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"Operazione Cortina": una polemica inutile

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Relativamente ai coloni americani la mia era una domanda retorica. Rispondere sì è proprio il punto della questione. Non credo le sfugga.

Sugli autori di NFA: non mi sembra sia nel mio caso un argomento jolly né tanto meno ultimo argomento. Può non condividere quanto dicevo, può anche considerare non argomentative le mie parole, ma certamente non può ritenere che il mio post parli esclusivamente o furbescamente di questo. Le mie idee e posizioni non necessariamente sono giuste o condivisibili tuttavia non credo manifestino voglia sofistica di giocare alla rincorsa delle fallacie. Detto ciò le sfugge, forse, che la mia era una risposta alla seguente questione: "se proprio non vi piace il livello di tassazione, potete emigrare dove le tasse sono al livello che più vi gusta". La mia risposta (supponevo chiara, ma evidentemente non lo è) sottolineava come l'autore abbia generalizzato una possibilità concessa solo a chi ha fatto determinati studi o ha scelto determinate professioni. Ritengo che non si tratti di una vera opzione. Voler sostenere che un artigiano o un laureato in giurisprudenza possano decidere di emigrare è errato.

P.S. Rilevo un livello di sensibilità particolarissimo. Non mi sembra così squallido ed offensivo.. abbiamo metri completamente diversi addirittura pensavo di non aver offeso nessuno. Suvvia un po' di tolleranza d'altra parte sul sito abbiamo assistito al più fiero disprezzo per la razza meridionale...

p.p.s. colgo l'occasione per sottolinearle il mio apprezzamento per i suoi commenti che leggo davvero molto volentieri (al di fuori di ogni ironia). Ricordo con piacere la disputa riguardo Chomsky.

Seguitemi in questo ragionamento per punti: 1) i coloni americani ad un certo punto scelgono di infrangere la legge (da loro ritenuta ingiusta) 2) lo fanno in modo palese, assumendosi in prima persona la responsabilità (qualcosa come il tè nel mare e gli allegri soldati di sua maestà che sparano) 3) fanno una rivoluzione e creano una nazione nuova (sempre assumendosi le responsabilità, che all'epoca si chiamavano pallottole e baionette, non multe della GdF) Più o meno per carità lo so che non è stato così semplice. Ora sarò io miope ma non vedo nell'evasore medio italiano il punto 2 e 3. Credo che in molti manchi anche metà del punto 1, quella tra parentesi. La differenza tra chi è stato beccato a Cortina e i coloni sta tutta qui. Non si pretende certo di fondare nazioni nuove nello stivale, ma se non si paga per protesta, non lo si può fare di nascosto e sperando di non essere beccati, perché quella non è una protesta, dalle mie parti si dice sia una paraculata...

Per il resto condivido l'appunto sull'emigrazione;

a meno dell'osservazione sull'emigrazione

Perfetto mi trovo d'accordo.. però proviamo ad analizzare in modo più ampio. I coloni americani non decidono all'improvviso di scaricare il tè a mare. Precedentemente iniziano a commerciare clandestinamente. Il Tea Party è la conseguenza della successiva repressione inglese culminata con la chiusura del porto di Boston. Potremmo immaginare che l'evasione fiscale sia una prima fase di un movimento sempre più ampio. Rendiamoci anche conto che le rivoluzioni abbisognano di una pluralità di condizioni storiche tra le quali la componente economica è sicuramente preponderante.
Tolta una parte di evasore per pura libidine, la maggior parte degli evasori prova a difendere il proprio reddito ed il proprio doppio lavoro.. Il fatto che agli onori della cronaca balzi Cortina è indicativo. Si vuol far apparire l'evasione come un fenomeno per ricchi, ma non è così. Purtroppo si evade per necessità. Poi c'è anche chi ritiene ingiusto dover cedere allo Stato una parte dei suoi guadagni a fronte di servizi inesistenti. Se considerate la realtà napoletana, vi rendete conto che servizi come trasporti, sanità ed istruzione non sono di fatto esistenti. A fronte di una tale situazione il cittadino è costretto a servirsi dei privati (laddove abbia la possibilità economica) e quindi a pagare due volte lo stesso servizio (una volta paga come tasse, per esempio, la possibilità di avere una radiografia dalla struttura pubblica, un'altra paga il privato che effettivamente gli fornisce la prestazione in un tempo valido). Non me la sento di condannare chi evade alla luce di garantirsi una possibilità di sopravvivenza in più. Anche partire per farsi curare a Milano ha dei costi elevatissimi che pur devono essere compensati (inoltre mi sembra assurdo che il cittadino milanese debba pagare la prestazione sanitaria a quello napoletano solo perché la classe politica napoletana preferisce garantire straordinari da 18.000€ mese.. Potremmo votare altri voi dite.. ma vi assicuro che non cambia nulla.)

p.s. sapete una cosa del federalismo che mi piace? L'idea di "affamare" la classe politica inefficiente. A quel punto o continuano a dare 18.000€ al mese per finti straordinari o chiudono gli ospedali. Forse a quel punto davvero succederebbe la rivoluzione.

Potremmo immaginare che l'evasione fiscale sia una prima fase di un movimento sempre più ampio. Rendiamoci anche conto che le rivoluzioni abbisognano di una pluralità di condizioni storiche tra le quali la componente economica è sicuramente preponderante.

Mi sembra un tentativo ex post di nobilitare un comportamento scorretto. Sono rivoluzionari anche quelli che parcheggiano fuori dalle strisce? E con i partigiani che non pagano il biglietto del bus come la mettiamo?

Tolta una parte di evasore per pura libidine, la maggior parte degli evasori prova a difendere il proprio reddito ed il proprio doppio lavoro.. Il fatto che agli onori della cronaca balzi Cortina è indicativo. Si vuol far apparire l'evasione come un fenomeno per ricchi, ma non è così. Purtroppo si evade per necessità.

Ancora una volta mi pare che si mettano dalla stessa parte della barricata, persone che naturalmente si trovano su fronti opposti. Io tiro la riga in modo diverso:

-da una parte gode di una posizione parassitaria in danno degli altri tra cui gli evasori "grossi e grassi"(EGG),  burocrati e boiardi, politici, professionisti che beneficiano di rendite etc 
-dall'altra  c'è chi si fa il culo per mantenere i parassiti ossia i piccoli evasori fisiologici(PEF), lavoratori dipendenti del settore privato, imprese che competono all'estero, etc

Le tue argomentazioni si fondano sullo sfumare gli EGG nella categoria dei PEF (oltre che sull'abusare del concetto di necessità) non è così perchè gli EGG sono parecchio rilevanti soprattutto in valore.

Quindi i coloni americani e i cittadini parigini non meritano l'onore di essere stati dalla parte giusta della storia.
Non stiamo parlando di parcheggiare fuori dalle strisce. C'è una differenza profonda e si chiama proprietà privata che è un diritto naturale dell'uomo. Parcheggiare non lo è...

La mia risposta (supponevo chiara, ma evidentemente non lo è) sottolineava come l'autore abbia generalizzato una possibilità concessa solo a chi ha fatto determinati studi o ha scelto determinate professioni. Ritengo che non si tratti di una vera opzione. Voler sostenere che un artigiano o un laureato in giurisprudenza possano decidere di emigrare è errato.

In pratica oggi emigrano economisti, medici, biologi, ingegneri, architetti, quindi tutte le professioni che sono legate ad una laurea universitaria mentre una volta emigravano contadini, operai, proletari. Tutto sommato possono emigrare tutti quelli che sanno fare qualche cosa per cui o all'estero possono essere pagati meglio, oppure trovano all'estero il lavoro che non c'è in patria. Chiaro che se sono un provetto affettatore di salami o un somellier, non vado in saudi arabia. Oppure se sono un avvocato, la cui specializzazione è il diritto italiano, il mio mercato all'estero sarà molto limitato. Per esperienza personale invece gli artigiani emigrano, e parecchio. Ne ho raccolti molti, aiutandoli a mettersi in proprio qui dove risiedo. Edili, fabbri, elettricisti, piastrellisti.  Se sai fare qualche cosa, l'opzione emigrazione è perfettamente praticabile. I fattori vincolanti invece possono essere l'età, la famiglia, le lingue.  Non certo il "saper fare". 

La mia risposta (supponevo chiara, ma evidentemente non lo è) sottolineava come l'autore abbia generalizzato una possibilità concessa solo a chi ha fatto determinati studi o ha scelto determinate professioni.

La storia del nostro paese è piena di emigrati non laureati ne tantomeno bocconiani. Personalmente, sulla tratta Napoli-Roma nella seconda metà degli anni novanta ho incontrato e fatto amicizia con molti operai del settore edile (spesso genitori 50-60enni con figli 20-30 al seguito) che andavano in Germania a lavorare (il treno era un espresso diretto a monaco di Baviera).

Se uno ha voglia può fare perecchie cose anche senza titolo di studio oppure è proprio questa motivazione che gli consente di conseguirlo, non solo in Italia ma anche all'estero. Il problema è volere ed essere disposti ad affrontare le conseguenze. Che possono essere un pallottola in fronte per chi sceglie di non pagare il pizzo oppure la lontananza dai familiari per chi sceglie di andarsene. 

d'altra parte sul sito abbiamo assistito al più fiero disprezzo per la razza meridionale...

sono ragionevolmente convinto di non aver letto nulla del genere su questo sito e che se qualcuno lo avessere inserito nei commenti sarebbe stato censurato

Mi viene spontaneo domandare se è giusto, nel senso più pieno e semplice del termine, che l'immotivata pressione fiscale sia un motivo per andarsene (quasi come se fosse giusto andare via per colpa del pizzo o delle pallottole).
Il punto non è se ci sono persone che emigrano. L'evidenza è chiara in tal senso. Non ha senso nemmeno parlarne. Il discorso era diverso: se agli evasori non va bene la pressione fiscale, allora che emigrino.
Questa è la cultura della libertà? Scegliere tra l'oppressione fiscale o l'emigrazione? Inoltre può emigrare chi ha un'attività commerciale che gli garantisce il necessario per vivere? Come può un piccolo commerciante o un fisioterapista a domicilio decidere di emigrare? Certo può imparare un'altra lingua e trovare un lavoro all'estero nessuno glielo impedisce, ma quale posto sarebbe disponibile ad accogliere un tale flusso migratorio e a quali condizioni economiche e sociali? La Svizzera potrebbe accogliere milioni di italiani insoddisfatti del livello di tassazione? Davvero questo discorso dell'emigrazione non regge. Ci sono competenze non esportabili e se alcuni riescono ad andare e a trovare lavoro, ciò non dimostra che sia una strada percorribile per tutti (perché non ci riferiamo ad un gruppo o ad una minoranza).
Inoltre davvero non riesco a capire come sia possibile difendere delle leggi ingiuste ed inique al punto da invitare chi non le condivide ad andare via. Questa pressione fiscale a cosa è destinata? Alle clientele e alle prebende di una classe dirigente marcia da sempre. Possiamo difendere lo Stato al punto da preferirlo agli individui?
In ogni caso ripeto che il punto è questo: se domani mattina fosse possibile recuperare tutto il denaro evaso, cosa succederebbe? Può essere credibile immaginare che mentre si recupera denaro dall'evasione si abbassano le tasse? Una classe dirigente (politica, sindacale e manageriale) che vede nel denaro la via maestra per massimizzare le proprie utilità, che non ha il coraggio di liberalizzare nemmeno i taxi, che è vissuta nel tassa e spendi, che ha accumulato debito per decenni, che non ha e non mostra di avere senso delle istituzioni, che pensa ad aumentare ancora le tasse piuttosto che a vendere la rai o a dismettere una parte del patrimonio dello Stato, che continua a dire che la colpa della crisi è del libero mercato, può ragionevolmente destinare i proventi della lotta all'evasione fiscale all'abbassamento delle tasse e al miglioramento dei servizi? La mia risposta è no. C'è bisogno di evidenze? Ci sono scuole medie serali a Napoli dove non ci sono alunni e i professori vengono pagati per stare ore ed ore a prendere caffè. I politici dicono che sono stati tagliati i fondi alla scuola, ma questi parassiti sono ancora lì. Allora evidentemente c'è troppo denaro. Mi permetto allora di dire che non voglio che i miei soldi paghino lo stipendi di questi qui, perché io lavoro davvero. E non mi interessa se il provveditore, la legge, lo Stato, il Papa o Colui che tutto puote dice che lì servono 10 insegnanti, perché loro vanno a prendere il caffè.
Pago le tasse per vedere questo? Rischio di non poter mangiare e di non poter andare a lavorare per vedere questo? Se pensiamo che le leggi tutto possono e se pensiamo che questo voglia dire essere liberali, allora meritiamo chi ci governa.
La lotta all'evasione fiscale va fatta nel momento in cui la pressione fiscale è compatibile con i servizi resi. Se vogliamo farla con l'attuale pressione, significa che vogliamo ergere lo Stato a dominus degli individui, a reale proprietario dei beni, a faber della vita dei singoli. Le tasse espropriano la proprietà. Se questo vuol dire essere liberali, allora non vedo la differenza con il socialismo. Forse fa solo più chic.
Nessuno può costringermi a cedere i miei beni. Se lo Stato può tassarmi per fare redistribuzione del reddito, prende il mio denaro per raggiungere un risultato che posso ancora capire (forse non accettare, ma capire si). Se lo Stato mi tassa per pagare straordinari fasulli da 18.000€ al mese a medici amici, mentre un mio caro deve morire perché non è riuscito a mettere da parte i 10.000€ che il medico (caso mai sempre amico del politico di turno) gli ha chiesto per operarlo privatamente.

Domanda di tipo tecnico. Se la pressione fiscale arrivasse per legge all'80%, 90%, 95% del reddito, prendendo lo Stato il compito di erogare le prestazione necessarie alla nostra sopravvivenza, il tuo discorso sarebbe sempre lo stesso. Tuttavia parlerei di socialismo.
Allora esiste un limite? oppure alla maggioranza e alla legge è possibile fare tutto ciò che ritiene opportuno?