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La responsabilità indiretta dei magistrati e i privilegi corporativi della magistratura

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Che l'emendamento, così come è stato formulato, sia un'idiozia lo ha spiegato ampiamente Axel ma il problema della responsabilità civile del magistrato nei confronti di un cittadino danneggiato è reale. Secondo la legge Vassali del 1988, ad esempio, il risarcimento può essere reclamato, a determinate condizioni, solo in caso di “ingiusta detenzione” ma non di “ingiusta imputazione” come ribadito dalla Corte di Cassazione con la Sentenza No. 11251 del 17 gennaio 2008. Ciò significa che chi viene ingiustamente accusato di un reato e sottoposto a processo in un calvario giudiziario che può durare anni e che sia eventualmente costretto ad ipotecare anche la propria casa per pagarsi le spese legali, in caso di assoluzione piena e definitiva non solo non ha diritto ad alcun risarcimento, ma non gli viene  neanche riconosciuto l’elementare diritto al rimborso delle spese sostenute per difendersi. Non vi sembra giusto che tali spese vengano addebitate al PM che lo ha ingiustamente portato alla sbarra? Si insiste nel parlare di responsabilità civile dei giudici mentre si dovrebbe parlare di quella del magistrato che rappresenta la pubblica accusa. Quale responsabilità si può attribuire al Giudice se il PM porta, ad esempio, prove false o fuorvianti? Assolutamente nessuna. Se è vero, come è vero, che l'Art. 3 della Costituzione stabilisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, per quale motivo i magistrati hanno diritto ad una zona franca? Il medico, ad esempio, sottoscrive una polizza assicurativa che lo copre finanziariamente da eventuali azioni risarcitorie promosse dal paziente nel caso in cui si dimostri che ha arrecato, per negligenza o scarsa professionalità, un danno al paziente stesso. Lo stesso discorso vale per l'ingegnere o l'architetto. Non vedo perchè non possa fare altrettanto anche il magistrato che ha in mano il destino e in qualche caso anche la vita di un accusato. Il principio che chi sbaglia paga va applicato nei confronti di tutti, nessuno esluso. Se poi diamo uno sguardo all'evidenza storica, scopriamo che la Legge Vassalli del 1988, come ha spiegato Axel, prevede an'azione di rivalsa da parte dello Stato, nei confronti del magistrato che ha sbagliato. Questa azione di rivalsa deve essere promossa dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Ebbene, dal 1988 ad oggi non ne è stata mai promossa neanche una, nonostante lo Stato ne abbia pagati migliaia. La verità è che il legislatore italiano è oggettivamente incapace di mettere mano ad una materia che prevederebbe un rifacimento totale sia dei codici che delle norme di procedura sia civile che penale. Una vera riforma della Giustizia in Italia molto probabilmente non la vedranno neanche i nostri pronipoti!             

 

Dimenticavo una cosa.

Parliamo del tuo esempio, del PM che sercita l´azione penale e poi l´imputato viene assolto. Il PM deve pagargli un risarcimento.

Secondo te chi me lo fa fare di fare un processo ad un pezzo grosso? Chi glielo fa fare al collega milanese che ha rinviato a giudizio Berlusconi, se poi deve pagare la parcella di Ghedini?

A quel punto faccio il processo solamente a nomadi ed extracomunitari, cosí non rischio niente. E´questa l´eguaglianza di fronte alla legge?

E poi, prova ad immaginare un PM che, nel processo, si accorge che le prove non reggono. Attualmente e nel sistema italiano, chiederá l´assoluzione. Se trova elementi a favore dell´imputato, ha l´obbligo di portarli davanti al giudice. Se deva aver paura di dover pagare, allora lotterá fino alla morte per ottenere la condanna anche se sa che l´imputato é innocente.

Prova d immaginare un sistema del genere. Lo vorresti tu?

E poi se ha sbagliato il giudce ad assolvere, come la mettiamo? 

Caro Axel, il problema non riguarda il processo ad un pezzo grosso ma ad un "pezzo piccolo". Credo che tu conosca, ad esempio il caso di Daniele Barillà, il quale ha scontato 7 (sette) anni di galera avendo l'unica colpa di avere l'automobile dello stesso tipo e colore di un trafficante di droga. È ormai acclarato che le indagini che lo hanno incastrato sono state disposte dal PM in modo a dir poco dilettantesco. La Corte d'Appello gli ha riconosciuto un risarcimento di 4 milioni di Euro che sono stati pagati dallo Stato mentre il PM continua imperterrito a fare il suo mestiere. Nessuna azione di rivalsa è stata intrapresa nei confronti di questo magistrato benchè la legge Vassalli lo preveda. È questa la tua eguaglianza davanti alla legge? L'uguaglianza davanti alla legge significa che chi sbaglia deve pagare senza eccezioni di sorta. Per tua conoscenza ti elenco il punto di vista di alcuni giuristi alla vigilia del referendum celebrato nel 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati:

FRANCO MARRONE, Corte d’Appello di Roma: “In questo referendum non c’è nulla contro noi giudici. Esiste nel nostro Paese un principio generale, per cui tutti quelli che producono un danno per colpa debbono risponderne e conseguentemente risarcirlo”.

VITO MAGGI, Procuratore capo del Tribunale Militare di Cagliari, già Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari: “Il referendum è lo strumento per arrivare alla necessaria definizione della responsabilità civile del giudice dinanzi all’incapacità del legislatore di farlo”.

TULLIO GRIMALDI, giudice del Tribunale di Napoli: “La gente vuole esprimere con questo SI il desiderio di una giustizia migliore. Questa giustizia non è soddisfacente, diciamo che sotto certi aspetti può preoccupare. Se dicessimo No in questo momento chiuderemmo questo discorso”.

ENZO VITALE, pretore di Enna: “Estendere anche ai giudici, sottraendoli alla posizione di indebito privilegio che mantengono, il principio della responsabilità civile non significa schierarsi contro di essi, ma esaltarne il ruolo di soggetti istituzionali che vivono e operano all’interno della società”.

NICOLA COLAIANNI, giudice istruttore del Tribunale di Bari: “Il No di questi giorni non nasconde il tentativo di certi settori della magistratura di salvaguardare una totale separatezza-irresponsabilità verso la società”.

PIETRO ORIANA, giudice istruttore del Tribunale di Milano: “La responsabilità è l’altra faccia dell’indipendenza. Più un giudice è responsabile, più e indipendente… Voterò SI a questo referendum, ma non sono una mosca bianca: molti colleghi faranno altrettanto”.

MARCO RAMAT, fondatore di Magistratura Democratica, in un articolo dal titolo:È insostenibile l’immunità del magistrato, così scriveva:

…Secondo questa concezione il magistrato tanto più è indipendente quanto meno è responsabile per danni di fronte al cittadino. Io sono più vicino all’idea che Achille Battaglia esprimeva nel libro “I giudici e la politica”: «È tipico dei regimi democratici avere i magistrati responsabili per i danni causati ai cittadini in conseguenza di loro fatti illeciti: è tipico invece dei regimi autoritari che i magistrati siano sottratti a questa responsabilità, perché il potere fa pagare tale protezione ai magistrati legandoli di più a se stessi, e cioè rendendoli meno indipendenti».

Non mi pare di essere una mosca bianca!