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Per usare bene il bisturi occorrono endoscopi efficienti.

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Articolo eccellente nel centrare il problema e nell'indicare la soluzione a lungo termine. A mio avviso, sul breve e medio, ma integrativa anche sul lungo, vi è una strategia che propugno da anni e che trovo estremamente funzionale: dare facoltà e/o incarico a personale qualificato, con criteri diversi a seconda dei casi, di proporre alternative alle strategie e le singole scelte amministrative di ogni amministrazione, motivandole e indicandone analiticamente i vantaggi.
Qualora la proposta superi il vaglio di un tot variabile a seconda dei casi di valutatori qualificati, passerebbe automaticamente, sostituendo la strategia amministrativa dell'ente.
Solo nel caso che questa scelta si riveli davvero conveniente, proponente e controllori che han dato parere positivo riceverebbero dei guadagni in misura proporzionale al risparmio (o all'utile) prodotto per le casse pubbliche, nonché un punteggio positivo tale da permettergli di ridurre il numero di valutazioni positive necessario a far passare loro future proposte - aumentando dunque la propria percentuale sugli utili generati - e scalando analogamente le classifiche come controllori. Punteggi che conviene siano fondamentali per l'attribuzione di incarichi nella pubblica amministrazione.
Nel caso che ritengo poco probabile di un intasamento da eccesso di proposte, si potrebbe imporre un costo alla presentazione di domande, magari da pagare solo in caso di rifiuto. In caso di diverse proposte riguardanti lo stesso tema e reciprocamente escludentisi, ci sono molte strategie valide, in particolare quelle ovvie riguardo agli incentivi e alla perdita di punti dei controllori implicati.
L'anonimato delle domande e dei controllori a cui vengono inoltrate, eventualmente con l'incentivo a denunciare tentativi di corruzione e simili ridurrebbe al lumicino i rischi, comunque inferiori, di concussione, corruzione, collusione e simili.

Tutto ciò è a costo zero e conveniente, producendo vantaggi in base al merito solo in misura proporzionale ma sempre inferiore al vantaggio pubblico derivato.
Ha il vantaggio di incentivare la partecipazione, la responsabilità, la capacità, le conoscenze distribuite sul territorio integrando e migliorando le capacità d'intervento, adattamento e versatalità di qualunque leviatano burocratico centralizzato, fosse anche il più efficace, efficiente e correttamente informatizzato (come è difficile aspettarsi in Italia).
Ha il vantaggio di ridurre l'arbitraria corruttibilità e facile assunzione di logiche clientelari e svantaggiose per la collettività delle pubbliche amministrazioni, introducendovi la competizione e il merito senza gonfiare i costi pubblici per favorire il lucro dei vincitori della competizione.
Anzi, si potrebbero contenere enormemente le retribuzioni dei manager pubblici offrendole a chi, in un certo range di punteggi, guadagnerebbe altri punti dal chiedere personalmente retribuzioni meno esose. Mal'alleggerimento, l'autonomia, la diversificazione, la competitività di tutto il sistema statale sarebbero generali e ingenti per ovvi motivi, ancor più se si permette alle singole entità amministrative di sperimentare criteri e loro tarature particolari per migliorare la resa dei meccanismi in questione, salvo impedirle qualora non diano risultati convenienti.
Può funzionare con tutto ciò che è misurabile e, quel che non lo è, ha tutto il diritto di rimanere soggetto alle soggettività preminenti nelle varie collettività in base ai criteri da queste prescelti (maggioranza più o meno qualificata, scelte "premio" per i migliori, consuetudine, innovazione, quant'altro...)

Tutto ciò naturalmente non è in contrasto con l'adozione di sistemi informatici efficienti e centralizzati per la spending review, anzi, l'adozione di questo metodo, ci scommetto, sarebbe la via più veloce per garantire l'implementazione anche di quelli.

Adoperando un siffatto metodo, dunque strutturando le proposte con capo e coda, eventualmente chiedendo ad addetti pubblici in grado di farlo di farsi carico della componente analitica, in particolare del calcolo costi/benefici e rischi/opportunità, avrebbe perfino senso l'iniziativa ministeriale di interpellare la popolazione su sprechi, miglioramenti, innovazioni. Non è affatto detto che un genitore non possa avere brillanti idee su come migliorare, ottimizzare le spese o ridurre gli sprechi in una particolare o in ogni scuola, così come è verosimilmente pieno di imprenditori o dipendenti privati che potrebbero indicare modi per risparmiare/migliorare e lo farebbero volentieri, se potessero, forse anche gratis e a maggior ragione per guadagno (nessuno è costretto a incassare e può sempre distribuire come crede i suoi proventi).

Naturalmente è difficile che si implementi qualcosa del genere dall'alto, anche se converrebbe sicuramente a molti bravi e competenti che stanno in basso e anche non troppo in alto, nonché a lungo termine probabilmente a tutti.

è vero! Ma rimane la difficoltà, per come la cosa è stata fatta, separare il loglio dal grano. Come trovare i suggerimenti originali fra 100000?

Molti suggerimenti sono per forza relative a situazioni che tutti conoscono compresi Monti, Giarda e Bondi. Non è ancora il tempo di usare la lima fine ci sono ancora  canali di colata e bave. Ma gli sprechi(=furti) evidenti sono a vantaggio della casta e chi li tocca muore, come i fili della luce.

Le tecniche ci sarebbero, penso

anche questo è vero, seppur non sufficiente per produrre risultati positivi. A maggior ragione se, come ci scommetto, il 90% delle proposte si riduce a copie precompilate di proposte di taglio delle spese militari (con particolar riferimento agli F-35 su questo sito già trattati in senso divergente), a proteste contro gli stipendi e i privilegi dei parlamentari e a frizzi e lazzi vari.

Scommetto che, se qualcuno ha inviato proposte innovative, magari addirittura ben circostanziate, anche senza una compilazione categorizzata e richiedente il rispetto di determinati criteri, sarebbe facile individuarle, se solo si volesse. Resta il fatto che, supposto che si voglia individuarle, resta ritengo insormontabile la giusta obiezione di Lanfranconi, soprattutto se si include nei vantaggi della casta quello di procurarsi i mezzi per alimentare le clientele.

con il metodo sopra accennato della "peer review" si potrebbe far molto, ancor più se le proposte venissero strutturate come brevemente indicato ma facilmente intuibile, con un'analisi referenziata dei dati su cui si basano, oppure avessero bisogno di ricevere tali integrazioni da sostenitori terzi o un certo numero di approvazioni per ottenere tale verifica da fonti istituzionali (anch'esse soggette a pubblico controllo).
Sono assolutamente d'accordo sul fatto che la maggior parte degli sprechi siano a vantaggio dei poteri forti ma ho dei dubbi sulla loro forza residua di opposizione.
Sono convinto che tale metodo sarebbe più proficuo e meno manovrabile dai medesimi della democrazia diretta propugnata dal M5S, per esempio, mentre penso che potrebbe incontrare i favori di molte delle migliori menti nazionali, anche per interesse privato, anche se assunte nelle istituzioni. Per quelle che sono le mie modeste conoscenze della specie umana dubito che questo possa bastare a far loro sposare la tesi, anche se penso che, qualora alcuni accademici dotati di una certa stima pubblica e inseriti in "salotti" periferici, potrebbero bastare a dare credibilità e un minimo di consenso a una formulazione un po' meno rudimentale di quella su esposta, trovando facilmente sponda in molti giovani impegnati nelle istituzioni, come anche nel privato, e pure in certa parte considerevole dell'arcipelago dei movimenti sia liberali che di sinistra.

Certo Monti, né alcun partito uscente vincitore dalle prossime elezioni, né probabilmente il M5S se putacaso (per assurdo, direi, almeno oggi) arrivasse tra un anno ad avere la maggioranza assoluta, potrebbero, se mai volessero, implementare qualcosa del genere. Ma viviamo in uno scenario di crisi che aumenta le possibilità di variazioni sistemiche indotte da strutture periferiche meglio adattative alla situazione e star dalla parte della ragione offre comunque i suoi vantaggi.