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Solidarietà a Oscar Giannino

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Ora, quanto più sensibili sono gli investimenti alla politica monetaria espansiva tanto più aumenterà la domanda aggregata,ok?

La politica monetaria espansiva aumenta la domanda aggregata nell'ambito dell'Eurozona, almeno in senso nominale.  Su questo ci sono ben pochi dubbi, soprattutto dopo esperienze come il QE2 negli Stati Uniti.  Non è chiaro come questo aumento si ripartirà tra C, I e NX, dipende ad es. dalla scelta degli agenti tra consumo presente e futuro.

Per quanto riguarda l'Italia, se la curva di offerta di breve periodo (SRAS) è localmente quasi-verticale allora l'aumento di domanda aggregata aumenterà il livello dei prezzi, e non sortirà effetti rilevanti sulla scala di attività.  Questo equivale a dire che in Italia non c'è una recessione da carenza di domanda.  Non so quanto ciò sia plausibile per l'Italia ora, ma non lo è per gli altri paesi periferici, e diventerebbe meno probabile dopo una manovra di austerità.

Inoltre  una politica monetaria espansiva sarebbe tanto più inefficace nell'aumentare la domanda  di lavoro delle imprese e quindi l'offerta aggregata quanto più velocemente i salari si adegueranno all'aumento dei prezzi.Lei cosa sostiene?

È vero, se i salari nominali sono molto flessibili oppure si adeguano al livello di inflazione la SRAS è più ripida.  Ma ci sono due punti importanti. (1) la disinflazione e la deflazione tendono ad avere minore influenza sui salari nominali, rispetto agli aumenti dei prezzi.  Quindi in questo senso i salari sono rigidi, e la SRAS è meno ripidamente inclinata. (2) oltre alle rigidità dei salari esistono quelle dei prezzi.  Se la politica monetaria è troppo restrittiva rispetto alle aspettative e al livello dei prezzi corrente, si generano tendenze deflazionistiche che non portano tuttavia ad un equilibrio in tempi brevi.  Quindi, per un certo tempo, il sistema dei prezzi nominali non sgombra i mercati: la disponibilità a vendere (e acquisire moneta) è molto superiore rispetto a quella ad acquistare (e cedere moneta).  In previsione di ciò, gli imprenditori riducono investimenti e produzione, e l'economia ne risente.