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I misteri delle liberalizzazioni all'italiana

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E cosí, da quest'ennesima storia di ordinario oligopolio, si capisce perché gli italiani sono tanto sospettosi nei confronti del libero mercato...

Finalmente un tentativo (per di più convincente) di capire come mai la visione della realtà è così diversa tra accademici e persone comuni, che sia perché guardano due realtà oggettivamente diverse?

Forse l'unica mancanza che sento spesso leggendo articoli e interventi dei redattori di NFA è proprio la cecità nei confronti di quella parte di dati che, in quanto estremamente specifici di una situazione reale, non sono in primo piano nei modelli teorici.

 

ps: un altro esempio a me evidente riguarda l'articolo 18: nel confutare alcune posizioni effettivamente sbagliate, si nega il fatto ben reale (e nell'esperienza della gran maggioranza delle persone che lavorano in Italia) che molte decisioni non sono prese per il bene dell'impresa (o dell'ente), ma per quello dell'ego di chi ne ha la responsabilità. Questo non fa un gran bene alla propria credibilità (anche se le conclusioni sono corrette, almeno a mio avviso).

A me pare che la cosa sia piuttosto semplice, e per una volta teoria va a braccetto con la "realta'". La teoria dice, in genere, che oligopolio e' meglio di monopolio, e che concorrenza e' meglio di oligopolio. Poi nei dettagli si puo' discutere, ma genericamente e' cosi'. Cosa ti fa pensare che la situazione descritta da Enzo, per quanto paradossale e controintuitiva, sia tanto peggiore del monopolio statale? 

 

I dati collimano con la teoria: in italia si fanno privatizzazioni e liberalizzazioni a meta'. Che questo non realizzi l'ottimo del consumatore si sa, ed in qualche caso fare a meta' fa marginalmente peggio. Non e' ovvio che questo sia il caso dell'enel. In ogni caso, si spinge per fare l'altra meta' non per tornare indietro.