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No all’economia hamiltoniana degli Eurobonds

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Con un po' di fatica (l'avrei fatta lo stesso anche in italiano) ho letto i tre articoli che citi.

Dal mio punto di vista di "uomo della strada" mi pare che sia un circolo (non saprei se vizioso o virtuoso) di cui è difficile cogliere il punto di partenza visto che cause ed effetti sono strettamente legati. Direi che più che strettamente economica la questione si ponga più dal lato "politico" in pratica mi sembra che si resti indecisi se andare al mare o in montagna perche non si decide se comprarsi le pinne o gli scarponi e perciò non si decide dove andare e così ad libitum!

Re: si e no

FDG 1/9/2011 - 18:06

Daniel Gros (i cui articoli di solito mi piacciono molto) fa però il finto tonto, o meglio, considera la questione da un punto di vista semi-teorico piuttosto che pratico-politico. Gli eurobond servirebbero per riottenere la garanzia implicita della sovranità monetaria (aka possibile finanziamento diretto da parte della BCE in caso di forte crisi economica), unica cosa che permette a Giappone e USA di non avere grossi problemi nonostante l'ampio debito pubblico, e che causò invece il default in Argentina nonostante il "basso" debito pubblico (in % sul PIL). Inoltre consentirebbero un controllo diretto sulla spesa pubblica di Grecia e Italia, considerata fuori controllo. La conseguente dinamica dei tassi di interesse è un aspetto secondario, in un momento di forte crisi in cui diversi stati rischiano di fallire.

Hans-Werner Sinn non è più credibile dopo essere stato sbugiardato durante il dibattito su TARGET2 e dopo che l'IFO institute ha manipolato i dati di uno dei suoi articoli in maniera tale da aumentare il costo previsto degli eurobond. E' contrario, ma disposto a fare qualsiasi cosa per provarlo: attitudine che mal si concilia alla ricerca di soluzioni ottimali.

Ora pare che io creda che gli euro-bond siano l'unica soluzione possibile. Non è così: si può facilmente continuare ad accettare deflazione (o meglio, stagflazione) nella periferia, periodicamente salvandola per evitare default statali, fino a che i salari saranno allineati alla produttività mantenendo il cambio fisso (evitando così di tornare alle monete nazionali, avvenimento che creerebbe uno sconquasso notevole nei bilanci delle banche europee) e i prodotti del mercato interno saranno concorrenziali con le importazioni, e potrebbero diventare concorrenziali anche all'estero. La Germania dovrà però accettare una riduzione della sua quota di esportazioni all'interno dell'area-euro, almeno temporaneamente. Chiaramente una deflazione causa anche un veloce aumento del rapporto Debito/PIL, dunque si dovrà accettare che questo non potrà migliorare, almeno per un certo periodo (se invece si parte in stagflazione, i salari reali potrebbero ridursi troppo velocemente - come sta succedendo in Grecia).

Altri possibili scenari più positivi coinvolgono un qualche miglioramento tecnologico sconvolgente e improvviso, specialmente nel settore energetico. L'E-Cat pare essere una bufala; maggiore fiducia può essere riposta nel KiteGen.