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Protezione dell'occupazione: alcuni effetti economici e un'idea per riformare

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Spero la vacanza sia andata al meglio (cosa si fa sulle Cotswolds in febbraio?-) e non oso immaginare il risultato della colazione di lotta (forse un tantinello acida).

Rimane invece la sostanza della divisione nel sindacato italiano, che si trascina da 1950 riflettendo quella in cui DC e PCI giocavano a Don Camillo e Peppone.

Nella RI del 2012, fra politici e sindacalisti un po' attempati che tentano di convincere i pronipoti a modificare tutto per non modificare nulla (fazione CISL-UIL-UGL) e gli altri che non capiscono perchè la gente si è tolta l'elmetto e non vede il nemico davanti a sè.. (CGIL, pezzi di PD, SEL, ecc.).

Anche solo leggendo le storpiature (dei giornali di oggi) delle analisi statistiche OCSE in cui in Italia si guadagna poco, no, si guadagna troppo, no, si produce nulla, no, si produce tanto e così via, cazzeggiando che tanto, c'è solo da sperare che Fornero &Company riescano a mettere in fila le quattro-cinque cose che dobbiamo necessariamente cambiare, prima di andare a gambe all'aria col nostro welfare malmesso, le nostre "super tutele" per il 45% degli occupati e tutti gli altri a bagno.

Continuo a pensare che la sua proposta sia troppo avanzata per gli attori disponibili e troppo indipendente  dalla loro reale "disponibilità politica" visto l'intreccio che va ben oltre la questione "art.18".