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Il millenarismo di Tremonti e lo stato della stampa

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Sono d'accordo, ma credo che la situazione sia leggermente più complicata. Cerco di descriverla per vedere cosa ne pensate. In realtà i tedeschi amano la pasta e tutti i prodotti italiani. Il fatto è che la preferenza della classe media è per prodotti di basso profilo (semplifico molto, c'é ovviamente una classe benestante che consuma beni di lusso); a naso ne è una prova la grande diffusione dei discount. Ora, per quel poco che ne so, l'industria tradizionale italiana, dall'alimentare alla moda, i mobili, ha saputo innovare a livello di prodotto e processo nei settori high-end, quelli a maggiore valore aggiunto. I produttori di seconda fascia italiani o non esportano la pasta (difficile dire perché; la pasta dell'Eurospin scuoce in 5 minuti e ai tedeschi piacerebbe da matti), o sono spiazzati dai produttori tedeschi che fanno la pasta (magari con nomi italiani) a prezzi più concorrenziali (a naso ci sono esempi come il famoso "Parmesan").

In un recente Studio dell'Ufficio ricerche e analisi economiche di Intesa si descriveva più o meno questo fenomeno: i produttori italiani di alta fascia subiscono la concorrenza dei tedeschi (nei beni strumentali e nei flussi verso l'Asia e le economie a maggior crecita), mentre i produttori di bassa fascia subiscono la concorrenza della Cina (Turchia, Vietnam, and so on) nei beni di consumo per la casa e la persona (tessile, abbigliamento, mobili, etc.). Benché quindi sia perfettamente d'accordo che siamo indietro con l'innovazione e abbiamo sprecato risorse, mi risulta più difficile scorgere una via d'uscita. Cioé, quanto è difficile incidere sugli incentivi giusti quando lo Stato e i capitani coraggiosi hanno massacrato interi settori (la grande industria chimica e automobilistica), cacciando gli animal spirits nel modello distrattuale?

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.   

Mi hai preso un po' troppo alla lettera. Non è esportando pasta, né di alta né di bassa qualità che l'Italia tornerà a crescere. "Pasta" era, nel mio commento, una metafora per "Prodotti italiani". 

Certo, lo so. Ho solo cavalcato un pò l'esempio. Scusami per questo. Resta però il fatto che date le condizioni "esterne", cioè la domanda mondiale che tira sui beni strumentali, non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare. Se vogliamo innovazione nei settori high-tech è necessario un mutamento strutturale dell'industria (chessò, quelli che facevano tessile ora investono in e progettano microchip grazie alle nanotecnologie) ma ci vorrà tempo. Suppongo che l'alta moda invece possa continuare a fare il suo lavoro perché sempre più cinesi diventeranno ricchi.

Cioé, non mi è chiaro, nonostante i quintali di studi in tal senso, se la colpa sia della specializzazione produttiva o del sistema Paese (tasse e legislazione economica). Io credo sia colpa del secondo che ha invetabilmente determinato l'evoluzione della prima negli ultimi decenni. Ma da qui, e come uscirne, boh... 

...non è chiaro in che direzione gli incentivi debbano andare.

questo è il gesso sulla lavagna! vade retro, incentivi direzionali, cioè distorsivi.

A livello di squilibri macro, poi, bisognerebbe essere onesti e dire a Brancaccio che il deficit commerciale italiano era fino al 2009 (non so se lo sia ancora, ma credo di si) quasi esclusivamente dovuto al saldo negativo del conto energia. Quindi il nostro unico problema è e resta l'inefficienza statale.

Vero. Il deficit delle partite correnti dell'Italia ha iniziato a salire in modo preoccupante quando il prezzo del petrolio ha stabilmente superato i 50 dollari al barile (oggi è sopra i 100 dollari). Nel frattempo però sono successe anche altre cose e son saliti anche i prezzi delle altre materie prime. Comunque qs non cambia la sostanza della questione: se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici (ad esempio 30/40 centesimi in più sul prezzo di benzina e gasolio), compensati dalla riduzione dei contributi sociali (ad esempio facendo il contrario di quello che è stato scritto finora, ciè riducendo l'aliquota contributiva standard al livello di quella dei lavoratori parasubordinati e, ovviamente, riducendo le pensioni utilizzando il metodo contributivo pro quota a partire dal 1996 per tutti), da suddividere fra lavoratori e imprese.

se vogliamo comprare prodotti esteri (qualunque essi siano) dobbiamo dare in cambio prodotti domestici a prezzi competitivi e oggi qs avviene solo in parte, quindi il ns modello di consumo non è sostenibile nelle forme attuali (a meno di accrescere la competitività dell'offerta).

Non mi sembra che aumentare le accise sui prodotti energetici a chi produce i "prodotti domestici" sia utile in questa ottica.

In quest'ottica potrebbe avere più senso un aumento consistente delle accise sui prodotti energetici

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Gli aumenti delle materie prime e dei prodotti energetici vengono "girati" agli utilizzatori sotto forma di aumenti delle tariffe, non certo pagati dallo stato.

Diciamo che lo stato si trova le bollette aumentate, proprio come i suoi cittadini, ma non capisco perchè aumentare le accise a tutti (con conseguenze su prezzi e competitività del paese) sia la soluzione migliore.

Non capisco perchè. Per scoraggiarne l'uso forse?

Certo.

Si scaricherebbe sui prezzi ? Vero, ma solo parzialmente. Comunque ho anche scritto che dovrebbe essere compensato dalla riduzione del costo del lavoro (taglio all'aliquota contributiva previdenziale).

Quindi aumenterebbero i costi degli input energetici ma si ridurrebbe quello dell'input lavoro.

ma se tagli l'aliquota contributiva previdenziale,avrai poi pensioni ancora piuì basse con il contributivo ;).