Titolo

Il benessere degli italiani

5 commenti (espandi tutti)

Se tutto ciò è accaduto, non sarà che le classi dirigenti italiche, spesso vituperate su codesto sito, abbiano avuto qualche merito (almeno nell'era pre-berlusconiana)?

No, almeno in senso relativo ed in media.

La ragione è banale: altrove è accaduto lo stesso ma è accaduto prima, ha fatto di più ed ha dato un miglior risultato (prova: prendere la A14, continuare sulla A22 e tirare dritto: basta guardare dal finestrino).

Vale inoltre la pena notare che, ancora all'inizio del 1600, l'Italia era il paese più ricco d'Europa (ossia del mondo, con buona pace delle teorie prive di dati di Pomeranz&Co), non il più povero. Se dalla fine dell'800 in poi ha dovuto spendere un secolo e passa per recuperare parzialmente il terreno perduto e che ora sta perdendo di nuovo, qualche ragione forse c'è, o no?

A dirti la verità, io vedo solo un merito qui: aver accettato supinamente l'occupazione USA (più che altro per paura dei comunisti) ed aver obbedito (negli affari economico-sociali) all'ambasciata che sta a Via Veneto per tre decenni circa. Controllerò i dati esatti sul testo appena riesco a metterci le mani sopra (finché ero in Italia era introvabile) ma a naso direi che 2/3 del catching up è avvenuto fra 1946 e 1976.

P.S. Ovviamente, se uno cerca attentamente, può trovare delle classi dirigenti che, almeno sino alla recente transizione democratica (ma è troppo presto per dire, sono passati solo 33 anni) han fatto peggio. Quelle spagnole. E qui s'apre un bel dibattito, dal quale m'astengo, sui destini del Sud d'Italia ...

Prof. Boldrin, aspetto con interesse gli approfondimenti annunciati. Però forse tra il xvii ed il xx secolo accaddero tante cose di cui le classi dirigenti dei diversi stati della penisola portano relativa responsabilità: in ogni caso, mi sembra un po' forte immaginare una continuità tra quelle classi dirigenti e quelle dell'Italia unitaria (di queste si parlava, o no?). Forse è più corretto stabilire qualche continuità tra la classe dirigente spagnola del xvi secolo e quella del xx secolo, dato che si tratta sempre della stessa entità statale.

Sarebbe interessante discutere anche della qualità di altre classi dirigenti: per esempio, di quella francese, che nello stesso arco temporale ha costruito un modello di stato moderno, attraverso contrasti asperrimi, lo ha conservato attraverso la Rivoluzione, ha cercato di imporre la sua supremazia sull'Europa e sul mondo perdendo la scommessa, con costi umani molto pesanti (più di quelli dell'unifcazione italiana, credo).   

sto leggendo il libro (sono appena all'inizio) e finora l'unico punto che non condivido pienamente, per lo meno nel modo in cui e' stato formulato, e' la claim contenuta nell'introduzione che lo sviluppo italiano descritto nel libro sia *dovuto* all'unificazione.

fino ad ora non ho visto nel libro alcuna *prova* (or very convincing argument) che la crescita italiana sia dovuta all'unificazione piuttosto che ad un processo di conditional convergence. forse la mia curiosita' verra' soddisfatta piu' avanti nel libro.

E chi lo dice? Al massimo Rossi, Toniolo e Vecchi (gli autori dell'introduzione) dicono che l'Italia sarebbe stata peggio senza unificazione. Ma è pura speculazione e curiosità intellettuale, in parte ispirata da motivi politici contingenti. Non è certo questo il punto centrale del libro