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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Sono convinto che parlare in questo momento storico/economico dell’Italia ( e dell’Europa più in generale) di riforma del mercato del lavoro sia estremamente difficile.
Se fossimo in una fase di sviluppo, in cui il passaggio da un lavoro ad un altro si presentasse più facile, credo che i sindacati ed i lavoratori si siederebbero ad un tavolo di trattativa con altro spirito.
Inoltre è necessario un mutamento culturale che ancora on si vede: il passaggio dalla tutela del posto di lavoro al lavoratore (come, ad es. alcune proposte di Francesco Forti)
Ma credo ci sia un problema più generale.
Quando si prevede la (nuova/diversa) qualificazione professionale dei lavoratori temporaneamente senza lavoro (sempre Francesco Forti), bisognerebbe anche sapere/prevedere quale sarà la domanda di nuove professionalità che saranno richieste dal mercato del lavoro dopo sei mesi/un anno, (posto che troppe aziende si sorreggono solo con sussidi, diminuzione del costo del lavoro attraverso lavoro nero e lavoro precario, e quindi sarebbero espulse da un mercato più competitivo.
E questo non credo sia possibile senza una programmazione economica fatta da un governo che abbia una visione ed un progetto (in particolare un po’ più lungo di un anno).

Il disoccupato viene in contatto con una richiesta di lavoro per cui comprende che gli mancano alcuni elementi. La ditta che lo assumerebbe per esempio richiede una certa competenza. Il disoccupato si rivolge all'ufficio del lavoro che gli organizza uno o piu' corsi per coprire le carenze formative, in cambio di una attestazione scritta che il datore di lavoro indende assumerlo a formazione eseguita. 

Mi sono recentemente iscritto ad un gruppo su Facebook chiamato Informatici Palermo. Jeri un altro dei membri ha chiesto:  "Qualcuno conosce ditte SERIE che organizzano corsi a Palermo? Non parlo di corsi Regionali che si fanno giusto per passare il tempo, ma corsi professionali di programmazione, PL/SQL, J2EE, .NET...", ed in 24 ore ha ricevuto esattamente zero risposte, tant'è che si è risposto da solo:  "dalle innumerevoli risposte pervenute, immagino che non ce ne siano... come tutto a Palermo..". Io tra l'altro una dozzina d'anni fa qualcuna la conoscevo, ma per quanto ne so sono tutte fallite o liquidate perché nel mercato in cui operavano contava più che il proprietario fosse un parente di un politico potente (sinistra, centro, destra, fate vobis) che altro.

In Europa c'è una richiesta inaudita di persone capaci di mettere mano sui software SAP. Da mia moglie sono mesi che cercano qualcuno con almeno 2 anni di esperienza (2, non 20!), ed offrono pubblicamente un salario base lordo di 63 mila Euro annui, più svariati benefit (alcuni anche abbastanza importanti), ed hanno ricevuto poche risposte perché essendo a meno di 100km da Londra, ne subiscono la concorrenza, ed a Londra per quel tipo di lavoro paagano almeno 75 mila Euro annui lordi di stipendio base. Questo nel momento in cui c'è disoccupazione record nel Regno Unito. Quante scuole di SAP ci sono in Sicilia, o in Calabria, o in qualsiasi altra zona ad elevata disoccupazione giovanile del Bel Paese? Zero.

Mia moglie ha conosciuto un architetto Britannico che con la crisi del 2008-09 ha deciso di cambiare carriera, se n'è andato in India a farsi corsi su corsi su SAP (perché non è che nel RU la situazione sia migliore che in Italia per quanto riguarda la formazione di un certo livello, almeno nel mio campo, oggi giorno offre di più l'India), ha lavorato in India per un anno per quattro copechi, ed oggi si vende come consulente (con un paio d'anni di esperienza, quindi poco più che junior) per 415 Euro lordi al giorno (che per un consulente SAP sono una tariffa abbastanza bassa).

Questo è un caso che conosco personalmente, ma chissà quanti altri lavori simili ci sono per i quali c'è una richiesta importante anche in piena recessione, e per i quali se un europeo volesse formarsi, gli tocca andarsene in Cina o in India?

Mmmm

Claudio Brogliato 23/2/2012 - 11:05

Mmm, quando il mercato è in espansione non vogliono nessuna modifica. Le cose vanno bene, perché cambiare? E' come pensare che dopo il boom demografico degli anni 60 lo stato pensasse di riformare le pensioni in senso contributivo per reggere al successivo picco di pensionamenti. Lo hanno fatto solo quando erano con l'acqua alla gola, ed è il modo con cui in Italia si fanno le riforme.

Questo è il momento migliore per farlo, perché per quanto impopolare una riforma possa essere la gente è convinta che non ci sia altra scelta.

Riqualificare i disoccupati sembra interessante, ma come fare? Prima ancora di chiedersi in quali settori promuovere la formazione, bisogna pensare al modello di formazione. Che valore avranno quei corsi, come saranno tenuti? 

Sulla programmazione economica ho seri dubbi, stai chiedendo ai politici di pensare cosa faranno gli imprenditori tra 5/10 anni. Facciamo che i corsi li facciano scuole private sovvenzionate dalle imprese. Loro forse sanno di cosa hanno/avranno bisogno.