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A Ma’! Versace n’artro LTRO!!!! (*)

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se la distinzione concettuale è chiara, mi pare che in pratica sia molto diffficile distiguere le due situazioni, ex ante. o sbaglio?

 

ti sbagli

andrea moro 7/3/2012 - 17:00

In pratica credo proprio che ci sia una giurisprudenza pluridecennale. Ancora, non sono un esperto di diritto fallimentare, e chiaramente ci saranno dei casi dubbi, ma appunto, a questo serve il diritto fallimentare: a chiarire i dubbi, e, se necessario, andare dal giudice. 

L'art. 5 della legge fallimentare stabilisce che "lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrano che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni". L'accertamento di questo stato comporta una valutazione complessiva della situazione economica e finanziaria dell'imprenditore, per stabilire se questo possa proseguire nella sua attività.

Il tribunale fallimentare deve, pertanto, procedere all'aprezzamento di tutti i dati disponibili - da chiunque forniti, ma soprattutto dallo stesso imprenditore - in una visione prospettica, risolvendo questioni sia giuridiche - per es., a proposito della validità degli atti dai quali originano i debiti - sia aziendali (per es., la possibilità di risanamento di squilibri finanziari temporanei).

Appare evidente che, trattandosi di una valutazione in concreto, le manifestazioni esteriori dello stato d'insolvenza possano essere molto diverse da caso a caso: l'art. 7 della legge fallimentare, peraltro, indica alcune manifestazioni "tipiche", come la fuga, l'irreperibilità o la latitanza dell'imprenditore, la chiusura dei locali dell'impresa, il trafugamento, la sostituzione o la diminuzione fraudolenta dell'attivo da parte dello stesso imprenditore.

Il punto più difficile, a mio parere, riguarda la valutazione della regolarità dei pagamenti.  Anche questo è un concetto indeterminato: si tende a considerare regolari quei pagamenti ai quali il debitore fa fronte o con mezzi propri attinti dai redditi dell'impresa o con mezzi altrui reperiti grazie al credito di cui essa gode. Intaccare il capitale, allora, sarebbe una manifestazione d'insolvenza. 

Non dubito che si possa pervenire a un giudizio sulla solvibilità di una banca.

Non sono un esperto di economia delle banche (disclaimer a manetta oggi!), ma mi pare che la visione tradizionale di LoLR ("prestare solo a solventi") sia criticata (anche) sotto il profilo della sostanziale non osservabilità della solvibilità di una banca. Questo intendevo.

Ti assicuro che le banche centrali hanno il potere di sapere tutto quello che vogliono su una banca. 

Andrea, nelle rare occasioni in cui mi sono imbattuto  in gente che fa economia delle banche, mi è sembrato  che questi non dessero per scontato il fatto di poter distinguere illiquidità e insolvenza. Per questo ho  posto la questione. Magari ho incontrato le persone sbagliate, o forse non ho capito  un mazza, ma ci riprovo:

Con in mano i bilanci di una banca, è sempre possibile determinare univocamente se questa si  trovi in condizioni di insolvenza o di illiquidità? Immagino che in molti casi sia chiaro (vedi  il fratello di Fabio qui sotto), ma sospetto che in altri la questione sia opinabile.

Qual è la  relazione tra rischio di illiquidità e rischio  di insolvenza?

Il valore degli asset, cruciale per fare la distinzione, può essere considerato indipendente dalla valutazione di insolvenza della banca stessa o di un altro istituto che detenga asset simili?
Giusto per assicurarmi di non essere impazzito, ho fatto una velocissima ricerca e aggiungo quindi anche due paper che mi sembra si pongano questi problemi (certamente meglio di me): FreixasParigiRochet(2004) e MorrisShin(2009)

... non si nega a nessuno.

Purtroppo da 15 anni i mercati ad ogni iniezione di liquidita' quando la crescita e' anemica festeggiano con un rally, per poi schiantarsi appena la droga finisce. Questo LTRO non e' un'eccezione, il che fa presumere che il leverage nel settore finanziario e' ancora molto alto e che le porcherie off balance sheets siano ancora nascoste ai regolatori che comunque si voltano dall'altra parte.

(nel caso) ci si sposta lì, direi.