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"Operazione Cortina": una polemica inutile

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Ma è proprio sicuro che chi ha un reddito anno di 12.000 euro ne paga la metà tra imposte e contributi? Non c'è una progressione dell'aliquota a scaglioni, per cui le fasce di reddito più basse pagano aliquote relativamente modeste?

Ipersemplificando, ci sono i minimi contributivi, in generale pari al 32,70% del minimale di retribuzione giornaliera, €44,49. Quindi qualsiasi sia la retribuzione, almeno circa 15 euro di contributi giornalieri (ma alla fine sono di più). L'esercito di commesse che lavora per 500 euro in nero al mese per 6 giorni la settimana, non porta a casa nemmeno 20 euro al giorno, quando non le pagano in natura (vestiti). Se ci pagassero quei contributi, porterebbero a casa 5 Euro al giorno.

Le povere operaie di Barletta lavoravano per 32 Euro al giorno. A pagarci i contributi, avrebbero portato a casa al massimo 17 Euro al giorno.

Il sistema italiano (il minimo contributivo pari a quanto serve per ottenere una somma pari all'assegno sociale) è totalmente senza senso economico in molte aree del paese (perché mai uno dovrebbe pagare in contributi  più di quanto riesce a portare a casa per ottenere poi una pensione pari all'assegno sociale che danno a tutti?).

Altri sistemi, come quello Britannico, dove costo del lavoro, lordo e netto sono equivalenti fino ai primi £7072 annui, non fanno pagare né contribuzione né tributi fino a quel livello. Niente di niente. In Euro al cambio di oggi, in un paese che ha praticamente lo stesso PIL pro capite reale della RI e lo stesso indice di Gini, questi sono 714 Euro netti al mese.

Per le aree più sviluppate del paese un simile approccio non sarebbe una gran differenza, ma in quelle non altrettanto sviluppate milioni di persone smetterebbero di essere evasori o eversori fiscali dalla notte al giorno.

Il sistema britannico però è diverso da quello italiano: lì la pensione di stato è piatta per tutti e dipende tuttalpiù dagli anni di contribuzione; chi vuole una pensione più adeguata deve finanziarla autonomamente.  Quindi i contributi sono pecuniariamente inferiori a quelli di un sistema contributivo come quello italiano, ma la distorsione indotta dal sistema è piuttosto alta.  Il sistema italiano lascia alla pensione sociale il compito di assicurare un minimo dignitoso, e per il resto restituisce quanto versato, seppure con le opportune perequazioni.  La cosa è economicamente più sensata (di fatto, si può "redistribuire" il reddito sull'intera vita lavorativa anziché anno per anno), con l'avvertenza di cui sopra sui redditi più bassi, che implica anche di modificare il sistema dei minimi contributivi.

Il sistema britannico però è diverso da quello italiano: lì la pensione di stato è piatta per tutti e dipende tuttalpiù dagli anni di contribuzione; chi vuole una pensione più adeguata deve finanziarla autonomamente.

Sì, ma non capisco che c'entra con l'assurdità di chiedere il pagamento di un minimo contributivo pari a quanto sarebbe necessario per ottenere quanto offre una prestazione che ottengono tutti i residenti senza aver versato un singolo copeco.

Nella RI tra l'altro i contribuenti pagano già (spero dalla fiscalità generale) quanto serve per far ottenere a queste persone l'assegno sociale.

Il sistema italiano lascia alla pensione sociale il compito di assicurare un minimo dignitoso, e per il resto restituisce quanto versato, seppure con le opportune perequazioni.  La cosa è economicamente più sensata

Dubito. Dubito fortemente. Tutti i calcoli che ho visto fino ad ora mi mostrano che il sistema contributivo italiano non da un gran ritorno sull'investimento, anzi, sotto diverse ipotesi in diversi scenari non da proprio un ritorno, ma una perdita.

con l'avvertenza di cui sopra sui redditi più bassi, che implica anche di modificare il sistema dei minimi contributivi.

Il sistema com'è in piedi oggi non ha senso, ed azzoppa le economie di aree immense del paese. Avrebbe molto più senso un sistema in cui fino a 700-800 euro al mese (o quello che viene ritenuto un minimo di sopravvivenza) non si pagassero contributi (e tributi!), il costo del lavoro sia pari al netto, e sopra venissero pagati in maniera proporzionale fino ad un massimale, comunque piuttosto basso (non deve essere certo compito dello stato fare l'assicuratore per garantire pensioni da migliaia di euro mensili).


Tra l'altro, secondo me, chi lavora per la sussistenza invece di andare a rubare o chiedere un benefit non realmente necessario (nel sistema italiano: un'assunzione clientelare o una pensione di invalidità fasulla vel similia), merita ampiamente di venire premiato dal resto della società, invece di essere considerato ed eventualmente trattato come un eversore.

Dubito. Dubito fortemente. Tutti i calcoli che ho visto fino ad ora mi mostrano che il sistema contributivo italiano non da un gran ritorno sull'investimento, anzi, sotto diverse ipotesi in diversi scenari non da proprio un ritorno, ma una perdita.

Anche i dati che ho visto mi indicano una perdita di qualche punto percentuale, rapportata a valore attuale.  Probabilmente è accettabile, considerato che i contributi finanziano anche altro.  Ma ciò che ritenevo economicamente sensato, rispetto al sistema UK, è il principio secondo cui un conto sono le pensioni minime, ma per il resto il sistema si basa sull'entità dei contributi versati.  Su questo possiamo essere in disaccordo, poiché le questioni che ponevo prima sono abbastanza sottili, e anche il sistema UK ha una sua logica apprezzabile.

Concordo invece pienamente sia sul sistema perverso dei contributi minimi, sia sull'opportunità di sussidiare il lavoro regolare dei redditi più bassi, come del resto ho già scritto.  Poco importa poi se questo sostegno si concretizzi nello sgravio dai contributi o in altro modo.  (Purtroppo discriminare contro le assunzioni clientelari pone qualche problema politico.)

Leggo ora la tua domanda e vedo che Alessandro - che ringrazio - ha già risposto. Nulla da eccepire. Sottolineo solo il primo termine che ha dovuto usare: "ipersemplificando".  Perché legendo un doc inps ho trovato circa 400 fattispecie diverse di contribuzione e quindi per dare una risposta non kilometrica si è costretti a ipersemplificare. Sarebbe meglio che a ipersemplificare fosse lo stato, prevedendo trattenute il piu' possibile universali. Unica eccezione plausibile che mi viene in mente è l'assicurazione infortuni, che oggettivamente è corretto che sia diversa tra edilizia e commercio, per fare un esempio.  Tornando alla progressività dei contribuiti, penso che si possa avere anche qui una no-tax area, una zona di progressività che parte alla no tax area e sale fino ad un livello accettabile, e poi che diventi flat come ora. Contemporaneamente rendere esenti da iva le imprese individuali che fatturano meno di 50-80K€ (come in CH) e di cui si è già parlato qui in passato.  Queste due misure a mio avviso depotenziano le necessità di evasione delle attività a basso reddito, dando loro una possibililità di crescita.