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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Ad oggi praticamente tutti i licenziati in modo individuale per ragioni economiche ricorrono in giudizio (circa 8000 le sentenze nel 2009 secondo Pietro Ichino su suo sito) perchè non hanno niente da perdere. Secondo un articolo del Corriere del 8/2/2012 e opinioni di giuristi del lavoro i lavoratori che scelgono il reintegro dopo aver vinto sono pochi perchè o hanno già trovato un altro posto o sanno benissimo che l'azienda dove tornerebbero è ora un ambiente ostile. Quindi oggi in equilibrio diciamo che il lavoratore che ha ragione in sede di giudizio prende i salari maturati nel frattempo (quindi possono essere 1/2 ma anche 5/6 anni a seconda della durata del processo) + 15 mensilità. Ma ha ragione solo con 50% delle probabilità e non sa quanto durerà il processo, quindi l'idea che possa accettare una cifra minore subito è ragionevole e contribuirebbe a sfoltire i processi che sono un costo inutile.

Vogliamo lasciare in principio la possibilità di ricorrere in giudizio perchè questo in effetti è un deterrente per le imprese che volessero approfittarne ingiustamente. La possibiltà di reintegrazione si potrebbe anche eliminare ma allora forse bisognerebbe prevedere più di 15 mensilità in caso che il lavoratore abbia ragione in giudizio.

Il punto sta tutto in come fissi l'indennità certa e crescente con anzianità di servizio al momento del licenziamento rispetto a quella incerta ottenibile solo in giudizio. Ma un modo c'e' sicuramente che ti permette di evitare i giudizi inutili responsabilizzando il lavoratore (che andrebbe in giudizio solo in casi in cui crede davvero di aver ragione) e dando una certezza all'azienda che può valutare subito costi e benefici (l'azienda non ha la sicurezza di poter licenziare comunque, perchè nei casi più ingiusti il lavoratore ti farebbe causa).

Sull’importanza di guardare ai dati, c’è qualcosa che non quadra. In teoria, la probabilità che una controversia davanti al giudice si risolva a favore di una o dell’altra parte deve essere sempre del 50%. In teoria, si va davanti al giudice proprio quando l’interpretazione di una norma per quel caso è incerta o dubbia. Se fosse certa non sarebbe necessario attaccare o difendersi in quanto l’esito scontato e quindi i relativi costi per il soccombente certi. Ora affermare che tutti i licenziati fanno ricorso al giudice (ma la fonte?) vuol dire che ci sono casi futili e destinati alla sconfitta sicura. Se tutti i licenziati impugnassero allora la percentuale dei giudizi a favore del lavoratore dovrebbe essere molto inferiore al 50%. Mi pare che il 50% non sia compatibile con “praticamente tutti i licenziamenti individuali siano impugnati in sede di giudizio dal lavoratore”. Ora il sistema che proponete mi pare sia in grado di ridurre le cause di lavoro, ma a favore di quelli che sarebbero più probabilmente soccombenti che sarebbe poi queli con maggior  interesse ad aderire. A meno che non state proponendo di ridurre la definizione di ciò che è giusta causa, nel qual caso la riduzione di cause sarebbe ovvia e automatica.