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Law and economics, in salsa nostrana.

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Altrimenti la risposta è ancora più banale: uomini e donne si autoselezionano in mansioni e industrie diverse. Se, per esempio, a parità di istruzione agli uomini non fa troppo schifo raccogliere la spazzatura mentre alle donne sì e preferiscono fare le centraliniste al CUP, i primi guadagnano di più perché fanno un mestiere meno pulito delle seconde, a parità di istruzione.

ho qualche dubbio sull'esempio: alla stessa donna che raccoglie l'immondizia in una ditta di pulizia, o fa la badante ad anziani non autosufficienti, farebbe schifo raccogliere l'immondizia in strada (lavoro che spesso si fa con l'autospazzatrice e l'idrante, non con le mani)? 

Non è che c'entrino le politiche di assunzione, che per  certi lavori, anche a parità di forza fisica o requisiti di istruzione, sono state discriminatorie? (azzardo una ipotesi cattiva:  la nettezza urbana è una municipalizzata, meglio assumere i capifamiglia, che controllano più voti)

Discorso simile sull'autoselezione tra lettere e ingegneria, da una parte ci sono stereotipi a livello di scuola media e secondaria sulla matematica che non è "femminile", poi ci sono gli imprenditori che non assumono ingegneri donne per pregiudizio o perché le donne restano incinte, devono badare ai figli... ma a quel punto anche le ragazze lo sanno e fanno altri tipi di studio, e la profezia si autoavvera.

Insomma, siamo sicuri che l'autoselezione sia proprio "auto", cioè fatta con perfetta libertà di scelta e informazione?