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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Togliere l'articolo 18 non è la soluzione di tutti i mali, è soltanto una condizione necessaria, ma certo non sufficiente, al raggiungimento di un obiettivo: l'equità di trattamento e condizioni per tutti i lavoratori dipendenti. 

Inutile però prendersi in giro, la maggioranza assoluta dei "precari" (co.co.pro., PIVA monocliente e quant'altro) fa lo stesso identico lavoro dei TI, fa cioè il dipendente, subordinato gerarchicamente e quant'altro. Per questi lavoratori non vengono usati i contratti di dipendenza tradizionali soltanto perché si è voluta migliorare l'efficienza del sistema produttivo italiano a scapito di alcuni proteggendo altri. 

Una situazione siffatta dove in pratica i deboli sovvenzionano i forti è insostenibile, moralmente ma anche economicamente.

Da anni, forse da sempre, l'art. 18 non è una norma a favore dei lavoratori, ma un privilegio di alcuni lavoratori pagato a caro prezzo da altri lavoratori. 

I sindacati negli anni '80-'90 dicevano giustamente che era anticostituzionale, e che andava esteso a tutti i lavoratori. Ho personalmente partecipato a svariati scioperi generali organizzati da CIGL/CISL/UIL all'inizio degli anni '90 esattamente su questo punto. 

La corte costituzionale, sbagliando, ci ha dato torto più volte, ma questo non significa che i cittadini dotati di capacità logiche ed intellettive non possano riconoscere da soli che l'art. 18 è completamente anticostituzionale, e che vada, o esteso a tutti i lavoratori, o, nell'impossibilità di sostenerne i costi per il sistema paese, abrogato. 

Che poi i sindacati si siano scordati che per loro l'art. 18 era incostituzionale per proteggere un sottoinsieme privilegiato di lavoratori, è abbastanza indicativo della loro decadenza come strumento a difesa di tutti i lavoratori. 

Io personalmente, con il senno di poi, mi sono reso conto che l'art. 18 in un paese con il tasso di inoccupazione della RI (che già allora era altissimo) non è sostenibile, a meno di non limitarlo ad una minoranza dei lavoratori, ed a quel punto non è più un diritto, ma diventa un privilegio. 

La RI aveva (dati Eurostat) nel 2009 36 milioni di abitanti tra i 20 ed i 64 anni, tra questi quasi 12 milioni erano senza un lavoro, il 33.3% della popolazione era inattiva, e questa misura peggiorava sensibilmente al sud del Liri (in Sicilia è oltre il 60%!). 

Che beneficio ottengono queste 12 milioni di persone dall'art. 18? Questo senza nemmeno iniziare a discutere di tutti quelli che hanno contratti non protetti ... 

Per fare un confronto, qui nel RU siamo quasi tutti a TI. Per la precisione siamo 26 milioni e 200 mila dipendenti contro 4 milioni e 200 mila consulenti/ professionisti/imprenditori di se stessi. Un rapporto di oltre 6 a 1. 

Nella RI soltanto il popolo delle partite IVA ha una popolazione di 5 milioni di persone, 2 milioni iscritte ai vari albi professionali, 3 milioni no. Se poi si riuscisse a contare i co.co.pro., i TD e i TI non protetti come i più protetti perché lavorano in aziende con meno di 15 dipendenti, fatemi un fischio. Gli inattivi in età lavorativa sono 15 milioni, di cui 12 milioni tra i 20 ed i 64 anni di età. Molto probabilmente oramai i protetti ed i non protetti si equivalgono tra la popolazione attiva, e, se includiamo gli inattivi, i non protetti sono la maggioranza dei cittadini residenti adulti.

Una volta compreso che l'art. 18 attuale è incostituzionale, come affermavano giustamente tutti i sindacati ed i sindacalisti fino ai primi anni '90, bisogna cambiarlo. A quel punto bisogna decidere se è sostenibile dal sistema paese, e quindi estenderlo a tutti i dipendenti (anche pseudoconsulenti e pseudoprofessionisti), oppure se non è sostenibile e quindi estendere qualche altra forma di tutela sempre a tutti. 

A mio modo di vedere le tutele dell'art. 18 attuale non sono sostenibili (non ci vuole un genio, non si possono fare riforme che rischino di aumentare i 12 milioni di inoccupati tra i 20 ed i 64 anni di età), per cui bisogna mettersi d'accordo su una forma di tutela che sia sostenibile per tutti, ed adottare quella. 

Quello che sostengo è che bisogna invece trovare un accordo su una forma di tutela per tutti i lavoratori sostenibile dal sistema paese.

Diciamo la verità: i co.pro. e le false P.IVA Italiane se le sognano la notte le tutele che hanno i lavoratori Britannici più svantaggiati, mentre buona parte dei 12 milioni di cittadini inattivi probabilmente ucciderebbe per avere i benefit, le tutele e le garanzie del sistema britannico. 

Mi si può rispondere che non è vero che l'assoluta maggioranza dei co.pro. e delle P.IVA nella RI sono false e servono per mascherare lavoro dipendente senza doverne pagare i costi e conceder loro le tutele previste dalle leggi? Non credo. Ad ogni modo, anche in paesi come il RU esistono tutele nel caso di licenziamento senza giustificato motivo, oltre l'80% di chi si oppone vince, in media vengono riconosciuti 10 mila Euro (le leggi prevedono per i casi più gravi comunque una compensazione massima di circa 120-130 mila Euro, e per quelli gravissimi, stile discriminazioni, non c'è limite). In ogni caso, ci sono gli ammortizzatori sociali finché non ci si trova o crea un altro lavoro. 

Se l'unico contratto disponibile fosse il TI attuale, si andrebbero ad ingrossare il numero dei disoccupati e degli inattivi. Concordo che nella RI il dominio della legge purtroppo non esista, e che questa è un'altra delle priorità su cui bisognerebbe fare tantissimo, ma le leggi, per poter essere applicate in maniera rapida ed estesa, devono tenere conto del contesto, ed il sistema paese oggi non può sostenere le tutele dell'art. 18 per tutti i lavoratori. Ci sono certamente le risorse per sostenere altre forme di tutela. 

Il sistema paese non credo sia mai riuscito a sostenere l'art. 18 per tutti i lavoratori dipendenti. Magari era ottimale in qualche quartiere di Milano, non so, ma non è certo ottimale da Trapani a Trieste.

Quando io sono entrato nel mercato del lavoro, in provincia di Palermo c'era la disoccupazione al 64% per la mia fascia d'età (20-35). 

A Reggio Calabria in qualsiasi fascia d'età e complessivamente negli ultimi 150 anni hanno sempre fatto peggio delle peggiori prestazioni del mercato del lavoro statunitense nel momento peggiore della Grande Depressione.

L'art. 18 crea differenze tra i lavoratori perché determina un ambiente in cui alle aziende conviene o assumere usando altri contratti anche quando non dovrebbero essere usati, determina un ambiente in cui alle aziende non conviene crescere assumendo più di 15 dipendenti, determina un ambiente in cui ci sono più lavoratori inattivi rispetto a quanti ce ne potrebbero essere, questo senza considerare che in realtà deprime il PIL del sistema paese e le entrate fiscali dello stesso, perché le tutele offerte dall'art. 18 sono in pratica un benefit che hanno un valore, reale o presunto che sia, che viene materialmente barattato esentasse tra datori di lavoro e lavoratori. 

il sistema attuale privilegia e favorisce un cattivo modo di fare impresa, e seleziona purtroppo le peggiori.

L'art. 18 va quindi abrogato, ma nel quadro di una riforma olistica del mercato del lavoro, ed in un certo senso del sistema paese.

Un'azienda deve poter sostituire i propri dipendenti con dipendenti più produttivi, altrimenti prima o poi verrà messa fuori mercato da aziende più produttive. Quello che si può fare è regolare i meccanismi del turn over in maniera che non diventi inefficiente per il sistema paese.  

In questo specifico caso io sono per un approccio a big bang. Ci si mette d'accordo sui principi, si elaborano le riforme per applicarli, ed un dato giorno entrano in vigore tutte insieme. Non ci deve essere un giorno in cui le tutele dell'art. 18 vengono abrogate, e poi per altre tutele si rimanda ad un altro giorno. 

Nello specifico sulle tutele da adottare, queste devono essere innanzitutto eque e sostenibili. Si fa quindi la conta delle risorse disponibili, e sulla base di queste si decide l'esatto livello. Dato che la RI è un paese molto ricco (9 mila miliardi di Euro di patrimonio), le risorse per avere buone tutele per tutti ci sono. Dato che nel sistema paese che avrei in mente c'è il minimo retributivo orario per i dipendenti, magari entrato in vigore nel giorno del big bang, si concede una piccola retribuzione (a.e. 100 Euro a settimana) a tutti i disoccupati in cerca di lavoro in cambio però di qualcosa, perlopiù formazione e lavoro al minimo retributivo orario, o anche parte del proprio patrimonio (se un disoccupato ha un immobile che vale 100 mila Euro, il titolo di proprietà passa lentamente allo stato a quel tot settimanale pari all'ammontare della piccola retribuzione, quando poi il disoccupato trova un lavoro ne ritorna nuovamente in possesso pagando un minimo interesse, a.e. legato all'inflazione).

Può capitare poi che un licenziato abbia uno sposo o altro familiare che possa supportarlo nel periodo di disoccupazione, a quel punto le poche risorse della comunità è meglio investirle per supportare chi ha maggiormente bisogno.

Caveat: quello che importante qui è il meccanismo, non l'implementazione, ci possono essere n mila approcci diversi migliori, quello che bisogna ottenere è riuscire a dare sostegno ai disoccupati in cambio di qualcosa che non li impegni tutto il loro tempo (a.e. 1 settimana lavorativa ogni 2). Per questa sorta di tutela probabilmente ci sono già le risorse per estenderla a tutti, indipendentemente dal reddito familiare o dal patrimonio. Altre forme di supporto, ad esempio il pagamento dell'affitto o delle rate del mutuo durante il periodo di disoccupazione, dovrebbero però essere ristrette, verificando caso per caso le risorse in possesso di quella persona e della sua famiglia (in Inglese si dice means tested). Ovviamente un altra tutela importante dev'essere l'impossibilità di licenziare il lavoratore dall'oggi al domani, in ogni caso i contratti dovranno prevedere dei periodi di notifica (sostituibile a facoltà del lavoratore da una indennità), questi a carico completo del datore di lavoro (IMVHO questi soldi andrebbero gestiti dal pubblico, ogni mese un contributo di un tot). Quanta lunga dovrebbe essere questa notifica, dipende dalle risorse a disposizione del sistema paese, ma parliamo al massimo di qualche mese, certo non di anni. 

"Togliere l'articolo 18 non è la soluzione di tutti i mali, è soltanto una condizione necessaria, ma certo non sufficiente, al raggiungimento di un obiettivo: l'equità di trattamento e condizioni per tutti i lavoratori dipendenti. "

Scrosci di applausi!!!

Se nel rigido inverno dieci bimbi hanno il cappotto e altri dieci non possono permetterselo l'equità di trattamento di tutti i bambini esige che sia tolto ai dieci che lo hanno.

Mi raccomando, l'equità deve essere ottenuta sempre al ribasso!

A quando togliere ferie, tredicesima, tfr, indennità di malattia a quelle sanguisughe che lucrano mille euro al mese visto che i lavoratori a t.d. non le hanno? 

Io ho lavorato a TD nella RI, ed avevo ferie, tredicesima, (anche quattordicesima), tfr, indennità di malattia, permessi retribuiti, rimborsi per le trasferte e quant'altro previsto dallo specifico CCNL. Vero è che sono passati anni, ma non mi ero proprio accorto che avessero levato queste cose anche ai TD (sei sicuro?).

Ad ogni modo, l'equità può anche essere ottenuta al rialzo, quand'è sostenibile. Ad inizio anni 90 credevo, sbagliando con il senno di poi, che fosse sostenibile, oggi so per certo che non è sostenibile.

Come già scritto, l'art. 18 (come tante altre cose) è oggi nient'altro che un privilegio (oltre ad essere un benefit esentasse che deprime PIL ed entrate fiscali), pagato dalle parti più deboli della società italiana.

Oltre ad essere incostituzionale, come è sempre stato, checché ne abbia detto la corte suprema della RI, è anche immorale.

Ovviamente, abrogandolo non si risolveranno come per magia tutti i problemi di competitività del paese, ma non ho mai affermato il contrario.

"Mi raccomando, l'equità deve essere ottenuta sempre al ribasso!
A quando togliere ferie, tredicesima, tfr, indennità di malattia a quelle sanguisughe che lucrano mille euro al mese visto che i lavoratori a t.d. non le hanno?"

Scrosci di applausi :-)

vedi ringraziamento sopra ;-)

anche da parte mia.

Vivo dal 1988 in CH, osservo un numero crescente di italiani, tedeschi e francesi valicare il confine o trasferendosi stabilmente per lavoro o varcando la frontiera tutti i giorni. Niente art 18 e putroppo niente disoccupazione (la convenzione internazionale prevede che ogni paese pensi ai suoi cittadini)  ma prendono tra il doppio ed il triplo netto senza pagare tasse in Italia (che è tutto dire). 

Puoi informarti quanto guadagna il caposupremo della Polizia federale ( se ce n'è una)?

Il nostro spiccioli oltre 600 mila euro. E stiamo ancora aspettando di sapere quanti altri incarichi retribuiti ricopra.

Solo tre

Francesco Forti 25/2/2012 - 20:10

di sicuroqui  intanto abbiamo solo tre polizie: federale (4 gatti) cantonale e comunale(il grosso degli effettivi).

Non otto come in Italia. E un poliziotto puo' essere licenziato seduta stante, come ogni altro funzionario pubblico.

Sign Riolo vorrei approfondire molte delle cose che ha scritto; servirebbe molto tempo - che in questo momento, purtroppo non ho - e  spero non me ne vorrà se scelgo solo alcuni spunti per riflettere su alcune di quelle cose.

1. da alcuni passaggi sembra molto consapevole del complicato intreccio politico (e politico-sindacale) che sta dietro alla questione dell'art.18; mi sfugge però come e con chi immagina si possa realizzare quel big bang da "tana liberi tutti" e, cosa più sostanziosa, con cosa andrebbe sostituito l'attuale impianto di relazioni industriali basati sullo Statuto del Lavoratori e su quello che si è realizzato nei successivi 41 anni.

2. mi permetto di contestarle anche il fatto che il Sindacato, a fine anni '80 fosse tutto d'accordo sull'incostituzionalità dell'art.18. Per capirci, il PCI votò contro la Legge 300 proprio perchè non era sufficientemente allargata (ma lo fece consapevole del fatto che sarebbe passato ugualmente e tutti gli artigiani della CNA emiliana e toscana sarebbero stati contenti ugualmente) mentre CISL e UIL e DC e PSI che con Giugni scrisse la legge ovviamente andarono avanti (nel 1970) e continuarono a rifiutarsi di appoggiare la richiesta della (sola) FIOM quando presentò il referendum per eliminare il gradino dei 15 dipendenti.

Solo su questi due punti ci sarebbe da aprire molti libri e (armadi pieni di robe...) ma di sicuro, converrà con me: la possibilità che Monti/Fornero, da soli, realizzino anche una sola parte della rivoluzione necessaria DEL SISTEMA non tanto dell'art.18 che è solo l'appiglio. Fra l'altro, è proprio il fatto che in molti (nel PD, nel PDL e dell'UDC) non abbiano nessuna intenzione di aprire la questione la dice lunga sul fatto che è molto probabile che ci si limiterà ad uno "strattone" e il Paese avrà solo un'opportunità in più per comprendere il vero stato (disastroso) della politica italiana e l'assenza di leader all'altezza di discussioni/riforme come queste.

Solo la banca da queste parti mi da del Sig. (BTW, Mr.).

Anche io in questo momento non ho molto tempo, sono in vacanza sulle Cotswolds, ad ogni modo sul punto 2, negli scioperi generali che citavo c'erano anche CISL e UIL. Ricordo in almeno un'occasione ero in un gruppo a cui misero in mano le bandiere della CISL, che, non ostante io non sia mai stato iscritto alla CISL, sventolai tutta la giornata in viale Croce Rossa, via Libertà e a Piazza Politeama a Palermo. L'altra cosa che ricordo di quel giorno è che ci diedero per colazione latte Granarolo, omaggio della Granarolo, ed arance rosse, omaggio della Coop.

Spero la vacanza sia andata al meglio (cosa si fa sulle Cotswolds in febbraio?-) e non oso immaginare il risultato della colazione di lotta (forse un tantinello acida).

Rimane invece la sostanza della divisione nel sindacato italiano, che si trascina da 1950 riflettendo quella in cui DC e PCI giocavano a Don Camillo e Peppone.

Nella RI del 2012, fra politici e sindacalisti un po' attempati che tentano di convincere i pronipoti a modificare tutto per non modificare nulla (fazione CISL-UIL-UGL) e gli altri che non capiscono perchè la gente si è tolta l'elmetto e non vede il nemico davanti a sè.. (CGIL, pezzi di PD, SEL, ecc.).

Anche solo leggendo le storpiature (dei giornali di oggi) delle analisi statistiche OCSE in cui in Italia si guadagna poco, no, si guadagna troppo, no, si produce nulla, no, si produce tanto e così via, cazzeggiando che tanto, c'è solo da sperare che Fornero &Company riescano a mettere in fila le quattro-cinque cose che dobbiamo necessariamente cambiare, prima di andare a gambe all'aria col nostro welfare malmesso, le nostre "super tutele" per il 45% degli occupati e tutti gli altri a bagno.

Continuo a pensare che la sua proposta sia troppo avanzata per gli attori disponibili e troppo indipendente  dalla loro reale "disponibilità politica" visto l'intreccio che va ben oltre la questione "art.18".