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La responsabilità indiretta dei magistrati e i privilegi corporativi della magistratura

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Caro Axel, il problema non riguarda il processo ad un pezzo grosso ma ad un "pezzo piccolo". Credo che tu conosca, ad esempio il caso di Daniele Barillà, il quale ha scontato 7 (sette) anni di galera avendo l'unica colpa di avere l'automobile dello stesso tipo e colore di un trafficante di droga. È ormai acclarato che le indagini che lo hanno incastrato sono state disposte dal PM in modo a dir poco dilettantesco. La Corte d'Appello gli ha riconosciuto un risarcimento di 4 milioni di Euro che sono stati pagati dallo Stato mentre il PM continua imperterrito a fare il suo mestiere. Nessuna azione di rivalsa è stata intrapresa nei confronti di questo magistrato benchè la legge Vassalli lo preveda. È questa la tua eguaglianza davanti alla legge? L'uguaglianza davanti alla legge significa che chi sbaglia deve pagare senza eccezioni di sorta. Per tua conoscenza ti elenco il punto di vista di alcuni giuristi alla vigilia del referendum celebrato nel 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati:

FRANCO MARRONE, Corte d’Appello di Roma: “In questo referendum non c’è nulla contro noi giudici. Esiste nel nostro Paese un principio generale, per cui tutti quelli che producono un danno per colpa debbono risponderne e conseguentemente risarcirlo”.

VITO MAGGI, Procuratore capo del Tribunale Militare di Cagliari, già Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Militari: “Il referendum è lo strumento per arrivare alla necessaria definizione della responsabilità civile del giudice dinanzi all’incapacità del legislatore di farlo”.

TULLIO GRIMALDI, giudice del Tribunale di Napoli: “La gente vuole esprimere con questo SI il desiderio di una giustizia migliore. Questa giustizia non è soddisfacente, diciamo che sotto certi aspetti può preoccupare. Se dicessimo No in questo momento chiuderemmo questo discorso”.

ENZO VITALE, pretore di Enna: “Estendere anche ai giudici, sottraendoli alla posizione di indebito privilegio che mantengono, il principio della responsabilità civile non significa schierarsi contro di essi, ma esaltarne il ruolo di soggetti istituzionali che vivono e operano all’interno della società”.

NICOLA COLAIANNI, giudice istruttore del Tribunale di Bari: “Il No di questi giorni non nasconde il tentativo di certi settori della magistratura di salvaguardare una totale separatezza-irresponsabilità verso la società”.

PIETRO ORIANA, giudice istruttore del Tribunale di Milano: “La responsabilità è l’altra faccia dell’indipendenza. Più un giudice è responsabile, più e indipendente… Voterò SI a questo referendum, ma non sono una mosca bianca: molti colleghi faranno altrettanto”.

MARCO RAMAT, fondatore di Magistratura Democratica, in un articolo dal titolo:È insostenibile l’immunità del magistrato, così scriveva:

…Secondo questa concezione il magistrato tanto più è indipendente quanto meno è responsabile per danni di fronte al cittadino. Io sono più vicino all’idea che Achille Battaglia esprimeva nel libro “I giudici e la politica”: «È tipico dei regimi democratici avere i magistrati responsabili per i danni causati ai cittadini in conseguenza di loro fatti illeciti: è tipico invece dei regimi autoritari che i magistrati siano sottratti a questa responsabilità, perché il potere fa pagare tale protezione ai magistrati legandoli di più a se stessi, e cioè rendendoli meno indipendenti».

Non mi pare di essere una mosca bianca!