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L’euro non c’entra

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Innanzitutto ringrazio Tizioc per avermi voluto dare la sua risposta.

Guerani, non avevo visto l'estratto del testo bocconiano da te postato. Quel che vedo, in effetti, è che ogni qual volta l'Italia, per un qualche motivo, ha fissato il suo tasso di cambio, il suo saldo commerciale è divenuto negativo. Vero. La spiegazione data nel testo è che il differenziale di inflazione tra l'italia e i partner commerciali era notevole.

 

Mi pare altrettanto evidente, però, che tale fenomeno sia occorso per la prima volta ben 20 anni prima delle famigerate "riforme Hartz" implementate dalla Germania di Schroeder le quali, oltre ad aver causato "fame, povertà e insicurezza" (a detta dei detrattori) tra i tedeschi, sono anche imputetate di aver dato origine agli squilibri interni alla UE. Allora, forse, non sono queste l'origine di ogni Male...

 

A questo punto, invece di farci tante seghe mentali su cambi fissi o fluttuanti - visto, tra l'altro, che i 17 Paesi dell'Unione Monetaria hanno deciso con entusiasmo e liberamente di aderire alla moneta unica per un motivo o per un altro- o su "politiche europee dei salari", perchè non ci focalizziamo sul cercare di risolvere i peculiari problemi del nostro paese, i quali ci conducono, ogni qual volta non possiamo giocarci la carta della svalutazione, ad essere meno competitivi? Per entrare nella metafora calcistica: 3 volte su 4 il Real Madrid, anche quando ha l'arbitro contro, riesce a vincere. Ps Questo lavoro pubblicato su VoxEU, anche se non lo condivido (per quanto io ne possa capire, con le mie ristrette conoscenze della materia) ha però una tabella interessante, la seconda. La conclusione che traggo dalla sua osservazione è che, mentre la famosa deflazione salariale tedesca non mi pare niente di eccezionale, il costo del lavoro nel PIIGS è esploso.

Guardate l'Italia, la Spagna e, soprattutto la Grecia. Si può crescere ed essere competitivi con salari crescenti ma produttività calanti o stagnati?

A parte che io concordo con quel paper di Voxeu, il problema è esattamente quello che noti anche tu ma bisogna mettere in ordine di causa ed effetto cosa succede.

l'ULC è il costo del lavoro relativo all'output, cioè al PIL. Come tutti i rapporti può salire per due motivi, o aumentano i costi o diminuisce l'output.

Considerato che anche l'Istat conferma che i salari sono pressoché fermi da anni (aumento lordo retribuzioni 99-12 32,75% CPI 30,9) e lavoriamo più ore che i tedeschi (dati OECD 2010 1778 ore x occupato contro 1408)  il problema è evidentemente nell'output.

A questo punto hai due strade.

La prima è quella di far costare meno il lavoro: quindi ridurre i salari e/o abbassare il peso fiscale sul lavoro. Insomma le riforme Hartz. Che però sono state fatte mettendo anche in campo una serie di ammortizzatori sociali e tagli su tasse che hanno un costo immediato sul bilancio pubblico per poi pian piano negli anni successivi essere riassorbiti dalla migliore competività. 
Siamo in grado di farlo rispettando i parametri dell'austerità? Domanda retorica... NO. Anche la Germania sforò i parametri di Maastricht per fare le riforme hartz.

La seconda è aumentare l'output, ma anche qui se non hai l'effetto calmierante di un cambio flessibile che rende più convenienti i tuoi prodotti è una cosa complicata. La Germania tenendo più bassa l'inflazione del target UE (2%) ha reso via via meno costosi i suoi prodotti sul mercato "interno" dell'eurozona. E l'inflazione si tiene bassa principalmente tenendo fermi i salari, cioè non adeguandoli alla crescita della produttività. Questa è stata la deflazione salariale tedesca, l'unica possibile "svalutazione" in un sistema di moneta unica, che però è una politica "beggar thy neighbour" che non mi pare compatibile con una Unione economica dove, in teoria, ci dovrebbe essere collaborazione e non guerra commerciale.

Questo per rispondere anche a chi dice che sono anti-tedesco. Se vogliamo mantenere l'Eurozona non andrebbe nemmeno bene che l'Italia vincesse la competizione dei costi con i tedeschi e rovesciasse la situazione. Avremmo sempre degli squilibri. 

Fra l'altro questi squilibri sono stati finanziati dagli stessi che sono in surplus commerciale, in poche parole la Germania ha fatto quello che fa la Cina con gli US, finanzia i consumi delle sue esportazioni. Che è poi quello che facciamo anche noi fra Nord e Sud Italia, con la differenza che una parte di quel "finanziamento" sono trasferimenti fiscali, perché siamo un unico Stato, mentre nell'Eurozona sono flussi completamente finanziari.

Il patatrac è sorto quando con il 2007 si è avuto una restrizione del credito, tante banche tedesche che erano esposte su assets speculativi hanno cercato di far rientrare i loro soldi, si è seccato l'interbancario e adesso infatti tutti gli squilibri li trovi ribaltati quasi in automatico sul sistema target2.

Cmq a prescidendere dalle soluzioni, quello che è chiaro è che la crisi NON è stata causata dal debito/deficit pubblici. Quello è un problema ora perché tipo in Italia non abbiamo risorse per spingere la domanda o fare ristrutturazioni del sistema produttivo tramite tagli tasse, investimenti, ecc e dobbiamo pagare tassi di interesse sempre più alti che incorporano la svalutazione dei titoli nel caso l'Eurozona si rompesse.