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Il governo Monti, i Politici, e la Fase 2

8 commenti (espandi tutti)

Se c’è una cosa certa, è che sono troppi.

Se lo decidi tu. Se lo decido io, sono pochi. Non sarebbe meglio farlo decidere al mercato?

Non lo decido io, sono i confronti con tutti gli altri paesi che lo dicono, leggi meglio

Non lo decido io, sono i confronti con tutti gli altri paesi che lo dicono, leggi meglio

Io ti potrei rispondere esattamente con le tue stesse parole, "leggi meglio" incluso, ma non andremmo da nessuna parte.

Ok, proviamo ad andare avanti. Tu dici di lasciar decidere il mercato. Non pensi che in questo caso le decisioni del mercato si riflettano anche sulla spesa pubblica? Un’espansione di questo mercato comporta, allo stato attuale, aumenti della spesa pubblica. Per questo è opportuno fare confronti con gli altri paesi e pensare a riforme complessive, non perché ci sia la voglia di determinare un numero magico (quanti dovrebbero essere gli avvocati). Le informazioni a disposizione, dicono che la spesa per la giustizia è in linea con quella degli altri paesi, il numero di magistrati anche, mentre il numero di nuove cause e processi pendenti (nel civile si parla di qualche milione di cause) è nettamente fuori da valori medi. Per dire ci vogliono 1210 giorni per decisioni riguardo gli inadempimenti contrattuali (ed infatti siamo agli ultimi posti in termini di competitività secondo i report Doing Business della banca mondiale). Il numero degli avvocati è ancor più clamorosamente lontano dai valori medi e mediani (e difficilmente è spiegabile soltanto dal numero di inattivi). Se la liberalizzazione della professione portasse ad un ulteriore aumento del numero degli avvocati, visto che non mi aspetterei aumenti di tariffe conseguente ad una liberalizzazione, posso pensare che dipenda anche dall’aumento del numero delle cause, o secondo te ci sono altri fattori più rilevanti che potrebbero determinare tutto ciò? Perché il liberalizzare una professione, deve poter aumentare la spesa pubblica? Non sarebbe necessario che ci siano disincentivi che riducano una tale possibilità? L’idea che le nuove entrate (IRPEF degli avvocati, come diceva Corrado) copra le maggiori spese è tutto da dimostrare, l’aumento della spesa pubblica invece mi sembra che sarebbe scontato, a meno che non si vogliano avere peggioramenti in termini di servizi offerti. Per questo, secondo me, una liberalizzazione dovrebbe farci progredire verso i valori medi/mediani anche in termini di numero di avvocati, non perché abbia in mente un numero particolare.

PS: perché quando parlavi de notai facevi notare come il numero per abitante fosse ridotto rispetto ad altri paesi, mentre in questo caso sembra che trascuri questi confronti?

Ti voglio bene! Platonicamente e virilmente sia chiaro, ma ti voglio bene.

Il mercato deve avere un difetto a noi ignoto per cui è fantastico per ottimizzare i settori a bassa scolarizzazione ma diventa pericolosamente inadeguato per quelli ad alta scolarizzazione soprattutto se gestiti da ordini professionali (avvocati, notai, giornalisti, ma anche insegnanti).

Il mercato deve avere un difetto a noi ignoto per cui è fantastico per ottimizzare i settori a bassa scolarizzazione ma diventa pericolosamente inadeguato per quelli ad alta scolarizzazione soprattutto se gestiti da ordini professionali (avvocati, notai, giornalisti, ma anche insegnanti).

mi dispiace che sua stato inteso in questo senso. Il mio punto era un altro: chissenefrega se gli avvocati o qualunque settore ad elevata scolarizzazione ecc.  guadagni di meno, era relativo a possibili effetti su domanda e gettito fiscale se le liberalizzazioni facessero scendere i redditi delle categorie protette senza far aumentare significativamente il numero di new entries. Per dire, probabilmente anche i nuovi avvocati low cost (ma anche architetti, medici specialisti, whatever)  avrebbero una parte significativa del loro reddito tassata ad aliquota piuttosto alta, gli utenti invece no, quindi il loro risparmio dovrebbe fruttare un gettito minore.

L'altro punto poi, era che le liberalizzazioni dovrebbero avere anche un altro effetto, cioè quello di eliminare, tra gli operatori protetti, quelli con peggior rapporto qualità/prezzo. Per cui alle liberalizzazioni non si oppone una élite di prfessionisti di alto livello, ma una massa di professionisti di livello medio-basso, e questo magari spiega le resistenze politiche alle liberalizzazioni

 

Stavo anche per accusarti di essere in palese conflitto di interessi in quanto bibliotecario e quindi pro scolarizzati :-).

Il discorso liberalizzazione è sicuramente troppo complesso ma, ad intuito, le minori entrate fiscali per lo stato sarebbero compensate dai minori costi e dal miglior servizio per i suoi cittadini. Non di sole tasse vive una comunità.

L'altro punto poi, era che le liberalizzazioni dovrebbero avere anche un altro effetto, cioè quello di eliminare, tra gli operatori protetti, quelli con peggior rapporto qualità/prezzo. Per cui alle liberalizzazioni non si oppone una élite di prfessionisti di alto livello, ma una massa di professionisti di livello medio-basso, e questo magari spiega le resistenze politiche alle liberalizzazioni

Penso sia più una resistenza psicologica: un timore di dover ridurre le tariffe e lavorare di più causa maggior concorrenza.

Voglio sperare che il numero di avvocati che teme di essere eliminato per scarsa qualità/prezzo sia esiguo o inesistente

 

Deve essere per forza una resistenza anche psicologica.

Ci sarà il timore di finire in miseria tutti in automatico una volta liberalizzati.

Ma è una cosa comune a tutti i settori più o meno protetti (almeno nella cerchia delle persone che frequento), quando dico loro che lavoro in un settore che agli antipodi (e non ha santi in nessuno posto) e benché non faccia i miliardi riesco a vivere (e comunque c'è qualcuno più bravo di me che li fa) si incupiscono...