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Libera nos a malo

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Come detto, è difficile fare stime perché il fenomeno delle progressioni di livello si è verificato nelle amministrazioni locali e centrali. A livello locale esistono comuni che le hanno effettuate più volte e altri che non ne hanno fatto. In questo caso dare cifre rischia di diventare "dare i numeri".

Partiamo dal deocumento del MEF, che almeno dice chiaramente che i dati sono stimati molto approssimativamente.

Se il fenomeno fosse così limitato come dici, come si spiega la crescita della differenza tra retribuzioni contrattuali e quelle effettive registrata nel pubblico impiego? Nel grafico 2.1 risulta essere in media il 5% circa.

Si spiega con il fatto, citato nel documento del MEF, che ci sono stati più di 2 milioni di passaggi nel periodo 2001-2005. Insomma, due passaggi ogni tre dipendenti pubblici, circa.

In pratica è come se ci fosse stato un rinnovo contrattuale aggiuntivo nella pubblica amministrazione, un rinnovo che però non valeva per tutti e per alcuni fortunati anche doppio.

Continuiamo con le stime. Un rinnovo contrattuale di tutti i comparti del pubblico impiego pesa molto di più dello 0,07% del PIL. Poiché la spesa per il personale nel settore pubblico, come dice il MEF, è l'11% del PIL, un rinnovo che aumenta le retribuzioni del 5% pesa sul PIL per il 0,55%.

Ma non finisce qui, perché la maggior parte dei dipendenti pubblici che vanno in pensione ci vanno ancora con il metodo retributivo, che lega la pensione all'ultimo stipendio percepito. Se quest'ultimo aumenta, anche la pensione aumenta di conseguenza.

Come detto, si rischia di dare i numeri, ma penso che il costo di questo fenomeno non sia molto lontano dall'1% del PIL. Sicuramente non lo 0,07%, che proprio è fuori dal mondo, neanche da "Il Fatto Quotidiano".