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A Ma’! Versace n’artro LTRO!!!! (*)

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Scusate l'ignoranza ma qualcuno mi può spiegare la differenza fra illiquido e insolvente?

 

Perché a rigor di logica e di etimologia è esattamente la stessa cosa. Se le banche sono piene di assets che non possono liquidare salvo contabilizzare immani perdite sono evidentemente insolventi se d'altra parte hanno passività che non riescono a rimborsare nei termini perché magari legate a depositi a vista o a breve termine.

 

Per banalizzare con un esempio comune a tutti quelli che vengono appunto dal mondo bancario è la stessa cosa di quando si ha un debitore pieno di debiti per cassa ma anche intestatario di un notevole patrimonio immobiliare acquistato quando il mercato immobiliare era a livelli molto più alti. Se le banche gli chiedono il rientro immediato dagli scoperti per cassa il debitore deve liquidare in breve tempo gli immobili, ovviamente con uno sconto legato sia alla velocità dell'operazione sia alla "depressione" del mercato immobiliare.

 

Conteggiando quindi lo sconto implicito il debitore è EVIDENTEMENTE insolvente non avendo un patrimonio capace di "solvere" i suoi impegni finanziari.

 

Che poi le banche capendo questo e capendo che in tal modo non avrebbero indietro i loro soldi decidano di "ristrutturare" il debito sperando di procrastinare il problema quando il mercato immobiliare potrà garantire una migliore liquidazione degli assets del debitore è una scommessa ed una speranza.

 

Rimane che il debitore illiquido è insolvente a causa di un cattivo asset liability management e investimenti errati.

non è il caso delle banche, ma pensa ad un'impresa che ha un forte squilibrio nella gestione finanziaria, per cui incassa dai clienti a 120 giorni, e paga i propri fornitori a 60 giorni, senza l'utilizzo di strumenti finanziari (sconto effetti, anticipazioni) quest'impresa diventerà ben presto illiquida, pur possedendo in pancia crediti commerciali sufficienti, se non superiori, a quelli necessari a coprire le passività, essendo quindi solvibile.

diverso è il caso in cui parte dei crediti dell'impresa in questione divengono carta straccia o quasi (come nel caso delle banche), in questo caso si è insolventi, ad ogni modo la prima manifestazione dell'insolvenza sarà una crisi di liquidità.

il fatto è appunto che non tutte le crisi di liquidità sono o si trasformano in crisi di solvibilità

edoardo

non sono un esperto di diritto fallimentare, ma supponi che tu debba sia debitore verso x ma abbia un capitale maggiore del debito residuo. Inoltre, hai un'attivita' produttiva che genera redditi certi futuri (per esempio, hai gia' contratti di vendita prodotti che genereranno redditi peri prossimi 4-5 anni a partire dal mese prossimio). Sei chiaramente non liquido, ma sei solvente, il capitale per pagare in teoria ce l'hai sin dora.

In generale, l'illiquidita' e' solo una difficolta' momentanea a pagare dovuta ad una particolare situazione che, nel lungo periodo, potrebbe essere facilmente risolta con una migliore gestione del cash-flow. L'insolvenza e' invece dovuta al fatto che proprio non ci sono le basi per generare le fonti del pagamento. 

se la distinzione concettuale è chiara, mi pare che in pratica sia molto diffficile distiguere le due situazioni, ex ante. o sbaglio?

 

ti sbagli

andrea moro 7/3/2012 - 17:00

In pratica credo proprio che ci sia una giurisprudenza pluridecennale. Ancora, non sono un esperto di diritto fallimentare, e chiaramente ci saranno dei casi dubbi, ma appunto, a questo serve il diritto fallimentare: a chiarire i dubbi, e, se necessario, andare dal giudice. 

L'art. 5 della legge fallimentare stabilisce che "lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrano che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni". L'accertamento di questo stato comporta una valutazione complessiva della situazione economica e finanziaria dell'imprenditore, per stabilire se questo possa proseguire nella sua attività.

Il tribunale fallimentare deve, pertanto, procedere all'aprezzamento di tutti i dati disponibili - da chiunque forniti, ma soprattutto dallo stesso imprenditore - in una visione prospettica, risolvendo questioni sia giuridiche - per es., a proposito della validità degli atti dai quali originano i debiti - sia aziendali (per es., la possibilità di risanamento di squilibri finanziari temporanei).

Appare evidente che, trattandosi di una valutazione in concreto, le manifestazioni esteriori dello stato d'insolvenza possano essere molto diverse da caso a caso: l'art. 7 della legge fallimentare, peraltro, indica alcune manifestazioni "tipiche", come la fuga, l'irreperibilità o la latitanza dell'imprenditore, la chiusura dei locali dell'impresa, il trafugamento, la sostituzione o la diminuzione fraudolenta dell'attivo da parte dello stesso imprenditore.

Il punto più difficile, a mio parere, riguarda la valutazione della regolarità dei pagamenti.  Anche questo è un concetto indeterminato: si tende a considerare regolari quei pagamenti ai quali il debitore fa fronte o con mezzi propri attinti dai redditi dell'impresa o con mezzi altrui reperiti grazie al credito di cui essa gode. Intaccare il capitale, allora, sarebbe una manifestazione d'insolvenza. 

Non dubito che si possa pervenire a un giudizio sulla solvibilità di una banca.

Non sono un esperto di economia delle banche (disclaimer a manetta oggi!), ma mi pare che la visione tradizionale di LoLR ("prestare solo a solventi") sia criticata (anche) sotto il profilo della sostanziale non osservabilità della solvibilità di una banca. Questo intendevo.

Ti assicuro che le banche centrali hanno il potere di sapere tutto quello che vogliono su una banca. 

Andrea, nelle rare occasioni in cui mi sono imbattuto  in gente che fa economia delle banche, mi è sembrato  che questi non dessero per scontato il fatto di poter distinguere illiquidità e insolvenza. Per questo ho  posto la questione. Magari ho incontrato le persone sbagliate, o forse non ho capito  un mazza, ma ci riprovo:

Con in mano i bilanci di una banca, è sempre possibile determinare univocamente se questa si  trovi in condizioni di insolvenza o di illiquidità? Immagino che in molti casi sia chiaro (vedi  il fratello di Fabio qui sotto), ma sospetto che in altri la questione sia opinabile.

Qual è la  relazione tra rischio di illiquidità e rischio  di insolvenza?

Il valore degli asset, cruciale per fare la distinzione, può essere considerato indipendente dalla valutazione di insolvenza della banca stessa o di un altro istituto che detenga asset simili?
Giusto per assicurarmi di non essere impazzito, ho fatto una velocissima ricerca e aggiungo quindi anche due paper che mi sembra si pongano questi problemi (certamente meglio di me): FreixasParigiRochet(2004) e MorrisShin(2009)

... non si nega a nessuno.

Purtroppo da 15 anni i mercati ad ogni iniezione di liquidita' quando la crescita e' anemica festeggiano con un rally, per poi schiantarsi appena la droga finisce. Questo LTRO non e' un'eccezione, il che fa presumere che il leverage nel settore finanziario e' ancora molto alto e che le porcherie off balance sheets siano ancora nascoste ai regolatori che comunque si voltano dall'altra parte.

(nel caso) ci si sposta lì, direi.

Insolvenza è un concetto piuttosto ampio, non attiene né strettamente ad una valutazione finanziaria né ad una valutazione patrimoniale ma ad entrambe: è il non poter, oggettivamente, pagare (per questo la valutazione è di un giudice).

Illiquidità mi sembra un concetto più strettamente finanziario, come si è detto ci saranno illiquidi solventi...

Secondo me le difficoltà di valutazione nascono dal fatto che il sistema bancario svolge molte funzioni.

Ora, se è vero che una situazione di illiquidità per un'azienda normale è meno rilevante dell'insolvenza per dichiararne il fallimento, così forse non si può dire per un'azienda coinvolta nel sistema dei pagamenti.

Per questo secondo me il vero tallone d'achille, anche valutativo, è nella con-fusione di molte funzioni nel sistema bancario europeo.

ti posso fare l'esempio di un'impresa(penso che per una banca sia simile)

quando devi analizzare la situazione finanziaria di un'azienda riclassifichi il bilancio,distinguendo le attività in base alla loro attitudine e facilità ad essere convertite in denaro  e le passività in base  al periodo in cui verranno a scadenza.

nell'attivo consideri :

LIQUIDITà IMMEDIATE(cassa,banca ecc)

LIQUIDITà DIFFERITE(crediti comm,titoli liquidabile nel breve termine,effetti allo sconto ecc)

DISPONIBILITà(merci,prodotti finiti,ratei,ecc)

nel passivo consideri

PASSIVO CORRENTE(DEBITI che scadranno nei successivi 12 mesi)

PASSIVO CONSOLIDATO(debiti oltre i 12 mesi)

 

LIQ.IMM+LIQ.DIFF.-PASSIVO CORRENTE=MARGINE DI TESORERIA ,evidenzia la capacità dell'impresa di fronteggiare i debiti a breve attraverso le liquidità

 

LIQ.IMM+DIFF.+DISPONBILITà-PASSIVO CORRENTE=CAPITALE CIRC.NETTO.segnala la capacità di far fronte alle passvità con il CAP.CIRC.LORDO.

 

le varie configurazioni assunte dagli indici segnalano situazioni più o meno convenienti.

Per esempio.

IL MARGINE DI TESORERIA può essere in deficit a condizione che questo sia contenuto e ,comunque,la quota di debiti a breve non coperta dalle liquidità (immediate e differite)deve essere coperta attraverso le DISPONIBILITà di facile smobilizzo

Il mio esempio era brutalmente semplice, ma qui vedo che Costantino ha giustamente tirato fuori lo schema patrimoniale di una impresa (e no, quello di una banca non è proprio uguale anche se ha ovviamente logiche simili) e quindi possiamo andare più sul tecnico.

 

Intanto non facciamo confusione fra situazioni di illiquidità momentanea e altre che sono strutturali.

 

Nel primo caso un mismatch momentaneo fra scadenze di attività e passività è di norma coperto sull'interbancario allo stesso modo nel quale una impresa utilizza il fido cassa. Siamo nel campo delle normali operazioni di tesoreria. E' chiaro che una situazione di forte crisi di fiducia riduca le possibilità di finanziarsi sull'interbancario allo stesso modo come magari all'azienda le banche possano revocare il fido di cassa.

 

Questa è l'unica situazione di illiquidità che non è insolvenza perché, pur se una più oculata gestione della tesoreria avrebbe potuta evitarla, è una situazione appunto risolvibile nel breve o brevissimo termine, da un giorno (overnight) a massimo 1 anno (che di norma però è già lungo come termine per operazioni di questo tipo).

 

Stiamo parlando di questo? Anche, perchè l'interbancario si era "prosciugato", ma non solo.

 

L'illiquidità strutturale è quella che come Costantino rilevava, legata al Margine di Tesoreria. Se le tue passività a breve non sono coperte da liquidità o da assets liquidabile a breve termine sei in illiquidità strutturale.

 

Lasciamo perdere il persistente mismatch delle scadenze che può avere la famosa impresa che incassa a 180 giorni e paga a 90, che se non ha anche liquidità a pronti col quale autofinanziare questo problema di tesoreria ed è costretta a smobilizzare i crediti presso il sistema al giorno d'oggi è molto facile che si ritrovi in categoria sofferenze nella Centrale Rischi (ed è questo il dramma di tante piccole imprese italiane).

Il problema delle banche è che se hanno assets patrimoniali nominalmente liquidabili a breve ma che in realtà non li vuole nessuno se non a forte sconto (titoli che hanno subito forte perdite di valore) oppure non si riescono proprio a liquidare (clienti a sofferenza) sono illiquide strutturalmente e insolventi.

E l'operazione BCE, che semplicemente dice "portate pure tutta la carta straccia che volete, pure stampata da voi, ve la finanzio io a tassi di favore" non è una operazione finalizzata solo all'interbancario, per quello sarebbero bastato molto di meno, è proprio perché gli assets dati in contropartita non li vuole nessuno, se non a  forte sconto o con tassi che uccidono i bilanci, e dirlo vorrebbe dire che le banche sono insolventi.

 

Di che stiamo parlando quindi? E' l'operazione stessa che dice che le banche sono insolventi, magari non tutte, ma di certo non poche mele marce. E il mercato, guarda caso, non vede il flusso di liquidità tornare nell'interbancario ma di nuovo nella pancia della BCE o al massimo nei titoli di stato.

Illiquido e' Bill Gates quando scorda il portafoglio a casa. Insolvente e' mio fratello disoccupato e giocatore d'azzardo incallito, ma che crede di non avere problemi perche' suo nonno gli ha lasciato una vigna in eredita'.

 

Il valore della vigna lui lo stima in svariati milioni di euro, l'agente immobiliare invece dice che puo' ricavarci al massimo 15,000 euro. L'autorita' di vigilanza e' chiamata a decidere se ha ragione mio fratello o l'agente immobiliare, cioe' se il valore di mercato e' depresso da qualche fattore temporaneo (per i debitori tutti i fattori negativi sono sempre temporanei)  assumendosi la responsabilita' della decisione.

E anche con esempi simili.

 

Ma sinceramente LTRO della BCE serve per chi ha dimenticato a casa il portafolio o per chi si è riempito di debito ed ha assets dal valore depresso "temporaneamente"?

 

A me pare il secondo.

 

A questo punto la proposta di separare i buoni dai cattivi mi fa venire in mente la parabola del cammello e della cruna dell'ago. Forse sarebbe meglio ragionare se fare come negli anni '30, IRI nazionali o europea che si accolli il sistema bancario (e parte di quello industriale decotto) oppure continuare a buttar soldi in un pozzo sapendo che appena forse qualcosa riparte per motivi esogeni l'inflazione coprirà buona parte del debito (che mi pare anche la strategia USA).

L'esempio è stato illuminante ma forse un po' semplicistico.

Perché dimenticare il portafoglio può essere un problema relativamente contenuto, rispetto a sottostimare il valore della vigna, solo se visto in relazione al soggetto e a cosa ha intenzione di fare dopo.

Io presto a Bill Gates od al fratello spendaccione prefigurandomi cosa faranno in futuro, in generale ed in relazione al mio prestito.

Guarda che l'esempio non è così semplicistico.

 

Tu ti prefiguri cosa faranno i soggetti in futuro. 

 

Io ti rispondo che presterei i miei soldi vedendo cosa hanno fatto in passato visto che si parla di soggetti che stanno già sul mercato e sono illiquidi o insolventi.

 

Bill Gates è illiquido perché ha dimenticato a casa il portafoglio, ma il portafoglio è bello pieno perché negli anni ha saputo creare profitti e risparmiare ricchezza.

Il fratello disoccupato di Scacciavillani ha sperperato i soldi che gli sono stati affidati e adesso spera che i suoi assets bastino a coprire i debiti e nel mentre ti chiede dei soldi per sopravvivere.

 

Ora, va bene aver fiducia nei cambiamenti della natura umana, ma tu credi davvero che in futuro quest'ultimo diventi un altro Bill Gates? Se lo pensiamo come un'azienda, pensi che in futuro produca profitto e superi così la sua illiquidità non cambiando organizzazione e management?

La Bce presta piu' o meno a tutti senza sapere se sono Bill Gates o mio fratello (che tra l'altro e' una figura retorica, essendo io figlio unico).

E' questo il problema centrale che sollevo nel post.