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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Giorni fa i giornali riportavano gli indici dell'Ocse (strictness of employment protection) dai quali emerge che liberarsi di un dipendente è molto più facile per un imprenditore italiano di quanto non lo sia per un ungherese, un ceco o un polacco. Con un indice di flessibilità di 1,77 (per i lavoratori a tempo indeterminato) l'Italia è al di sotto della media mondiale (2,11) e che tuttavia l'Italia è in cima alla top ten (indice 4,88) solo quando si voglia procedere a licenziamenti collettivi.


Ma allora il problema è l'art 18 oppure i licenziamenti collettivi?

A me sembra verissimo, il problema è che si è riusciti ad introdurre questa flessibilità soltanto in maniera molto iniqua, facendola sopportare soltanto ad un ben determinato sottoinsieme dei lavoratori (leggi: CoCoCo, CoPro, IVA monocliente, ...), che infatti hanno meno tutele di praticamente tutti gli altri dipendenti in tutti gli altri paesi Ocse.

Proviamo a vedere a dove va l'indice per i TI in aziende con più di 50 dipendenti? O per i TI nel settore pubblico?

Trilussa

Francesco Forti 22/2/2012 - 21:12

Ok, ho capito.  Il solito indice che rappresenta una media ma tace sulla deviazione standard. Dovevo pensarci.

se guardi la tabella linkata e ordini per valori decrescenti la colonna del 1996, ovvero prima della Treu e dell'introduzione delle prime forme di flessibilità, siamo terzi dopo Turchia e Portogallo.
Se venisse calcolato l'indice di flessibilità solo per i TempInd. (o equivalenti esteri) al giorno d'oggi è probabile una ulteriore scalata alla classifica (gli altri probabilmente hanno riformato mentre noi con le varie sentenze della cassazione a favore die lavoratori abbiamo consolidato la posizion a favore dei reintegri).

Vedo ora che la tabella linkata prevede 4 voci.

Per l'Italia 2008:

1) regular employment  1.77

2) temporary employment 2.00

3) collective dismissals 4.88 (il valore massimo della categoria, stabile da anni)

4) overall 1.89

Sembrebbe quindi che per OECD il lavoro temporaneo sia piu' difficilmente licenziabile di quello regolare, contrariamente all'esperienza comune.

I temporanei non vengono MAI licenziati...a meno che non considerino un contratto spirato e non rinnovato un licenziamento (ma stricto sensu non lo è).

Domanda

andrea moro 22/2/2012 - 21:08

da quando Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca sono diventati i nostri peer da imitare?

PS Il problema e' sia l'art. 18, sia i licenziamenti collettivi

L'articolo di repubblica è questo.  In base alla spiegazione di Alessandro bisognerebbe pesare l'elevata flessibilità dei precari con la rigidità del lav dip.

Steve sopra ha mostrato anche come vedere i dati a supporto.

Aggiungo un aneddoto raccontato l'altro giorno su ILI da un collega informatico (e per quanto ne sappia anche imprenditore): 

"questa grande banca che all'estero ha una propria societa' IT che realizza e gestisce tutto l'ambaradan che la concerne, si lamenta dell'eccessivo costo dell'infrastruttura IT, la voce maggiore di costo ...  e' data dai costi del personale. L'outsourcing non e' in discussione, la delocalizzazione (all'est) di attivita' come lo sviluppo appare improbabile.   

Io, quasi scherzando, l'ho buttata la:"scusate ma trasferite tutto in Italia. Ci sono le infrastrutture, ci sono le persone qualificate, c'e' l'attuale regolamentazione del lavoro in Italia che tramite la bolgia dei contratti vi permettera' di strutturare i costi del personale come meglio preferite.

Da li e' nata una fitta discussione sullo stato del mercato del lavoro in Italia. 

Oggi pomeriggio mi hanno chiamato i miei amici manager di multinazionale, sembra che grande banca abbia dato loro l'incarico di effettuare lo studio di fattibilita' circa la ricollocazione in Italia della loro società IT, prevedendo in un primo momento l'avvio delle funzioni di helpdesk di primo e secondo livello, successivamente l'hd di terzo e la parte di progettazione e sviluppo software (parliamo di quasi 450 posti di lavoro). "

Personalmente penso che il sistema italiano abbia altri svantaggi (l'inefficienza della giustizia, l'arretratrezza delle infrastrutture, l'eccessiva burocrazia, ...) che in realtà controbilanciano la flessibilità iniqua ottenuta dalla bolgia contrattuale, per cui molti potenziali investitori stranieri decideranno di non avvalersene in ogni caso.

ocio

ASTROLOGO 24/2/2012 - 01:48

Dal 2008 il principale indicatore dell'Ocse è questo (version 3) che produce un ranking differente.