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Episodi di cialtroneria elettorale

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Dott. Boninu, mi permetta alcune osservazioni al Suo  lungo intervento.

In primo luogo, rilevo un'inesattezza: Lei dice che sino al 1968 (più o meno) l'accesso agli studi universitari richiedeva il diploma di maturità classica. Non è così, quel diploma era richiesto solo per l'accesso a lettere e filosofia ed a giurisprudenza; a tutte le altre facoltà si poteva accedere con il diploma di maturità scientifica; ad economia anche con quello di maturità tecnica commerciale. Nell'ambito di un discorso che presenta la cultura italiana nel suo insieme come pesantemente condizionata da una mentalità retrograda o almeno conservatrice, perché di formazione classica, il peso del Suo errore è notevole. 

Sono d'accordo con Lei che, in filosofia, l'argomento ex auctoritate è screditato da secoli; non ricordo chi avesse affermato "amicus Plato sed magis amica veritas", ma verosimilmente di trattò di un filosofo medievale o rinascimentale. Ciò però non significa che, in una discussione rapida come è quella che avviene su un blog, si debba respingere ogni citazione: menzionare un autore, di cui si condivide l'opinione, permette di non esprimerla come propria (magari evitando l'accusa di tacere le fonti). Liberissimo l'interlocutore di respingere l'opinione così introdotta, anche a rischio di fare brutta figura quando non spiega perché si tratti - a suo avviso - di un insieme di castronerie.

Il discorso sulla filosofia della scienza non è nuovo, né è nuova l'insofferenza degli scienziati "puri" per la pretesa dei filosofi di "razionalizzare" il loro lavoro. Questo non significa che si tratti necessariamente di aria fritta; credo piuttosto che esprima un bisogno di dialogo che superi approcci diversi, da incoraggiare.

Mi sembra curiosa l'indicazione di Martha Nussbaum come un esempio del paternalismo statalista tipico delle istituzioni italiche (anche se con divido la Sua idea che lo stato non dovrebbe "finanziare arte pubblica e reading collettivi", come credo auspichi uno dei candidati a sindaco di Milano). Non avrebbe esempi nostrani?   

Il discorso sulla filosofia della scienza non è nuovo, né è nuova l'insofferenza degli scienziati "puri" per la pretesa dei filosofi di "razionalizzare" il loro lavoro

OT E' esattamente l'opposto.

Dalla riflessione di Heidegger "Quello che è stato sin qui il ruolo della filosofia, oggi è stata assunto dalle scienze" la filosofia moderna ha dato luogo a "correnti" che di "razionalizzare il lavoro della scienza" o almeno di considerare le recenti scoperte nel loro filosofare se ne frega proprio (Vattimo addirittura inizia a non considerare dall'illuminismo).

Parlavo di filosofi della scienza, p. es. Popper, non di Vattimo.

Ok.

Io non mi riferivo ad una vicenda specifica ma, in generale, alla situazione attuale dei "rapporti" tra scienziati e filosofi.

PS
Poi, per me, potevi anche semplificare così:

Parlavo di filosofi (...) non di Vattimo. :-)

L'errore l'ho compiuto. E' vero. Solo il liceo classico consentiva l'accesso a tutte le facoltà, ma ad alcune di esse ci si poteva iscrivere pur con un percorso di studi differente da quello classico. Mi ricordavo di vincoli più stringenti.

Nell'ambito di un discorso che presenta la cultura italiana nel suo insieme come pesantemente condizionata da una mentalità retrograda o almeno conservatrice, perché di formazione classica, il peso del Suo errore è notevole. 

Guardi che io non intendevo dire che la cultura italiana è retrograda perché tutti hanno fatto il classico, ma che quel modello prevalente di cultura ha fatto danni diffusi anche presso coloro che non facevano nessun percorso di istruzione superiore. Per esempio, il peso della TV commmerciale nei gusti e nei consumi si sente anche se non tutti lavorano in televisione, e così se opinionisti e legislatori e burocrazia varia proviene da un certo retroterra culturale (quello classico umanistico) la cosa ha effetti su tutti.

Sulla Nussbaum. Sembra ironico che citi un'americana come esempio del paternalismo italico? Beh è chiaro che la N. dice alcune cose che aggradano parecchio a quanti condividono le sue tesi sulla intrinseca importanza della cultura umanistica nella formazione culturale dei giovani. La traducono e la invitano in Italia proprio perché quelle sono le tesi che sostiene e che coincidono con quanto la stragrande maggioranza dei letterati e umanisti italiani sostengono circa il modo di intendere il loro lavoro: "se lasciamo fare al mercato, o solo ad una allocazione più efficiente delle risorse disponibili, ci estinguamo e si perde una grande ricchezza, la cultura soffrirebbe, la scienza prenderebbe il dominio ecc ecc". Se come esempio di questo modo di pensare cito la N. e non qualche intellettuale italiano è perché per la N. la battaglia è ancora, seppur sbagliata, tutta intellettuale e teorica. A prendere nomi di italiani invece finirei per parlare di gente che usa argomenti simili, ma meno accattivanti, e con il solo scopo di risparmiare le strutture nelle quali lavora da una razionalizzazione economica.

Credo che Nussbaum sia tradotta perché il suo pensiero interessa una certa area politico-culturale - diciamo quella che si riconosce nel Mulino, grosso modo, indipendentemente dall'utilità dei suoi argomenti per la conservazione dello status quo.

Ovvio che l'ostilità verso il mercato ed i suoi pretesi eccessi è più estesa di quell'area. Ma non si tratta di un fenomeno solo italiano: il paternalismo statalista, come Lei lo definisce, è vivo e rigoglioso in tutta l'Europa, anche in Paesi dove la cultura classica ha un peso minore.

Ultimo rilievo, almeno per ora. Nel corso della discussione si insiste molto sulla supponenza che si accompagnerebbe alla frequentazione del classico: dagli esempi riportati, però, sembra che si tratti piuttosto di un portato di una segmentazione sociale viva in alcune realtà provinciali. Allo stesso modo potrei parlare della supponenza che si registra in alcuni ambienti accademici, peraltro già deprecata in questo sito: ma un discorso convincente richiederebbe l'indicazione di studi documentati sui danni provocati dalla prevalenza culturale degli umanisti. Sarebbe cortese che chi li conosce li indicasse agli altri (l'articolo di Massarenti, linked da qualcuno, mi sembra poco rilevante).