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Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

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Igor, ti rispondo anche se ovviamente la domanda sembri rivolgerla agli autori del post e non certo a me, che peraltro rispondo quello che penso io.

Il problema qui non è che su questi schermi si siano proposte previsioni poi avveratesi o invece rivelatesi false: mi pare che qui nessuno legga tarocchi ma piuttosto ci si sforza di sbugiardare affermazioni taroccate.

Quello che si solleva, da quello che ho capito, è un problema di deontologia professionale, nel migliore dei casi, e di faccia-di-bronzo nel peggiore. Qui siamo davanti a gente che, come i giornalisti richiamati, cambia radicalmente toni e posizioni, con la stessa ottusa sicumera mostrata inizialmente nel sostenere posizioni contrarie o nell'avallare le tesi espresse da Tremonti.

La lettura quotidiana del Corriere, non solo nella ridicola edizione on line, ma anche in quella cartacea, mi fa pensare che siamo dinnanzi a una studiata e reitarata vicinanza del corriere, e di chi ci scrive, alle posizioni del potere economico in un certo momento prevalente. Un po' è servilismo, forse, un po' è una tradizione di compassata, e direi anche grigia e scialba moderazione, una moderazione che si traveste da ragionevolezza ma che finisce poi per portare acqua a posizioni che, come in questo caso, si rivelano irragionevoli e dannose per il paese. E su questa capacità di passare asciutto fra le gocce di pioggia durante il temporale, il Corriere ci ha costruito tutta la sua "autorevolezza", che consiste nel rimanere appunto sempre a galla e nel cambiare casacca a seconda delle convenienze, perché per un Scilipoti che cambia casacca politica in tempi sospetti abbiamo un De Bortoli che cambia toni e casacca "intellettuale" in tempi altrettanto sospetti. Sarà un caso, ma a parte gli editoriali di Rizzo e Stella, che usano fare nome e cognomi, mi pare che nel Corriere abbondino, o abbondassero, tutti quei personaggi che spaziano da Ostellino fino a Romano, passando per Bortoli e Mieli che ormai sono parte del mobilio del giornale stesso e che si caratterizzano tutti per una cifra stilistica fatta di sussurri e frasi limate in editoriali che non vanno mai al punto.

Comunque, al di là del tartufismo e dei silenzi calcolati del Corriere, rimane che se crisi del paese deve essere questa deve portare a ridiscutere anche la qualità, la preparazione e la decenza morale di tutta la classa dirigente, che non coincide solo con i parlamentari ma si estende appunto anche ai giornalisti, che hanno anch'essi la loro bella parte di responsabilità nel averci condotto dove siamo.

Concediamo dunque pure il beneficio del dubbio che i silenzi non fossero servilismo, non fossero scambio fra un editore che prende soldi pubblici e un ministro che li elargisce, diamo per buono tutto questo...rimane che non essere stati in grado di dare onestamente conto (dico onestamente perché sarebbe bastato anche dare voce a chi pubblicava libri polemici contro Tremonti, senza doverne sottoscrivere le tesi sostenute) di quanto accadeva negli anni passati è una colpa, una colpa che queste primedonne del giornalismo italiano, che galleggiano nella pozza italica da ormai troppi anni, e sempre con incarichi di rilievo, devono espiare lasciando il posto a persone più preparate e coraggiose di loro.

PS: mi permetto di notare che non è neanche la prima volta che al Corriere soffrono di strabismi di Venere adatti giusto ad apparire più seducenti al potere politico in carica. Ricordo perfettamente gli articoli dedicati ad Antonio Fazio e ai suoi studi tomisti e a come questi potessero diventare il contraltare etico del capitalismo, e di come la frequentazione di cappelle e altari ispirasse l'operato del governatore...salvo che poi anche al Corriere hanno messo via inginocchiatoi e turiboli e hanno finalmente parlato dei ben più profani altarini tra i quali si aggirava l'emulo di S. Tommaso.