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Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

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E' normale che non capisci come fare a convincere i tedeschi: non si puo' convincere uno a comprare cio' che non vuole.

Brancaccio dice l'aumento degli spreads non e' colpa del debito pubblico, ma del fatto che i tedeschi consumano troppo pochi beni italiani e greci, quindi hanno una bilancia commerciale attiva con questi. Se li convincessimo a consumare di piu' pasta e gyros, allora risolveremmo i nostri problemi. Il problema e' che ai tedeschi piacciono i wurstel, perche' dovrebbero comprare pasta? Bella forza, e' come dire: dai tedeschi, fateci la beneficienza comprando cose che non volete mangiare. 

La verita' e' che l'unica soluzione e' che italiani e greci comincino a fare la pasta e i gyro un po' meglio di come li fanno ora, al punto che i tedeschi dopo un po' cominciano a volerne mangiare un po' al posto dei soliti wurstel. Per ora la pasta ai tedeschi non piace. Perche'? Perche' italiani e greci sono indietro con l'innovazione, hanno sprecato risorse in debito pubblico improduttivo. Forzare i tedeschi a mangiare pasta non risolvera' questo problema. 

Anche Brancaccio s'è accorto di un  aspetto rilevante della questione: i problemi veri nascono con il debito estero (soprattutto quando questo è denominato in una valuta che non può essere svalutata) e non son necessariamente legati ad un rapporto debito/PIL sopra l'unità (basta pensare al default dell'Argentina), ma, semplicemente al fatto che gli "stranieri" non sono più disposti a farti credito. Grecia, Portogallo, Spagna,  Italia ( in misura minore, ma crescente) e fra poco anche la Francia, hanno ormai un deficit strutturale nel saldo delle partite correnti, quindi per far fronte all'eccesso di import sull'export possono:

a) cedere asset reali (attraverso investimenti diretti dei creditori nei paesi in questione), ma oggi ciò non avviene più, perchè all'estero non sono molto interessati ad acquisire aziende domestiche per le scarse prospettive di redditività attesa e per il rischio di default che è salito enormente; né sembra che i non residenti siano molto interessati a comprarsi case e terreni su larga scala, che, in Italia, sono piuttosto costosi.

b) consegnare titoli di debito, privato o pubblico. Fino a qualche mese fa il secondo era considerato più appetibile perchè coinvolgeva "in solido" tutto il paese; ecco perchè il debito pubblico italiano oggi è per ca. la metà in mani estere mentre invece, quando era denominato in lire, era quasi interamente detenuto da investitori domestici (all'estero pochi lo volevano, per il rischio di svalutazione del cambio).

c) ricorrere alla BCE (che è ciò che avviene attualmente), ma non può durare per molto.

Chiaramente la "soluzione"  che ha in mente Brancaccio è improponibile in una economia di mercato, in cui ognuno decide per sé, in base alle proprie preferenze, quali beni comprare. Probabilmente Brancaccio ha sempre in mente qualche genere di economia pianificata che si comporta come piace a lui. Di certo, anzichè dire cosa dovrebbero fare i tedeschi, dovrebbe invece spiegare cosa dovrebbero fare gli italiani per aumentare la propria competitività: magari dovrebbe preoccuparsi di più delle condizioni dell'offerta, cioè della produzione e della crescita, e un po' meno della domanda, che invece è stata la preoccupazione principale di Brancaccio fino ad oggi. Infatti, il deficit spending, invocato da costui ad ogni occasione,  avrebbe accresciuto ulteriormente il disavanzo delle partite correnti.

 

Brancaccio non mi convince su varie cose ma lo seguo da un po', lo trovo rigoroso rispetto a tanti ciarlatani dell'eterodossia e mi fornisce sempre un termine di paragone utile per capire. Indubbiamente lui pone un problema di 'domanda effettiva' e critica i modelli che lo escludono o che lo relegano al 'breve periodo'. Ma non credo che si possa inserirlo tra i sostenitori del 'deficit spending' sempre e comunque. Non penso nemmeno che voglia riempire a forza la pancia dei tedeschi con la pasta. Anzi, nell'articolo lui pone un problema di produttività del lavoro stagnante in Italia e quindi di costi relativamente alti. Invece su una particolare idea di 'piano' si, lui insiste. E' una idea atipica, molto pragmatica, da 'programmazione' e da 'campioni nazionali'. 'Insomma, fa molto 'capitalismo francese' e poco o nulla 'socialismo dei soviet'. Però comunque non mi piace.

Sono d'accordo, ma credo che la situazione sia leggermente più complicata. Cerco di descriverla per vedere cosa ne pensate. In realtà i tedeschi amano la pasta e tutti i prodotti italiani. Il fatto è che la preferenza della classe media è per prodotti di basso profilo (semplifico molto, c'é ovviamente una classe benestante che consuma beni di lusso); a naso ne è una prova la grande diffusione dei discount. Ora, per quel poco che ne so, l'industria tradizionale italiana, dall'alimentare alla moda, i mobili, ha saputo innovare a livello di prodotto e processo nei settori high-end, quelli a maggiore valore aggiunto. I produttori di seconda fascia italiani o non esportano la pasta (difficile dire perché; la pasta dell'Eurospin scuoce in 5 minuti e ai tedeschi piacerebbe da matti), o sono spiazzati dai produttori tedeschi che fanno la pasta (magari con nomi italiani) a prezzi più concorrenziali (a naso ci sono esempi come il famoso "Parmesan").

In un recente Studio dell'Ufficio ricerche e analisi economiche di Intesa si descriveva più o meno questo fenomeno: i produttori italiani di alta fascia subiscono la concorrenza dei tedeschi (nei beni strumentali e nei flussi verso l'Asia e le economie a maggior crecita), mentre i produttori di bassa fascia subiscono la concorrenza della Cina (Turchia, Vietnam, and so on) nei beni di consumo per la casa e la persona (tessile, abbigliamento, mobili, etc.). Benché quindi sia perfettamente d'accordo che siamo indietro con l'innovazione e abbiamo sprecato risorse, mi risulta più difficile scorgere una via d'uscita. Cioé, quanto è difficile incidere sugli incentivi giusti quando lo Stato e i capitani coraggiosi hanno massacrato interi settori (la grande industria chimica e automobilistica), cacciando gli animal spirits nel modello distrattuale?

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.   

Mi hai preso un po' troppo alla lettera. Non è esportando pasta, né di alta né di bassa qualità che l'Italia tornerà a crescere. "Pasta" era, nel mio commento, una metafora per "Prodotti italiani". 

Certo, lo so. Ho solo cavalcato un pò l'esempio. Scusami per questo. Resta però il fatto che date le condizioni "esterne", cioè la domanda mondiale che tira sui beni strumentali, non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare. Se vogliamo innovazione nei settori high-tech è necessario un mutamento strutturale dell'industria (chessò, quelli che facevano tessile ora investono in e progettano microchip grazie alle nanotecnologie) ma ci vorrà tempo. Suppongo che l'alta moda invece possa continuare a fare il suo lavoro perché sempre più cinesi diventeranno ricchi.

Cioé, non mi è chiaro, nonostante i quintali di studi in tal senso, se la colpa sia della specializzazione produttiva o del sistema Paese (tasse e legislazione economica). Io credo sia colpa del secondo che ha invetabilmente determinato l'evoluzione della prima negli ultimi decenni. Ma da qui, e come uscirne, boh... 

...non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare.

questo è il gesso sulla lavagna! vade retro, incentivi direzionali, cioè distorsivi.

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.

Vero. Il deficit delle partite correnti dell'Italia ha iniziato a salire in modo preoccupante quando il prezzo del petrolio ha stabilmente superato i 50 dollari al barile (oggi è sopra i 100 dollari). Nel frattempo però sono successe anche altre cose e son saliti anche i prezzi delle altre materie prime. Comunque qs non cambia la sostanza della questione: se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici (ad esempio 30/40 centesimi in più sul prezzo di benzina e gasolio), compensati dalla riduzione dei contributi sociali (ad esempio facendo il contrario di quello che è stato scritto finora, ciè riducendo l'aliquota contributiva standard al livello di quella dei lavoratori parasubordinati e, ovviamente, riducendo le pensioni utilizzando il metodo contributivo pro quota a partire dal 1996 per tutti), da suddividere fra lavoratori e imprese.

se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

Non mi sembra che aumentare le accise sui prodotti energetici a chi produce i "prodotti domestici" sia utile in questa ottica.

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Gli aumenti delle materie prime e dei prodotti energetici vengono "girati" agli utilizzatori sotto forma di aumenti delle tariffe, non certo pagati dallo stato.

Diciamo che lo stato si trova le bollette aumentate, proprio come i suoi cittadini, ma non capisco perchè aumentare le accise a tutti (con conseguenze su prezzi e competitività del paese) sia la soluzione migliore.

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Certo.

Si scaricherebbe sui prezzi ? Vero, ma solo parzialmente. Comunque ho anche scritto che dovrebbe essere compensato dalla riduzione del costo del lavoro (taglio all'aliquota contributiva previdenziale).

Quindi aumenterebbero i costi degli input energetici ma si ridurrebbe quello dell'input lavoro.

ma se tagli l'aliquota contributiva previdenziale,avrai poi pensioni ancora piuì basse con il contributivo ;).