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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Sign Riolo vorrei approfondire molte delle cose che ha scritto; servirebbe molto tempo - che in questo momento, purtroppo non ho - e  spero non me ne vorrà se scelgo solo alcuni spunti per riflettere su alcune di quelle cose.

1. da alcuni passaggi sembra molto consapevole del complicato intreccio politico (e politico-sindacale) che sta dietro alla questione dell'art.18; mi sfugge però come e con chi immagina si possa realizzare quel big bang da "tana liberi tutti" e, cosa più sostanziosa, con cosa andrebbe sostituito l'attuale impianto di relazioni industriali basati sullo Statuto del Lavoratori e su quello che si è realizzato nei successivi 41 anni.

2. mi permetto di contestarle anche il fatto che il Sindacato, a fine anni '80 fosse tutto d'accordo sull'incostituzionalità dell'art.18. Per capirci, il PCI votò contro la Legge 300 proprio perchè non era sufficientemente allargata (ma lo fece consapevole del fatto che sarebbe passato ugualmente e tutti gli artigiani della CNA emiliana e toscana sarebbero stati contenti ugualmente) mentre CISL e UIL e DC e PSI che con Giugni scrisse la legge ovviamente andarono avanti (nel 1970) e continuarono a rifiutarsi di appoggiare la richiesta della (sola) FIOM quando presentò il referendum per eliminare il gradino dei 15 dipendenti.

Solo su questi due punti ci sarebbe da aprire molti libri e (armadi pieni di robe...) ma di sicuro, converrà con me: la possibilità che Monti/Fornero, da soli, realizzino anche una sola parte della rivoluzione necessaria DEL SISTEMA non tanto dell'art.18 che è solo l'appiglio. Fra l'altro, è proprio il fatto che in molti (nel PD, nel PDL e dell'UDC) non abbiano nessuna intenzione di aprire la questione la dice lunga sul fatto che è molto probabile che ci si limiterà ad uno "strattone" e il Paese avrà solo un'opportunità in più per comprendere il vero stato (disastroso) della politica italiana e l'assenza di leader all'altezza di discussioni/riforme come queste.

Solo la banca da queste parti mi da del Sig. (BTW, Mr.).

Anche io in questo momento non ho molto tempo, sono in vacanza sulle Cotswolds, ad ogni modo sul punto 2, negli scioperi generali che citavo c'erano anche CISL e UIL. Ricordo in almeno un'occasione ero in un gruppo a cui misero in mano le bandiere della CISL, che, non ostante io non sia mai stato iscritto alla CISL, sventolai tutta la giornata in viale Croce Rossa, via Libertà e a Piazza Politeama a Palermo. L'altra cosa che ricordo di quel giorno è che ci diedero per colazione latte Granarolo, omaggio della Granarolo, ed arance rosse, omaggio della Coop.

Spero la vacanza sia andata al meglio (cosa si fa sulle Cotswolds in febbraio?-) e non oso immaginare il risultato della colazione di lotta (forse un tantinello acida).

Rimane invece la sostanza della divisione nel sindacato italiano, che si trascina da 1950 riflettendo quella in cui DC e PCI giocavano a Don Camillo e Peppone.

Nella RI del 2012, fra politici e sindacalisti un po' attempati che tentano di convincere i pronipoti a modificare tutto per non modificare nulla (fazione CISL-UIL-UGL) e gli altri che non capiscono perchè la gente si è tolta l'elmetto e non vede il nemico davanti a sè.. (CGIL, pezzi di PD, SEL, ecc.).

Anche solo leggendo le storpiature (dei giornali di oggi) delle analisi statistiche OCSE in cui in Italia si guadagna poco, no, si guadagna troppo, no, si produce nulla, no, si produce tanto e così via, cazzeggiando che tanto, c'è solo da sperare che Fornero &Company riescano a mettere in fila le quattro-cinque cose che dobbiamo necessariamente cambiare, prima di andare a gambe all'aria col nostro welfare malmesso, le nostre "super tutele" per il 45% degli occupati e tutti gli altri a bagno.

Continuo a pensare che la sua proposta sia troppo avanzata per gli attori disponibili e troppo indipendente  dalla loro reale "disponibilità politica" visto l'intreccio che va ben oltre la questione "art.18".