Titolo

Riflessioni su economia e materie umanistiche

4 commenti (espandi tutti)

E' ovvio. Così ovvio che non merita ripeterlo. [...] Gli storici economici dibattono questi due problemi da cinquant'anni.

Cosa è ovvio e cosa no dipende sempre da quanto uno è esperto in materia. Per un prof di economia questa discussioni sono probabilmente noiose e già sentite mille volte. Per un ignorante di economia come me, il cui unico vero contatto con la macroeconomia è stato (appunto) Civilization quando ero adolescente, tutta questa ovvietà non c'è.

Nulla di male in tutto ciò: per me i problemi di sincornizzazione di due orologi atomici (tema diventato di un qualche interesse generale dopo la storia dei neutrini superluminali) sono ovvi ma immagino che un non-fisico abbia bisogno di almeno due righe di spiegazione prima di poter essere liquidato.

Innanzitutto questa è storia economica e non economia - sono discipline diverse anche se correlate. In secondo luogo, nessuno obbliga a commentare i post. Io per esempio non mi sognerei mai di  esprimere una opinione in un blog che si occupa di fisica. Se uno (nel caso Chemist) commenta dicendo banalità ovvie (tipo: la terra gira attorno al sole) si espone al rischio di essere liquidato. E' la legge del sito

Ok, errore mio. Ero convinto che lo scopo di questo blog fosse quello di far entrare nelle zucche dure (come la mia) una qualche idea basilare di cosa sia l'economia e cosa voglia dire "pensare da economista" (cfr.). Chiedo venia.

In quanto incapace di dire alcunché di profondo ed interessante riguardo all'economia continuerò a leggervi guardandomi bene dal commentare.

Cordiali saluti

Re(5): cosa manca

chemist 12/10/2011 - 19:16

In effetti ciò che è "interessante" e ciò che non lo è può essere piuttosto soggettivo. Io per esempio trovo interessanti le questioni poste nell'articolo ma credo che sia anche interessante considerare l'aspetto "banale" dell'evoluzione tecnologica. Sicuramente Francia ed Inghilterra si trovavano in situazioni simili da questo punto di vista nel diciottesimo secolo, e sono quindi altri i fattori che hanno fatto partire la rivoluzione industriale in Inghilterra prima che in Francia... o in qualsiasi altra nazione evoluta del diciottesimo secolo. Ma cosa sarebbe successo se un cataclisma avesse cancellato dalla sera alla mattina le isole britanniche? Forse non avremmo avuto una rivoluzione industriale? O non sarebbe semplicemente partita con qualche ritardo sul continente? Detto francamente, se si considera la storia dell'umanità su un periodo piuttosto lungo mi pare si possa cogliere come il progresso tecnologico sia una driving force fondamentale nel glorioso cammino che ci ha portato a riempire quasi ogni angolo del pianeta, e da buon materialista tendo a pensare che spesso il nostro pensiero, i nostri valori, la nostra organizzazione sociale, la nostra (argh!) economia siano un tentativo spesso maldestro di adattarci all'evoluzione degli strumenti tecnologici da noi stessi creati, ribaltando cioè il rapporto causa-effetto che mi sembra qui prevalentemente accreditato. Ma non voglio infliggere a nessuno più banalità del necessario, mi liquefaccio...