Titolo

Il benessere degli italiani

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Non so se avete già visto questo lavoro di Stefano Fenoaltea  (anche lui di Tor Vergata) pubblicato da banca Italia?
A quanto pare, valutando variabili come l'indice di industrializzazione, fornirebbe una visione dell'Italia appena post unitaria nella quale le differenze di sviluppo regionale non sarebbero così marcate come quelle mostrate in questo articolo. In tal caso corroborerebbe alcune delle idee professate dai "nostalgii neo-borbonici".

E' un lavoro ben noto e tecnicamente sbagliato. Infatti disaggrega i dati nazionali sul Valore Aggiunto sulla base delle percentuali di ciascuna provincia sull'occupazione per settore secondo i censimenti della popolazione (per forza, sono gli unici disponibili). In tal modo, assume che la produttività per settore sia eguale in tutte le provincie. Per intenderci che un tessitore a domicilio di cotone part-time a Reggio Calabria fosse altrettanto produttivo di un tessitore con telaio meccanico a Varese. Quindi sottovaluta le differenze fra provincie. E' lo stesso errore che ha portato Daniele e Malanima (che usano le stime di Fenoaltea) a non trovare differenze di PIL nel 1861.

Ok, grazie per il chiarimento. La lettura di quell'articolo (tra l'altro del "Movimento per il Sud"), confesso, mi aveva un po' destabilizzato. Ora capisco a cosa è dovuto il contrasto tra le due conclusioni.

Di niente. I neo-borbonici sono una massa di cialtroni che usa strumentalmente i risultati della ricerca per i propri fini politici.