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Per usare bene il bisturi occorrono endoscopi efficienti.

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Mi sembra interessante una lettera al Corriere della sera di domenica 13 maggio, che riporto qui sotto (non compare on line).

 

La diminuzione della spesa

di STEFANO STEFANEL

Dirigente scolastico


La spending review sta andando per il momento malissimo. Il ministro Pietro Giarda ha fatto di recente delle ammissioni piuttosto strane sull’impossibilità di tagliare seriamente la spesa dello stato, mentre anche alcuni commentatori importanti come Francesco Giavazzi, Aberto Alesina, Alberto Bisin, Alessandero De Nicola hanno manifestato seri dubbi sull’azione del Governo in questo senso.

            Con le attuali leggi e gli attuali contratti collettivi esistono elementi di spesa che altri sistemi nazionali non hanno: mansionari rigidi che prevedono personale in esubero rispetto alle necessità, rigidità nelle mansioni e quindi impossibilità di gestire le piante organiche dello stato in forma flessibile in base alle esigenze e non alla situazione storica, contratti lunghissimi e minuziosissimi che annidano centri di spesa ad ogni pagina, meccanismi di controllo e di spesa legati all’idea che chi lavora nello stato abbia tendenza ad imbrogliare o a rubare, leggi che impongono spese anche inutili o dannose, rigidità dei capitoli di bilancio che rendono complesse manovre di compensazione. Il mio non è un elenco esaustivo, ma illustra alcune situazioni che tutti conoscono o possono conoscere.

            Recentemente il presidente del consiglio Mario Monti ha dichiarato di essere preoccupato perché il tetto agli stipendi dei dirigenti statali avrebbe diminuito l’attrazione verso il posto statale anche se di alto livello.  Invece penso che quella sarebbe la grande fortuna dell’attuale governo: una fuga in massa degli attuali direttori generali o dirigenti di alto livello, con un loro ricambio per non più del 30% dei casi con personale più giovane e disponibile a farsi retribuire secondo il tetto previsto e l’eliminazione dall’organico dello stato del restante 70% dei posti sarebbe un elemento in grado di rendere più snella ed efficiente la macchina statale.

            Il principale ostacolo alla spending review sono i direttori generali e gli alti dirigenti dello stato, in quanto questi sono fedeli in primo luogo all’organizzazione che dirigono e poi allo stato che li ha messi lì. Chi lavora come dirigente nello stato fin da subito impara che lo stato è il nemico, che i suoi colleghi di altri ministeri o dipartimenti sono pronti a porre tutte le barriere burocratiche che possono, che il fallimento di una politica statale fa la gioia di tutti coloro che lavorano nello stato e non sono direttamente interessati da quella politica.

            I direttori generali e gli alti dirigenti dovrebbero essere l’elemento base della spending review, invece sono per lo più succubi verso i sindacati o le varie lobby, tendono alla propria conservazione, non accettano logiche di taglio perché sanno che ne saranno considerati responsabili.

            Per il dipendente statale il buon dirigente è quello che fa spendere di più non di meno alla sua organizzazione, è quello che riceve più soldi non meno, è quello capace di mantenere del personale anche a non fare nulla, non quello che riesce ad ottenere gli stessi risultati con tagli di organico.

            O l’attuale governo riuscirà a lavorare senza i suoi direttori generali o dirigenti di alto livello o dovrà continuare a lavorare per loro. I meccanismi di valutazione in Italia non esistono o se esistono producono premi a pioggia per tutti. Lì si insinua la spesa senza controllo.

            Finché le leggi italiane saranno scritte da quei direttori generali e da quei dirigenti produrranno sempre contenzioso e aumenti di spesa. Perché loro sanno benissimo come ingabbiare la volontà politica dentro le maglie di un italiano subdolo e interpretabile in vari modi.