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Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

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Anche Brancaccio s'è accorto di un  aspetto rilevante della questione: i problemi veri nascono con il debito estero (soprattutto quando questo è denominato in una valuta che non può essere svalutata) e non son necessariamente legati ad un rapporto debito/PIL sopra l'unità (basta pensare al default dell'Argentina), ma, semplicemente al fatto che gli "stranieri" non sono più disposti a farti credito. Grecia, Portogallo, Spagna,  Italia ( in misura minore, ma crescente) e fra poco anche la Francia, hanno ormai un deficit strutturale nel saldo delle partite correnti, quindi per far fronte all'eccesso di import sull'export possono:

a) cedere asset reali (attraverso investimenti diretti dei creditori nei paesi in questione), ma oggi ciò non avviene più, perchè all'estero non sono molto interessati ad acquisire aziende domestiche per le scarse prospettive di redditività attesa e per il rischio di default che è salito enormente; né sembra che i non residenti siano molto interessati a comprarsi case e terreni su larga scala, che, in Italia, sono piuttosto costosi.

b) consegnare titoli di debito, privato o pubblico. Fino a qualche mese fa il secondo era considerato più appetibile perchè coinvolgeva "in solido" tutto il paese; ecco perchè il debito pubblico italiano oggi è per ca. la metà in mani estere mentre invece, quando era denominato in lire, era quasi interamente detenuto da investitori domestici (all'estero pochi lo volevano, per il rischio di svalutazione del cambio).

c) ricorrere alla BCE (che è ciò che avviene attualmente), ma non può durare per molto.

Chiaramente la "soluzione"  che ha in mente Brancaccio è improponibile in una economia di mercato, in cui ognuno decide per sé, in base alle proprie preferenze, quali beni comprare. Probabilmente Brancaccio ha sempre in mente qualche genere di economia pianificata che si comporta come piace a lui. Di certo, anzichè dire cosa dovrebbero fare i tedeschi, dovrebbe invece spiegare cosa dovrebbero fare gli italiani per aumentare la propria competitività: magari dovrebbe preoccuparsi di più delle condizioni dell'offerta, cioè della produzione e della crescita, e un po' meno della domanda, che invece è stata la preoccupazione principale di Brancaccio fino ad oggi. Infatti, il deficit spending, invocato da costui ad ogni occasione,  avrebbe accresciuto ulteriormente il disavanzo delle partite correnti.

 

Brancaccio non mi convince su varie cose ma lo seguo da un po', lo trovo rigoroso rispetto a tanti ciarlatani dell'eterodossia e mi fornisce sempre un termine di paragone utile per capire. Indubbiamente lui pone un problema di 'domanda effettiva' e critica i modelli che lo escludono o che lo relegano al 'breve periodo'. Ma non credo che si possa inserirlo tra i sostenitori del 'deficit spending' sempre e comunque. Non penso nemmeno che voglia riempire a forza la pancia dei tedeschi con la pasta. Anzi, nell'articolo lui pone un problema di produttività del lavoro stagnante in Italia e quindi di costi relativamente alti. Invece su una particolare idea di 'piano' si, lui insiste. E' una idea atipica, molto pragmatica, da 'programmazione' e da 'campioni nazionali'. 'Insomma, fa molto 'capitalismo francese' e poco o nulla 'socialismo dei soviet'. Però comunque non mi piace.