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A Ma’! Versace n’artro LTRO!!!! (*)

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Michele mi piace tantissimo questo tuo commento, lo trovo lucido e che va dritto al punto. Aggiungo che questi problemi sono abilmente ignorati dal punto di vista del risk management. Per calcolare di quanti assets si ha bisogno per coprire le liabilities in caso di crisi, il regolatore impone calcoli del VaR basati sul mtom passato (due o tre anni). In parole povere si va a guardare quale sarebbe stata la perdita "peggiore" negli ultimi due anni e si calcola di quanti asset si ha bisogno per coprirla. Questa e' un'evidente folia, per vari motivi: uno e' quello che dici tu, che man mano che si allunga la duration, il mtom assume meno valore, perche' subentrano le logiche istantanee di mercato che celano il valore effettivo dell'underlying (LTCM insegna...); un altro motivo e' che il passato rappresenta solo se' stesso, non certo il futuro. L'atteggiamento delle banche e' che "in caso ci salva lo stato", cosa che mi fa rabbrividire in un momento del genere: quale stato? quello che non riesce a salvare la Grecia o l'Italia in caso di peggioramento della crisi?

stazionarietà

saul 9/3/2012 - 11:59

In realtà non sono i regolatori che impongono l’utilizzo dei mtom passati, il calcolo del VaR potrebbe essere fatto ricorrendo a metodologie che non richiedono necessariamente la stazionarietà, come le simulazioni montecarlo, o sbaglio?

almeno in UK, la FSA impone un calcolo storico del VaR. Il VaR si puo' calcolare in mille modi, tutti sbagliati perche' e' un numero essenzialmente incalcolabile. C'e' una marea di letteratura a proposito. Tanto che la regola negli hedge fund (dove il risk managemente e' cosa piu' seria che nelle banche, non foss'altro per l'allineamento di interessi tra gestori e clienti) e' di non calcolarlo affatto o calcolarlo tanto per metterlo in report per i clienti che per qualche motivo si sentono piu' sicuri nel vederlo.

Diciamo che in generale nelle banche non c'e' molta riflessione (anzi, praticamente non ce n'e' affatto) su cosa sia il rischio. Dove lavoro io il CRO prima di fare il CRO era head of sales (!!!), ed il capo del rischio di mercato era un trader (il quale due giorni fa ha dichiarato pubblicamente che il 2012 sara' un anno quieto sui mercati....). Il fatto e' che queste istituzioni sono talmente enormi che il fattore principale nel determinare i ruoli non e' la capacita' nel campo specifico, ma il saper gestire centinaia o migliaia di persone. Cosa non facile, lo ammetto, ma poi si perde completamente il senso del ruolo. E, scusate se sono un po' bacchettone, qui sorge un problema morale: le banche sono enormi e possono avere un impatto enorme sull'economia, per cui la gestione del rischio dovrebbe essere un punto centrale. Nessuna banca, per dire, ha un modello per valutare l'impatto che ha sui mercati, quando la storia recente ci insegna che in un momento di crisi tutte le banche si comporteranno in esattamente lo stesso modo, per cui l'impatto sui mercati e' potenzialmente enorme.

montecarlo

saul 9/3/2012 - 15:14

In linea teorica però anche la FSA prevede si possa utilizzare la simulazione montecarlo, stando a quanto scritto nei suoi documenti, magari quindi si tratta di moral suasion. Che sia anch'esso metodo imperfetto non c'è dubbio, ma mi sembrava che almeno  il problema della stazionarietà potesse così essere risolto. In generale, lavorando anch’io nel risk management, ma in una banca italiana, condivido ciò che dici.

Una cosa  riguardo il discorso sull’impatto sul mercato;  una novità di Basilea 3 è quella del requisito di capitale aggiuntivo richiesto alle global SIFI, che se non sbaglio dovrebbe essere dallo 0 al 2.5%, oltre agli indicatori di leva.

E le simulazioni con che distribuzione degli errori le fai? Con quella implicita negli eventi passati o con quella che vuoi tu? E quella che vuoi tu, come la scegli? 

appunto

federico de vita 11/3/2012 - 10:24

si fanno - almeno da noi - solo montecarlo storiche (di nuovo imposte dall'illuminata FSA), che a me pare un ossimoro bell'e buono...

 

Per me l'errore sta a monte, ma parecchio a monte. Dalle parti di Courmayeur (anzi sopra), mentre il VaR si calcola a Rimini.

ora si...

saul 13/3/2012 - 19:10

La mia prima domanda, se la simulazione montecarlo potesse superare i problemi della stazionarieta’ non era retorica, lavoro nel risk management ma non sviluppo modelli, quindi non volevo indicare con certezza una soluzione, ma capire se la simulazione montecarlo potesse essere un modo per superare il problema, e lo chiedevo a te perche’ hai sicuramente conoscenze quantitative maggiori delle mie; leggendo sui modelli VaR una delle caratteristiche che si attribuiscono alla simulazione montecarlo e’ quella relativa all’assenza di una specifica ipotesi sulla distribuzione dei fattori di rischio, dicamo che e’ a discrezione di chi sviluppa i modelli, e un’altra e’ quella di essere assai adatta nel caso di alcuni prodotti, strategie tipo la CPPI o derivati path dependent e altri derivati, che possono essere utilizzate dai fondi hedge, ulteriore motivo per chiedertelo. Comunque dalle risposte di entrambi penso e soprattutto spero di aver capito qualcosa in piu’, quindi grazie.