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La responsabilità indiretta dei magistrati e i privilegi corporativi della magistratura

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ruolo del csm

saul 16/2/2012 - 19:17

Secondo me la peculiarità, che non so se sia solo italiana, risiede nella modalita' di gestione dei procedimenti disciplinari da parte del CSM, che dovrebbe fare da argine a queste proposte. Il numero di ricorsi accolti dal CSM si attesta su valori inferiori al 10% di quelli presentati, e le sanzioni inflitte sembrano essere spesso molto lievi, anche a fronte di fatti e circostanze che hanno una certa gravità (evito citazioni, ma c’è più di un libro dove vengono riportati casi concreti, e sinceramente più di un dubbio sorge). Tutto si risolverebbe se effettivamente venisse svolto questo compito in maniera un poco più trasparente e rigorosa, per non correre il rischio che la dovuta e necessaria indipendenza si trasformi per alcuni, e in alcuni casi, in irresponsabilità. Perché, invece, ogni volta che si solleva questo tema, la risposta è sempre di netta chiusura, e non si propone di modificare la gestione dei procedimenti disciplinari (cosa che ad esempio aveva chiesto Prodi, come ministro della giustizia, nel 2008 durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario)? Come detto è fondamentale, sacrosanta e benedetta l’indipendenza della magistratura, ma non ci si può dimenticare che chi accusa e giudica ha un potere enorme di incidere sulla vita, la libertà e sui patrimoni delle persone, e quindi in questo caso è necessario che il sistema si autoregolamenti in maniera rigida, rigorosa e trasparente, altrimenti si corre il rischio che vengano avanzate proposte come questa che possono rivelarsi dannose.

Tutto si risolverebbe se effettivamente venisse svolto questo compito in maniera un poco più trasparente e rigorosa, per non correre il rischio che la dovuta e necessaria indipendenza si trasformi per alcuni, e in alcuni casi, in irresponsabilità.

 

Anche all’interno della magistratura ci sono istanze tendenti a richiedere la sottrazione della competenza disciplinare al CSM. Ciò non perché esso sia indulgente, bensì perché vi è il sospetto che l’azione disciplinare venga utilizzata per combattere guerre intestine tra le correnti, sanzionare ed eliminare magistrati scomodi ed altro. Personalmente non  voglio entrare nel merito di ciò, le informazioni di cui dispongo non mi bastano. Se ti interessa puoi approfondire la questione sul blog del collega Felice Lima.

 

Tuttavia, sulla troppa indulgenza del nostro organo disciplinare, purtroppo, c’è una certa disinformazione. Nel 2009 uscì il libro del giornalista dell’Espresso, Liviadotti. Il libro esordiva con la narrazione di una, sicuramente scandalosa, assoluzione di un giudice da un riprovevole addebito disciplinare. Senonchè quella vicenda risaliva a 40 anni fa. Basta un minimo di onestà intellettuale per rendersi conto come, da allora, i tempi siano cambiati. Nella consiliatura 2006-2010 vi sono state una serie di vicende che sono assunte agli onori della cronaca conclusesi con condanne anche pesanti:

  1. giudice proveniente da Gela che non aveva scritto una sentenza su di un’associazione mafiosa: rimosso dall’ordine giudiziario;
  2. giudice che si rifiutò di celebrare alcune udienze per protesta contro la presenza del crocifisso in aula: rimosso dall’ordine giudiziario;
  3. gip di Vicenza che, in malattia per “mal di schiena” partecipò ad una regata, vantandosene anche su internet: perdita dell’anzianità e trasferimento;
  4. De Magistris: trasferito e dichiarato in eterno inidoneo a svolgere le funzioni di PM
  5. Nuzzi e Verasani (PM della vicenda Salerno-Catanzaro): trasferiti e dichiarati inidonei a svolgere le funzioni di Pm.

Cito questi casi perché saliti agli onori della cronaca. Puoi facilmente trovare riscontro ad ognuno di essi facendo brevi ricerche su internet. Ci sono numerosi altri casi di condanne, di cui nulla si sa, in quanto non finiscono sui giornali.

Chi sostiene che la giurisdizione disciplinare è indulgente con i magistrati (non mi riferisco a te, ovviamente, ma ai giornalisti), secondo me, dovrebbe fornire qualche elemento in più e non citare casi che risalgono ad un’altra era.

Avevo pensato un po’ prima di postare il precedente commento, perché non volevo che fosse frainteso; grazie mille per la risposta, e soprattutto per il riferimento al sito che guarderò con interesse.
Se posso, solo un piccolo commento sul libro di Livadiotti (che si sta dedicando a scrivere libri inchiesta che personalmente trovo ben scritti ed argomentati): è un libro sicuramente provocatorio, ma sono citati tanti fatti, studi e numeri ,anche recenti (almeno due dei casi che sono riportati nel tuo commento sono presenti) che dovrebbero essere analizzati con serenità; magari mi sbaglio io, ma quel libro lo ho inteso come stimolo ad un cambiamento interno da parte della magistratura, non come un attacco gratuito.

Vorrei precisare che Il giudice di Camerino Luigi Tosti, fu condannato in primo grado  a sette mesi di reclusione e un anno di interdizione dai pubblici uffici per interruzione di pubblico servizio e omissione di atti d’ufficio dalla Corte d’Appello dell’Aquila per essersi rifiutato di svolgere le sue funzioni nell'aula giudiziaria a causa della presenza di Cristo in croce. Ciò che non viene però citato da Axel è che fu riabilitato dalla Sesta sezione penale della Corte di Cassazione, che ha stabilì che «il fatto non sussiste». Le motivazioni coincidono con quelle per le quali il Sostituto procuratore aveva chiesto l’annullamento della sentenza con rinvio e cioè che il servizio non fu in realtà interrotto, poiché un altro magistrato aveva sostituito il Tosti. Quindi per l'Alta Corte non vi era alcun reato. Occorre precisare che il CSM nel Gennaio 2010, è STATO COSTRETTO a radiare il dottor Tosti dalla Magistratura perché questo ameno signore pretendeva, come condizione per tornare ad esercitare, che venisse rimosso il Crocefisso non solo dalla “sua” aula di Tribunale ma da tutti i Tribunali italiani! Se non avesse posto quella ridicola condizione il giudice Tosti sarebbe stato reintegrato!! Se questa non è indulgenza caro Axel, come la vogliamo chiamare?

Ma c'è un altro caso ancora più recente. Sul sito ANSA del 18 Febbraio 2011 si leggeva la seguente notizia:


L'ex gip di Milano, Clementina Forleo, ora in servizio a Cremona, è stata riconosciuta dalla Sezione disciplinare del Csm responsabile di avere ritardato alcuni atti processuali del 2008 e in particolare un procedimento a carico di Farida Bentiwaa, unica donna arrestata in un'inchiesta sul terrorismo islamico.  Le è stata inflitta “la sanzione disciplinare di censura”. In qualità di GIP di Milano, Forleo era stata incolpata di ritardi in centinaia di procedimenti pendenti. 


Il giudice Clementina Forleo, quindi, nonostante si fosse già resa responsabile di “ritardi in centinaia di procedimenti pendenti”  in qualità di GIP di Milano – mancanza  che rientra nella definizione di “diniego di giustizia” ai sensi dell’Art. 3, comma1, della legge Vassalli – ha reiteratamente mancato di ottemperare ai propri doveri anche in quel di Cremona, ricevendo come sanzione disciplinare una “dichiarazione formale di biasimo” che equivale, più o meno, ad una “nota sul registro” per uno studente di scuola media.  In circostanze analoghe, qualsiasi altro lavoratore, sia esso operaio, quadro, dirigente o professionista, sarebbe stato licenziato non dopo centinaia di volte aver disatteso il proprio dovere, ma molto, molto prima! Sarebbe questa la severità del CSM a cui si riferiva Axel?