati: ma mi sembra ingeneroso, anzi profondamente scorretto spacciare come clerico-fascista una classe politica che, nell'insieme, seppe gestire crisi profondissime in maniera decentemente democratica (mentre altrove c'erano i colonnelli o si reprimevano nel sangue i tentativi di liberalizzare i regimi dell'Europa orientale: queste cose non si dimenticano facilmente). Forse, chi è passato attraverso una cultura movimentista, prima di diventare amerikano, è portato a ragionare secondo certi schemi interpretativi della politica che non sono meno dogmatici e fantasiosi di quelli di certa destra passata ed attuale. 

 

Pontiroli, sarà che io esagero ma lei mi sembra vincere comunque la competizione.

A suo avviso, sembra, bastano due o tre eccezioni per cambiare il quadro. Bruno Leoni: si rende conto di quante fossero le persone che sapevano chi era Bruno Leoni? E quante lo ascoltassero al tempo? O ora, for that matter! Le distribuzioni si giudicano anzitutto da media, moda e mediana, poi arrivano gli altri momenti (statistici). Le code contano, ma in quanto code ossia proprio perché eccezioni sono ...

Lei sembra anche scordarsi interi pezzi, sostanziali, di storia italiana, ma non ho voglia davvero di stare a ripetergliela. E, per quanto riguarda gli ufficiali al potere, se lei prova a fare uno sforzo di memoria forse si ricorderà che il nostro paese di rischi di golpe ne ha corsi più di uno, ed erano reali. Per quanto poi riguarda il clerico-dominio, non ha per caso più memoria di cosa costarono ed a chi si debbano le leggi (tanto per dire) su divorzio ed aborto? Se vuole le faccio una lista lunga, lunga, lunga.

Riscrivere la storia d'Italia trasformando in regola minoranze isolatissime è esercizio futile, ma se vuole farlo glielo lascio tranquillamente fare. Chi raccoglieva più adesioni negli anni 50, 60 e 70: Bruno Leoni o Giorgio Almirante?

Per quanto riguarda la mia storia personale, invece, lasci stare. La cultura "movimentista" non credo d'averla mai avuta. La mia breve esperienza nei gruppi, era finita per scelta meditata ben prima di raggiungere la maggiore età (di ora, non di allora).

Sono comunque certo che le sue, superiori, certezze non verranno minimamente scalfitte né da questi né da altri fatti, quindi lascio perdere.

Boldrin, non se la prenda, non ho avviato una disputa sulla storia italiana ma semplicemente espresso la memoria di un'epoca nella quale, credo, Lei era ancora un bambino. I miei ricordi sono in contrasto con le Sue ipotesi: saranno ricordi di un individuo particolarmente fortunato, ma non mi sembra che da parte Sua siano state fornite distribuzioni verificabili piuttosto che giudizi personali. Nè ho sostenuto che Bruno Leoni fosse molto ascoltato, anzi ho detto che non era compreso: ma era una voce nuova, al di fuori della tradizione idealistica, che meriterebbe maggiore attenzione anche oggi!

Il nostro paese ha corso rischi di golpe: se ne è parlato molto, ma nessuno s'è realizzato. E' stato versato molto sangue, non c'è dubbio, ma la democrazia è stata salvata, forse a caro prezzo, ma salvata. Il dominio clericale - noto con piacere che questa volta non parla di clerico-fascismo - era tanto opprimente che furono introdotti divorzio e aborto e che furono confermati dai referendum, che nessuno ha impedito. Anzi, Le ricordo che la pratica introduzione del referendum fu il frutto di un accordo tra laici e democristiani, all'epoca della legge Fortuna sul divorzio (per inciso: Fortuna era un deputato del PSI, non del PCI).

Quindi non mi dica che intendo "riscrivere la storia d'Italia", ma non pretenda il silenzio di fronte a valutazioni opinabili.

 

Arbasino aveva appena suggerito la gita a Chiasso...

questa citazione mi gusta assai; ora e allora, aveva carica fortemente polemica contro un provincialismo muffito, una pigrizia intellettuale sinonimo di ignoranza. durante il fascismo, si poteva fare una cmq una gita a chiasso, bastava volerlo.

non ho vissuto quegli anni, se volessi provare a rimbeccare michele boldrin ci metterei almeno l'arte moderna della milano dei sixties.