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Libera nos a malo

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pareggio di bilancio ogni anno non è buona politica

Sono perplesso. Pareggio di bilancio sempre non è buona politica in una situazione deteriorata ma è un obbiettivo a cui tendere, ogni anno quando i conti sono in ordine (a seguito di passate buone politiche) per mantenerli tali.

Il tuo ragionamento è adatto ad una situazione deteriorata, come quella Italiana, dove l'obbiettivo di riagganciare una situazione in ordine è di lungo periodo (un paio di legislature).

Se invece i conti nazionali sono in ordine - per esempio un rapporto debito/PIL del 40% - e la spesa pubblica è sotto controllo e moderata, in quanto si spende esattamente quanto previsto dal piano senza eccessi, non è difficile organizzare un'adeguata raccolta tributaria che dia esattamente il gettito necessario. Si puo' sbagliare di pochi punti percentuali e si puo' rettificare l'anno dopo, ma appunto l'obiettivo è che se la spesa è 100, il gettito è 100. Quindi l'obbiettivo di pareggiare ogni anno lo definirei "buona politica". Basta che non sia perentorio e che ci possa essere flessibilità. In questi casi "solidi" molto probabilmente l'avanzo primario è addirittura un termine sconosciuto, perché praticamente indistinguibile da quello ordinario (poco debito, situazione solida, bassa spesa per interessi).

Il problema di una situazione deteriorata come la nostra è che è anche instabile e necessita di continue correzioni. Sono d'accordo che un pareggio di bilancio "a oltranza" sarebbe sbagliato ma perché non è il bersaglio giusto. Quello giusto è la spesa. E qui' si che anno dopo anno dobbiamo ridurre fortemente la spesa clientelare ed improduttiva, rilasciando risorse (ora drenate dal fisco e dalla previdenza) al paese, e caso mai aumentare le spese di investimento e di formazione-educazione-ricerca-innovazione.

Il denominatore è indipendente dal numeratore, ma il numeratore è in buona parte dipendente dal denominatore, nel senso che, come voleva far intendere Boldrin, il debito pubblico va visto in ottica ciclica, perché grazie anche agli stabilizzatori automatici, tende a trovare un equilibrio automatico verso il pareggio di bilancio, il debito diminuisce in fasi espansive e aumenta in quelle recessive. Per il pareggio di bilancio l'unica giustificazione che conosco (a malapena a dir la verità)è il teorema di Haavelmo (o teorema del pareggio di bilancio), ma sul piano pratico presenta delle difficoltà.

 

Scusate mi erano sfuggiti alcuni post sopra e quello di brighella, volevo cancellare il commento ma non trovo il tasto per farlo.

il problema è il nostro debito elevato in rapporto al PIL soprattutto in rapporto al limite del  60% del patto di stabilità e crescita e cosa ne pensa il mercato che deve comprare i nostri titoli e se ci va bene spendere il 10% della spesa pubblica in interessi sul debito.Il pareggio di bilancio (se non anche un surplus) ci serve almeno per il periodio necessario a scendere sotto il 60% del debito/PIL (a meno che non venga modificato questo parametro),tenendo conto della nuova regola che prevede che il debito/PIL dal 2013 scenda di almeno un ventesimo dell'eccedenza del 60,al di la' di cosa si creda che sarebbe meglio in situazione "normale":certo,a livello teorico e senza le regole europee,se il mercato si accontentasse di tassi di interesse pari a quelli del 2010 ,a livello di sostenibilità potremmo anche accontentarci di stabilizzarlo e pagare 3-4 punti di PIL all'anno di interessi e lo si potrebbe fare anche in presenza di un fabbisogno al 2,3% di PIL,anche se il PIL nominale dovesse crescere anche solo del 2% (tendenzialmente una crescita reale a zero,con inflazione dei prodotti interni al 2),come media (tenendo conto,magari,che nei periodi di PIL nominale a 0 o inferiore,il fabbisogno/PIL sia piu' alto,e che nel caso di crescita del PIL nominale piu' alta,magari al 4,il fabbisogno/PIL sia piu' basso,lasciando agire gli stabilizzatori automatici).Ma essendoci la regola del 60 e la nuova regola di riduzione annua minima,il pareggio di bilancio è il minimo,di fronte alla crescita che abbiamo e che si prefigura.Io direi un pareggio quando il PIL cresce ai tassi previsti  nei prossimi 2 anni,un avanzo se il PIL nominale cresce 0 o anche meno,e magari un piccolo deficit se il PIL nominale dovesse crescere al 4,per permetterci comunque di ridurre di almeno 3 punti all'anno il debito/PIL e portarlo nel giro di 20 anni al 60.Certo,se poi si riescono a fare riforme che accellerino la crescita,si puo' avere un po' piu' di spazio di manovra.E poi man mano che il rapporto debito/PIL si abbassa è presumibile che si abbassi il rapporto interessi/PIL sia per l'abbassamento del rapporto debito/PIL sia perchè quest'ultimo abbassamento dovrebbe abbassare il rischio solvibilità e quindi far ridurre anche i tassi di interesse.A quel punto,ogni anno si liberano un po' di risorse da utilizzare o per ridurre le imposte o per aumentare la spesa primaria.Pero' per fare ogni ragionamento realistico,occorre tener conto del nostro livello di debito/PIL,dei parametri del patto di stabilità e crescita e della nuova regola di riduzione del rapporto debito/PIL.Se non sbaglio,si erano rivoltati contro la richiesta di riduzione del debito/PIL e per una sua stabilizzazione,il gruppo di economisti che forse hanno pure scritto al famosa lettera dei cento.

http://www.appellodeglieconomisti.com/

pero' ritengo,al di la' dei parametri richiesti dall'europa,che stabilizzare il debito/PIL al 120,anche con tassi decenti,non sia consigliabile perchè comunque si sarebbe in balia di eventuali scossone o starnuto del mercato o crisi economiche ancora piu' che avendo un debito/PIL sotto il 60 o ancora piu' basso (io addirittura sarei per portarlo a zero in 60 anni con disavanzi crescenti anno per anno utilzzando il risparmio degli interessi mano a mano che cala il rapporto debito/PIL).