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Due implicazioni del caso Lega Nord

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l'italiano medio è scarso di intelletto e voglia di usarlo (può anche darsi che sia poco istruito, ma sono anni che la scolarizzazione di massa vota. E non vedo cambiamenti significativi).

Non è questione di intelletto ma di cultura.  È verosimile che l'alfabetizzazione di massa abbia portato, nei paesi a cui Lusiani sembra fare riferimento, a cambiamenti culturali su scala generazionale e secolare.  A questo potrebbe sommarsi il possibile effetto di fattori come la religione cristiana-protestante, più incline all'etica individuale che alla fedeltà verso autorità tradizionali.  Ricorderei che le ricerche sul capitale sociale hanno rilevato che fattori storici come i Comuni medievali o l'appartenenza all'impero asburgico esercitano tuttora una certa influenza.

Tutto molto bello ma... come mai la cattolica Austria e la cattolica Baviera non hanno gli influssi "negativi" della religione cattolica? Come mai nell'evoluta Francia il 20% vota Le Pen mentre Sarkozy o Strauss-Khan avrebbero potuto tranquillamente candidarsi in Italia?

Non voglio dire che abbiate torto, anzi quel che dite ha senso, ma se confronto l'italiano con i popoli stranieri che conosco mi sembra che principale gap sia nella mancanza di etica e di senso dello stato più che nell'intelligenza o nella cultura.

E il senso dello stato i governi francesi inglesi o tedeschi lo hanno "costruito" nei loro popoli. Chessò: senza riscrivere il risorgimento, non credo che le decimazioni del 15-18 o il voltafaccia del 43 (fregandosene della sorte dei soldati) sia passato senza danni.

Boldrin e Brighella hanno già manifestato disagio di fronte a certe interpretazioni che tendono a trovare nella storia remota la spiegazione di situazioni attuali. Non credo che intendessero negare valore a ricerche siffatte, ma piuttosto invitare a non azzardare le prime ipotesi che ci vengono in mente come spiegazioni definitive (benché si possa muovere loro lo stesso rimprovero, quando lamentano una cultura papalina e borbonica, quasi che fossero identiche).

A me pare che non si possa dimenticare, quando si fanno paragoni tra Italia ed altri stati europei, che la vicenda storica della prima non è uguale a quella di altri: l'unità d'Italia è alquanto recente, la divisione in entità diverse è durata per molti secoli ed ha inevitabilmente portato alla creazione di culture diverse, basti pensare al contrasto tra i comuni del centro-nord e il feudalesimo perdurante nelle Due Sicilie.

Francia, Inghilterra e Spagna hanno costruito lo stato nazionale  molti secoli or sono, due di esse connotandolo stabilmente di assolutismo (in Inghilterra ci provò Carlo I e ci rimise la testa); l'espansione coloniale ha verosimilmente contribuito a rafforzare il sentimento nazionale. La divisione della Germania forse è il frutto della debolezza dell'Impero, incapace sino ai tempi di Bismarck di sottomettere i principi locali, ma dominazioni straniere furono episodi limitati (invece in Italia durarono a lungo).

Un bel film di Kubrick testimonia che le decimazioni furono praticate anche nell'esercito francese. Non mi pare che il prestigio della République ne abbia sofferto granché.

Hai ragione, sono discorsi appassionanti ma, purtroppo, sono troppe le variabili da analizzare (da "saper analizzare") e da "pesare".

Tutto molto bello ma... come mai la cattolica Austria e la cattolica Baviera non hanno gli influssi "negativi" della religione cattolica?

Io non ho scritto che gli elettori italiani eleggono cialtroni senza valutarli adeguatamente perche' sono cattolici, io ho scritto che lo fanno 1) perche' l'istruzione di massa e' stata tardiva in Italia e tuttora il livello medio di istruzione e' basso (entrambi i fattori valgono anche rispetto ad Austria e Baviera) 2) perche' le elites italiane, particolarmente in questo caso quelle cattoliche e social-comuniste, sono di bassa qualita'. Le elites bavaresi e austriache sono di qualita' nettamente superiore.  In parte, cio' dipende dal fatto che l'Austria e' stata per secoli centro di un impero in competizione militare serrata con la Francia, la Spagna, la Turchia, la Prussia e la Russia, per poter competere militarmente senza soccombere evidentemente le elites austriache hanno imparato che e' conveniente avere cittadini istruiti piuttosto che sudditi analfabeti da abbindolare con favole e superstizioni. In Italia invece le elites, forse anche per il passato di dominazione barbarica, sono state storicamente piu' interessate a sfruttare i sudditi locali, mantenuti ignoranti e superstiziosi, piuttosto che a competere con le altre potenze europee anche nel campo dell'istruzione del cittadino medio. Quale che sia la ragione ultima, sta di fatto che il comportamento storico fino ad oggi delle elites italiane mostra la loro scadente qualita' nel confronto europeo.

So cosa hai scritto, infatti non ho risposto a te ;-)

Riapro questa discussione per segnalare un'interessante ricerca (fonte NBER) che essenzialmente propone in modo articolato la tesi di questo commento circa la relazione tra rivalità militari, promozione dell'istruzione di massa da parte delle élites e processi di democratizzazione, portando a sostegno anche dati statistici.

Grazie del riferimento. Le mie fonti sono oltre a riflessioni personali testi come D.Landes, The Wealth and Poverty of Nations.