Titolo

Law and economics, in salsa nostrana.

12 commenti (espandi tutti)

distribuzione

chemist 25/5/2012 - 15:07

Come già osservato dall’autore, uomini e donne possono scegliere in modo differenziato tra lavori full-time o part-time e assimilabili. Inoltre uomini e donne si distribuiscono in modo diverso nelle diverse professioni e questo può generare differenze nelle retribuzioni orarie.
Credo che una discriminazione esista nell’accesso a posizioni di responsabilità, e quindi più remunerative, soprattutto in ambienti molto competitivi, ma si potrebbe anche leggerla come “selezione naturale” degli elementi più aggressivi e ricchi di testosterone…

Dubito che esista una differenza nelle retribuzioni orarie a parità di mansione.

"Dubito che esista una differenza nelle retribuzioni orarie a parità di mansione."



Forse se parli delle retribuzioni contrattuali, ma quelle di fatto dovrebbero/potrebbero essere differenti, no? (roberto quaranta)

Dubito che esista una differenza nelle retribuzioni orarie a parità di mansione.

già, però è anche possibile che le assunzioni siano fatte per qualifiche inferiori a parità di mansione effettiva (assunta come dattilografa e magari fai i bilanci e la contabilità), o che le donne siano discriminate nelle promozioni.

 

Poi, per quello che si sente, il part-time pare che sia il bacio della morte per le donne, se lo chiedi ti candidi al licenziamento o al mobbing. Ci vorrebbero migliori dati

 

Insomma, le politiche per ridurre la componente discriminatoria del gap sono giuste, andrebbe criticato il fatto di volerlo fare con una premessa sbagliata, cioè che il differenziale esista a livello di paga oraria a parità di mansione nominale, quando probabilmente i meccanismi discrminatori sono altri.  

 

Per la verità, per quel che ho visto io, il chiedere il part time porta a quelle conseguenze indipendentemente dal sesso: che tu sia maschio o femmina, se chiedi all'azienda il part time, l'azienda recepisce il messaggio che per te il lavoro è "meno imporante" che per altri, quindi in qualche modo fa meno conto su di te. Non mi pare una questione di discriminazione verso le donne.

Par time

savepan 26/5/2012 - 17:49

Ma è vero che normalmente sono le donne che devono accollarsi la cura della casa, dei figli, dei genitori anziani, ecc. (non avendo in Italia, tra l'altro, un welfare efficiente, non più costoso).
Di conseguenza sono quelle che richiedono di più il par time.
Inoltre, la dove si applicano i contratti nazionali ( ed anche integrativi) la remunerazione è la stessa.
Più facile che ti assumano per una mansione bassa e ti fanno fare il lavoro della mansione più elevata.

Part time

Flora Miceli 26/5/2012 - 19:59

Meno male che Savepan c'è arrivato, temevo che non se ne fosse accorto nessuno. Le donne lavorano meno ore (e guadagnano proporzionalmente meno) proprio perché hanno la responsabilità pressoché completa della cura della famiglia. Quindi il problema è a monte: non si tratta di stabilire per legge la parità di stipendi o numero ore lavorative, ma di dare alle donne con famiglia la possibilità di lavorare quanto un uomo, o di condividere il carico di cura dei figli equamente con il compagno. Welfare, asili, trovate voi la misura che più vi aggrada (io sono favorevole persino a qualcosa di simile al congedo parentale obbligatorio per entrambi i genitori come in Svezia); di questo si dovrebbe parlare, non di inutili quote rosa o recinti vari.

per la stessa ragione a mia esperienza le donne sono meno disponibili al lavoro straordinario (che giustifica in parte la maggiore differenza in termini di retribuzione annua che oraria). La donna è anche meno disponibile a trasferte. Le donne che si comportano come gli uomini sono in genere molto più aggressive e ripagate in termine di carriera.

esatto, e ciò vale pure per gli uomini: no disponibilità a straordinari/trasferte ecc., no progressioni di carriera/aumenti. Conciliare lavoro e vita extra-lavorativa è difficile, anche per i maschietti.

Infatti, era quel che volevo dire: in questo caso non si tratta di discriminazione tra uomini e donne, ma di conseguenze di scelte (forzate o meno, questo è un altro discorso) dei lavoratori. E questo, sono d'accordo con Flora, non si risolve per decreto. Forse non si risolve proprio: secondo me sta alla coppia distribuirsi il carico familiare, in primis. Che poi sia possibile, in questa congiuntura, pensare a un welfare che si faccia carico di equiparare, per l'azienda, persone (donne o uomini, tant'è) con figli a persone senza figli ... mah, mi pare difficile.

Renzo e Paolo

savepan 27/5/2012 - 16:07

La differenza che per il maschio fare meno straordinario, ecc. può essere una scelta.
Per la donna, spesso, è una necessità.

vero, ma come diceva Flora poco sopra, il punto è la divisione delle responsabilità familiari tra i genitori. Anche qui si ritorna al problema di scelte (di coppia oltre che individuali): lavoro domestico e lavoro retribuito sono due facce della stessa medaglia poiché entrambi sono necessari per vivere.
Piuttosto andrebbe discusso il problema, più opaco nelle statistiche, dei licenziamenti per maternità o delle lettere di dimissioni in bianco fatte firmare alle donne prima di essere assunte.

part time

giulio zanella 27/5/2012 - 21:45

Poi, per quello che si sente, il part-time pare che sia il bacio della morte per le donne, se lo chiedi ti candidi al licenziamento o al mobbing. Ci vorrebbero migliori dati

I dati che ho riportato si riferiscono ai soli lavoratori a tempo pieno.

Per il part time, l'evidenza disponibile dice che c'e' un premio a favore del tempo pieno (sia in US sia in Europa).