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Solidarietà a Oscar Giannino

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La tesi secondo cui è essenziale espandere la moneta non è di Brancaccio (che è comunque un economista eterodosso), ma si giustifica in base a considerazioni per certi aspetti simili.  Espandere la moneta avrebbe due vantaggi essenziali:

  1. incrementa la domanda aggregata nel complesso dell'Eurozona, cosa che nella situazione attuale stimolerebbe la crescita.
  2. favorisce il processo di rivalutazione interna tra paesi core e periferici, attraverso il cambiamento del livello dei prezzi, che dovrebbe essere più alto nei primi e più basso nei secondi.  Da notare la differenza tra questo mutamento e l'inflazione, che è un processo continuo e coinvolge la moneta Euro nel suo complesso.  Ma se l'inflazione complessiva è troppo bassa, il livello dei prezzi nei paesi periferici tende a calare in termini assoluti, e il processo diventa molto più lento e difficoltoso, a causa delle rigidità interne al sistema economico.

Al che ho obbiettato che l'articolo mi pareva quanto meno monco;non si prendeva in considerazione nessuno dei fattori che hanno portato l'Italia al bassissimo tasso di crescita,dalla produttività al capitale umano dalle pensioni alle aziende pubbliche,dall'alto livello di tasse che disincentiva  ecc.

È vero.  Ma questi fattori esistono da oltre dieci anni, e una crisi da domanda prolungata non può che peggiorarli ulteriormente.  Di converso, i fattori specifici dell'Italia non spiegano le difficoltà in paesi come Spagna, Irlanda, Portogallo, Belgio ecc.

Ho proseguito sollevando dei dubbi circa la possibilità che una moneta più debole possa dare gli effetti sperati anche  solo sul breve termine.  In particolare può l'industria italiana competere con paesi che non solo hanno una moneta più debole ma anche un costo del lavoro molto più basso e sono molto più produttivi?

Se non si espanderà l'industria lo farà qualche altro settore, ad esempio i servizi, o il turismo low-cost.  Il punto è che questo riproduce l'equilibrio "naturale" del mercato, in assenza di crisi macroeconomiche/monetarie.

E poi ,le importazioni soprattutto delle materie prime?

Dipende da quanto si "svaluta".  È ovvio che se si esagera rispetto all'obettivo "naturale" di lungo termine o alla prassi consolidata sorgono inconvenienti.  Ma oggi siamo piuttosto lontani (nelle previsioni di mercato) anche da quell'obiettivo di "inflazione appena sotto il 2% annuo" sbandierato dalla BCE.

Per quanto riguardava invece la domanda di lavoro interna ho espresso dei dubbi basandomi sulla relazione tra inflazione e disoccupazione.  Se ben ricordo quanto più velocemente i salari si adeguano all'inflazione tanto più è inutile una politica del genere.

I meccanismi di trasmissione sono diversi, non c'è solo quello dei salari.  E in ogni caso, i salari nominali sono molto lenti a diminuire quando l'inflazione cala, quindi l'utilità rimane a patto di non superare gli obiettivi consolidati.

OK.

Quale parte della domanda aggregata?C I o EXPORT-IMPORT aumenterebbe in Italia?

 

Poi ,l'aumento dei prezzi maggiore nei paesi core(in che modo praticarlo?di quanto maggiore?) e minore nei paesi periferici non provocherebbe una diminuzione di ricchezza (maggiore in quei paesi maggiormente virtuosi) con conseguente abbassamento di domanda ?

I fattori che ho citato mi pare che non abbiano a che fare con la domanda, provocano un freno alla crescita  e si potrebbero correggere senza alterare la politica monetaria.

Quali altri meccanismi?Quello degli investimenti?Ma all'improvviso può diventare attrattivo un paese come l'italia che nell'ultimo rapporto della banca mondiale si trova all'87simo posto nella classifica sulla facilità di fare impresa?

Quale parte della domanda aggregata?C I o EXPORT-IMPORT aumenterebbe in Italia?

Impossibile dirlo a priori.  Un mix delle tre cose, probabilmente.  La scomposizione Y = C+I+G+NX è indicata per valutare le politiche economiche e di bilancio, non è indicata per la politica monetaria.

Poi ,l'aumento dei prezzi maggiore nei paesi core(in che modo praticarlo?

Viene da sé, perché i paesi core rispetto ai periferici sono più produttivi e vicini alla piena occupazione.  Se avessero una moneta separata si apprezzerebbe.

non provocherebbe una diminuzione di ricchezza (maggiore in quei paesi maggiormente virtuosi) con conseguente abbassamento di domanda ?

Cosa si intende qui per ricchezza? Valore degli immobili, forse (l'unica ricchezza patrimoniale dove vi sono grandi rigidità)?  Quel mercato non a caso si è inceppato, e se la valutazione degli immobili scende è un vantaggio.

I fattori che ho citato mi pare che non abbiano a che fare con la domanda, provocano un freno alla crescita  e si potrebbero correggere senza alterare la politica monetaria.

Certamente.  Ma questo non sarebbe un buon motivo per continuare una politica monetaria inefficace.

Quello degli investimenti?Ma all'improvviso può diventare attrattivo un paese come l'italia che nell'ultimo rapporto della banca mondiale si trova all'87simo posto nella classifica sulla facilità di fare impresa?

Un cambiamento relativo sarebbe comunque vantaggioso.  E di meccanismi di trasmissione ne esistono svariati a partire dal meccanismo della riduzione dei saldi monetari, che i monetaristi considerano il più importante.

In generale, vorrei far notare che la politica in questione serve all'Eurozona e ai paesi periferici nel loro complesso, più che all'Italia.  L'inflazione italiana è piuttosto alta, a differenza di altri paesi.  Invece qui sarebbe molto utile la supply-side policy ("per la crescita"), ancora più del rigore di bilancio. In ogni caso una risoluzione della crisi dell'Eurozona ci aiuterebbe indirettamente.

Se ho ben capito ,sostieni che una moneta più debole nei paesi periferici dell'area Euro dovrebbe permettere a questi paesi di crescere e a noi di aumentare il Pil grazie alla loro domanda?

Ritornando agli altri argomenti non mi hai granchè convinto.Intanto perchè per aumentare il Pil italiano tramite l'export dovremmo essere sicuri che l'aumento del costo delle importazioni susseguente a una moneta più debole dovrebbe essere più che compensato da un aumento delle esportazioni e su questo nutro dei dubbi dato che la domanda di petrolio penso sia piuttosto rigida.

Poi per quanto riguarda l'inflazione che dovrebbe aumentare l'occupazione e i consumi non ho capito la risposta.

Per gli investimenti infine mi hai detto che un cambiamento di politica monetaria sarebbe comunque vantaggioso,senza prendere in considerazione tutti gli altri fattori che costituiscono un freno alla crescita e che sono molto più rilevanti rispetto al semplice costo del denaro; mi sembra una risposta poco ragionata ,senz'offesa.

 Per ricchezza intendo i risparmi investiti in titoli che in seguito ad una politica monetaria espansiva vedrebbero ridotto il loro potere d'acquisto

Infine,ti prego di dare un occhiata a questo

http://www.doingbusiness.org/rankings

Se ho ben capito ,sostieni che una moneta più debole nei paesi periferici dell'area Euro dovrebbe permettere a questi paesi di crescere e a noi di aumentare il Pil grazie alla loro domanda?

Non proprio.  Dal punto di vista italiano, una soluzione della crisi negli altri paesi Euro genererebbe un aumento dell'offerta aggregata, quindi un incremento sostenibile del PIL reale.  Sulla domanda poco si può dire, dipende da molti fattori.

Ritornando agli altri argomenti non mi hai granchè convinto.Intanto perchè per aumentare il Pil italiano tramite l'export dovremmo essere sicuri che l'aumento del costo delle importazioni susseguente a una moneta più debole dovrebbe essere più che compensato da un aumento delle esportazioni.

Ma io sto proponendo una politica di espansione monetaria, non di bilancia commerciale.  La banca centrale è comunque in grado di aumentare il PIL nominale, spetta al mercato riequilibrare importazioni ed esportazioni.

La questione del petrolio è spinosa, perché un aumento delle aspettative di crescita mondiale ne fa salire immediatamente il prezzo.  A mio parere se si vuole uscire davvero dalla crisi globale occorre rassegnarsi: l'aspetto negativo è immediato, quello positivo richiede più tempo.

Poi per quanto riguarda l'inflazione che dovrebbe aumentare l'occupazione e i consumi non ho capito la risposta.

È semplice.  Se la BCE spende 1€ nuovo di zecca per acquistare un BOT da un risparmiatore italiano che detiene 100€ di saldi monetari, il risparmiatore si ritroverà con 101€ di saldi monetari rispetto all'ottimo precedente di 100€.  Quindi sarà portato ad acquistare beni esistenti per 1€, oppure a spendere 1€ in consumi o investimenti.  Nel secondo caso il prodotto nominale aumenta, nel primo caso si ripete l'analisi con chi ha venduto i beni.  Ovviamente esistono delle complicazioni, ma il meccanismo è equivalente a quello descritto dai keynesiani.

Per ricchezza intendo i risparmi dei tedeschi investiti in titoli che vedrebbero il loro potere d'acquisto diminuito.

Se i risparmi sono investiti in azioni il loro valore non diminuisce, perché insieme ai prezzi aumentano anche i redditi nominali in Germania.  Se sono obbligazioni o titoli esteri c'è una variazione di qualche punto percentuale.  Nulla in confronto agli haircut che i tedeschi si apprestano a sostenere sul debito greco, e in ogni caso si tratta di rischi connaturati a un'unione valutaria come l'Eurozona.

Per gli investimenti infine mi hai detto che un cambiamento di politica monetaria sarebbe comunque vantaggioso,senza prendere in considerazione tutti gli altri fattori che costituiscono un freno alla crescita e che sono molto più rilevanti rispetto al semplice costo del denaro; mi sembra una risposta poco ragionata ,senz'offesa.

No, forse non è chiaro ma io sono a favore di una politica per gli investimenti, compreso aumentare la libertà d'impresa a cui lei faceva riferimento; sia per l'impatto sull'efficienza, sia perché attrarrebbe capitali dall'estero ed aumenterebbe il credito bancario, permettendo di compensare l'impatto recessivo dell'austerità di bilancio.  Ma in qualsiasi carenza di domanda effettiva il problema di base è sempre monetario.  Altrimenti ci si fermerebbe alla antica legge di Say.

Mi scusi,sarà che lei ha conoscenze più vaste delle mie ma non riesco a seguirla.

Lo scopo che si vuol raggiungere con questa benedetta politica monetaria espansiva è quello di far aumentare il reddito e l'occupazione.Giusto?Ora, quanto più sensibili sono gli investimenti alla politica monetaria espansiva tanto più aumenterà la domanda aggregata,ok?Io sostengo che intervenendo con una politica monetaria espansiva non so se aumenterebbero gli investimenti date le nostre condizioni strutturali,lei cosa sostiene?non l'ho capito.Inoltre  secondo lei EXPORT-IMPORT diventerebbe positivo  grazie ad una moneta più debole date le nostre condizioni strutturali?

Inoltre  una politica monetaria espansiva sarebbe tanto più inefficace nell'aumentare la domanda  di lavoro delle imprese e quindi l'offerta aggregata quanto più velocemente i salari si adegueranno all'aumento dei prezzi.Lei cosa sostiene?I lavoratori offriranno più lavoro ad un salario reale più basso o pretenderanno un aumento del salario nominale pari all'aumento dei prezzi con conseguente inefficacia della politica monetaria espansiva?

In pratica avremmo, nel modello AD-AS un reddito di equilibrio che si muoverebbe in misura tanto minore quanto più l'AS è verticale.Per una curva AS perfettamente verticale avremmo solo un aumento dei prezzi.

P.s.Mi scuso per essere andato OFF TOPIC ,ma l'aggressione nei confronti di Oscar Giannino è talmente incivile e brutta che ogni commento mi è parso superfluo

Ora, quanto più sensibili sono gli investimenti alla politica monetaria espansiva tanto più aumenterà la domanda aggregata,ok?

La politica monetaria espansiva aumenta la domanda aggregata nell'ambito dell'Eurozona, almeno in senso nominale.  Su questo ci sono ben pochi dubbi, soprattutto dopo esperienze come il QE2 negli Stati Uniti.  Non è chiaro come questo aumento si ripartirà tra C, I e NX, dipende ad es. dalla scelta degli agenti tra consumo presente e futuro.

Per quanto riguarda l'Italia, se la curva di offerta di breve periodo (SRAS) è localmente quasi-verticale allora l'aumento di domanda aggregata aumenterà il livello dei prezzi, e non sortirà effetti rilevanti sulla scala di attività.  Questo equivale a dire che in Italia non c'è una recessione da carenza di domanda.  Non so quanto ciò sia plausibile per l'Italia ora, ma non lo è per gli altri paesi periferici, e diventerebbe meno probabile dopo una manovra di austerità.

Inoltre  una politica monetaria espansiva sarebbe tanto più inefficace nell'aumentare la domanda  di lavoro delle imprese e quindi l'offerta aggregata quanto più velocemente i salari si adegueranno all'aumento dei prezzi.Lei cosa sostiene?

È vero, se i salari nominali sono molto flessibili oppure si adeguano al livello di inflazione la SRAS è più ripida.  Ma ci sono due punti importanti. (1) la disinflazione e la deflazione tendono ad avere minore influenza sui salari nominali, rispetto agli aumenti dei prezzi.  Quindi in questo senso i salari sono rigidi, e la SRAS è meno ripidamente inclinata. (2) oltre alle rigidità dei salari esistono quelle dei prezzi.  Se la politica monetaria è troppo restrittiva rispetto alle aspettative e al livello dei prezzi corrente, si generano tendenze deflazionistiche che non portano tuttavia ad un equilibrio in tempi brevi.  Quindi, per un certo tempo, il sistema dei prezzi nominali non sgombra i mercati: la disponibilità a vendere (e acquisire moneta) è molto superiore rispetto a quella ad acquistare (e cedere moneta).  In previsione di ciò, gli imprenditori riducono investimenti e produzione, e l'economia ne risente.

La tesi secondo cui è essenziale espandere la moneta non è di Brancaccio (che è comunque un economista eterodosso), ma si giustifica in base a considerazioni per certi aspetti simili. 

Ecco è questo tipo di commento che, personalmente, conferisce a certi argomenti il senso dell'araba fenice. Inoltre genera un dibattito sulle interpretazioni (secondo me non dice proprio questo, però dice una cosa simile...) e siamo in calce ad un post di solidarietà a Giannino...

Se volete far conoscere le vostre idee (o quelle della persona che considerate il vostro punto di riferimento) abbiate la pazienza di riassumercele in un post (magari corredato di link per approfondimento). Se logicamente coerente la redazione ve lo pubblicherà e noi lettori lo leggeremo. 

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