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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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lo Stato (o le regioni oggi per competenza) si accolino le spese di riqualificazione del lavoratore

Chiedo scusa ma, abbiamo una qualche idea di come funge il cosiddetto sistema formativo al quale si appoggiano Regioni come la Lombardia...?

A parte le solite mega aziende/gruppi in cui il problema non si pone chè ci pensano da sole e con i soldi "zerotrenta" (dei loro lavoratori) e qualche rara struttura di formazione professionale seria (di vecchia tradizione e legata, non a caso, all'ingresso in quei grandi gruppi), tutto il resto è meglio non toccarlo.

Dai corsi per estetiste  e parrucchieri per i disoccupati a quelli  "antistress" per quelli in mobilità. Il tutto per foraggiare (tutti tengono famiglia) qualche migliaio di persone del circuito della formazione.

Non a caso, in tutte le opzioni di modifica dell'impianto Mercato del Lavoro si scommette sulla leva della formazione per sostenere gli esodati, i licenziati, i licenziabili, gli apprendisti in entrata, ecc. ma nessuno spiega chi e come dovrebbe fungere visto che non c'è repertorio nazionale delle professioni in comune,  che esistono 150 CCNL con inquadramenti/declaratorie/profili diversi (e che rinviano alla contrattazione aziendale).

Oggi, nel Belpaese nessuno (oltre allo stesso datore di lavoro) può certificare un percorso formativo professionale e gli unici abilitati a scrivere di professionalità e inquadramento sono le parti sociali nei CCNL. In ogni Regione invece si inventano repertori, curricula formativi o "modelli di apprendimento" per i contenuti trasversali. Robe che se provi a spiegarlo ad un francese, un inglese, ecc. c'è da ridere.